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Calcio contro anticalcio. Con l’Argentina ha vinto anche un’idea: giocare e vincere fino all’ultimo senza tatticismi

Sotto fino all'85', l'Albiceleste ribalta la semifinale con Enzo Fernandez e Lautaro Martinez. Decisivi i due assist di Messi, mentre le scelte difensive di Tuchel condannano gli inglesi. Finale contro la Spagna.
Calcio contro anticalcio. Con l’Argentina ha vinto anche un’idea: giocare e vincere fino all’ultimo senza tatticismi
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Ha vinto il calcio contro l’anticalcio. Ha vinto l’Argentina contro l’Inghilterra. Ha vinto Messi contro il resto del mondo. Ha vinto Scaloni contro Tuchel. Ha vinto la voglia di vincere giocando contro il tatticismo. Ha vinto il coraggio contro la paura.

Il crescendo dell’Argentina

È stato un crescendo fantastico quello dell’Argentina. Una volta subìto, in apertura di ripresa, il gol dello svantaggio, assolutamente inatteso, perché segnato non solo alla prima occasione avuta dagli inglesi, ma addirittura con il loro primo tiro in porta, Leo Messi e i suoi compagni hanno sciolto le briglie e, come al solito nel finale, hanno raccolto il frutto di tutti i loro sforzi. Il pareggio di Enzo Fernandez è arrivato all’85’ e la testata decisiva di Lautaro Martinez al 92’. Contro l’Egitto uguale: pareggio all’83’ e gol della vittoria sempre al 92’. Contro Costa Verde e Svizzera ci erano voluti i tempi supplementari. Una squadra infinita.

Messi e i due assist che gli fanno superare Maradona

Messi, ancora lui, e chi altri sennò? È stato l’autore dei due assist, il secondo una pennellata d’autore. Altro record, ovviamente: ora sono 12 i suoi passaggi gol ai Mondiali, quattro più di Maradona, almeno uno in ognuna delle sei edizioni cui ha partecipato.

Proprio lo spostamento di Messi sulla fascia destra, nel corso della ripresa – da ala ha completato nove dribbling, ha aperto spazi agli inserimenti centrali dei compagni e da lì ha fornito i passaggi gol – è stata una delle mosse vincenti di Scaloni. Che forse non ha azzeccato soltanto la scelta iniziale di far partire titolare Giuliano Simeone al posto di De Paul.

Le sostituzioni

Sì, indubbiamente la squadra aveva bisogno di un po’ più di corsa contro un’avversaria come l’Inghilterra, ma l’energia che il figlio del Cholo aveva evidentemente mostrato in allenamento poi in partita si è vista esclusivamente negli atteggiamenti fin troppo aggressivi e fallosi.

Gli ingressi dei sostituti, invece, come negli incontri precedenti, hanno tutti, mano a mano, aggiunto qualcosa all’efficacia della manovra: Nico Gonzalez, ancora una volta, è stato brillante e dominante sulle palle aeree; Otamendi ha evitato il pericolo che Lisandro Martinez, non in grande serata, incorresse in un secondo giallo; De Paul ha aggiunto un po’ di fosforo al palleggio; Montiel ha spinto molto di più e difeso molto meglio di Molina; Lautaro ha contribuito a riempire meglio l’area di rigore e ha poi risolto la partita.

I cambi di Tuchel sono stati invece conservativi e inefficaci, come l’impostazione della partita. Ha tolto Gordon, poco dopo la sua rete del vantaggio, per inserire Konsa, difensore puro, e avanzare il terzino Spence all’ala. Poi, a meno di dieci minuti dalla fine, il capolavoro alla rovescia: fuori il centrocampista Rice, il migliore dei suoi, per un altro terzino, O’Reilly, e fuori il jolly James per inserire l’ennesimo stopper, Burn. Difesa a cinque, se non a sei, a sette, a otto, squadra paralizzata dalla paura, incapace di uscire dai suoi 25-30 metri e tracollo finale. Dopo tre minuti è arrivato il pareggio argentino e nel recupero il sorpasso.

I 19 falli del primo tempo

Il primo tempo era stato brutto e cattivo. Pronti, via e subito un atteggiamento sbagliato dei giocatori. Molto nervosismo, piccole provocazioni, interventi duri. Per responsabilità soprattutto degli argentini, va detto. Evidentemente le raccomandazioni della vigilia di Scaloni – “È una partita di calcio, non un’occasione di riscatto sociale“, aveva più o meno detto – non hanno prodotto l’effetto sperato.

Il retaggio del passato ancora una volta ha condizionato i comportamenti dell’Albiceleste, almeno all’inizio. All’intervallo si contavano già 19 falli, 12 argentini, 7 inglesi, un numero da calcio del passato. Nessun tiro in porta, né da una parte né dall’altra, nessuna occasione creata, soltanto tre tentativi di conclusione sparacchiati fuori e, dato indicativo della pochezza collettiva, appena quattro tocchi per ciascuno nell’area di rigore avversaria.

Con la ripresa un’altra Argentina

In apertura di ripresa si è vista subito un’altra Argentina e sono arrivate la prima occasione sui piedi di Julian Alvarez e la prima parata di Pickford, poi molto impegnato e sempre bravo fino all’incertezza sul tiro da fuori dell’1-1. Ma al primo contropiede decente dell’Inghilterra – lancio profondo di Rice, attacco della seconda palla, cross dalla destra di Rogers, impiegato a sorpresa al posto di Saka o Madueke, e girata in rete di Gordon, appena comprato dal Barcellona per 80 milioni – la squadra di Scaloni si è trovata in svantaggio. E lì si è come liberata. Complici le scelte sciagurate di Tuchel. Pensate che da quel momento (55’) e fino al gol del 2-1 (92’) l’Argentina ha avuto l’88% di possesso palla contro il 12% dell’Inghilterra.

Inghilterra 60 anni dopo senza neppure la finale

Anche questa volta dunque il pallone non torna a casa. Perché poi, se lo si lascia sempre agli avversari – come aveva peraltro insegnato Francia-Spagna – diventa difficile vincere le partite di alto livello. Sessant’anni dopo l’unico titolo mondiale, l’Inghilterra resta senza un nuovo trofeo e resta pure senza almeno una finale di World Cup. Ancora una volta il tentativo di affidarsi, per evitare il sovraccarico del peso psicologico di questa situazione, a un allenatore straniero collaudato è servito a niente. Come era già successo con Eriksson prima e Capello poi, non ha funzionato né la contaminazione con una mentalità diversa né il rapporto fra ct e giocatori, a volte piuttosto teso persino qui al Mondiale.

Stavolta Tuchel ha puntato tutto su un calcio speculativo che ormai, nelle grandi sfide, non paga più. Non solo le sostituzioni dopo il vantaggio: lo stesso atteggiamento iniziale era di chi aspettava soltanto l’errore degli avversari, lasciando loro il controllo del gioco, con Bellingham più terzo centrocampista che trequartista vicino a Kane e, perciò, depotenziato. Alla fine il totale delle conclusioni è stato di 19 a 5 e dei tiri in porta di 7 a 2 per l’Argentina.

Sarà dunque una finale tutta in lingua spagnola. L’Argentina, campione uscente, non parte favorita, ma come la Spagna arriva all’appuntamento conclusivo in netto crescendo di condizione e di fiducia. In più ha Messi. Riuscirà stavolta l’astro nascente Lamine Yamal, ricordiamo che ha solo 19 anni appena compiuti, a essere alla sua altezza?

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