“La grazia a Nicole Minetti è uno scandalo veramente incomprensibile. Non esito a definire che sia una macchia nel comportamento del Quirinale”. Sono le parole pronunciate ai microfoni di Battitori liberi, su Radio Cusano, dall’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, che commenta con toni indignati la grazia concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’ex consigliera regionale lombarda coinvolta nello scandalo Ruby.
Alemanno, che ha scontato alcuni mesi di carcere a Rebibbia nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale, sottolinea: “L’idea che una persona, adottando un bambino, possa ottenere la grazia ed evitare non il carcere, perché la Minetti aveva meno di 4 anni e sarebbe andata in affidamento e in prova, è una follia senza senso“.
E aggiunge: “Non ci può non essere stato uno scambio politico o clientelare di qualche tipo. Non ho informazioni da questo punto di vista, ma quello che è avvenuto non si spiega, perché le grazie vengono fatte attraverso un filtro molto intenso. E quindi sostanzialmente tra il ministero della Giustizia e Quirinale qualcosa è successo. Più di questo non posso sapere, ma certamente è una cosa che non si comprende ed è senza senso”.
Nel corso dell’intervista, Alemanno, che ha aderito recentemente al partito di Roberto Vannacci, contrappone la situazione drammatica dei detenuti più fragili alla grazia concessa a Nicole Minetti.
“Nel mio caso personale – rivela – miei amici più o meno ben collocati politicamente hanno avuto l’iniziativa di chiedere per me la grazia al presidente della Repubblica, ma io non l’ho voluta chiedere. Sia perché sono innocente e chiedere la grazia mi sembrava un’ammissione di colpevolezza, sia perché non volevo fare la figura del politico che ha i soliti benefici”.
Dopo lo scandalo Minetti, racconta, è stata concessa una grazia parziale a un detenuto di 88 anni: due anni e mezzo di sconto. Eppure l’anziano è rimasto in carcere altri tre mesi per ritardi burocratici. “Il magistrato di sorveglianza- spiega – non aveva ricevuto la notifica della grazia da parte del presidente della Repubblica. Successivamente ci sono state altre procedure burocratiche, eccetera. Questo per dire che gli ottantenni che non dovrebbero stare in carcere non riescono a uscire neanche con la grazia parziale data dal presidente della Repubblica. Sono uscito prima io che lui”.
E aggiunge: “Quando si entra nel reparto in cui ero detenuto, sembra di stare in un nosocomio: trovi la gente in carrozzina, persone con le stampelle, altre ancora con il catetere attaccato alla cintura. C’è una marea di vecchi. Che senso ha in un carcere sovraffollato tenere gente al di sopra degli 80 o dei 70 anni, come è previsto dalla Corte di Cassazione?”.
L’ex primo cittadino denuncia ritardi, inefficienze e disumanità del sistema: cita i 200 ventilatori donati un anno fa a Rebibbia rimasti per dodici mesi nei magazzini e promette di chiedere un incontro al ministro della Giustizia Carlo Nordio. “Ho chiesto e insisterò per avere un incontro con lui, perché secondo me Nordio non si rende conto della situazione in cui stanno le carceri italiani. Non si tratta di carcere duro, ma di carcere folle. È il regno della follia”.
Rispondendo alle ironie seguite alla sua frase all’uscita dal carcere (“i detenuti sono quasi tutti di destra”), Alemanno replica: “È una constatazione: buona parte dei detenuti tifa o per la Meloni o per Vannacci. Non è che se uno ha commesso un reato deve perdere il diritto di pensare. Come me lo spiego? Molti di questi carcerati vengono dalle borgate romane dove c’è un codice comportamentale basato sui valori tradizionali”.
E spiega: “Per capirci, se arriva in un carcere uno che ha violentato una donna o che ha picchiato un minore, viene solitamente messo in isolamento, altrimenti viene linciato dagli altri detenuti, quindi prevale una rozza etica tradizionale che è presente dentro le borgate romane, ma è un fatto che non implica nessuna logica valoriale. Quando sono entrato in carcere – chiosa – ho trovato tutte le borgate che mi hanno fatto diventare sindaco, da San Basilio a Tor Bella Monaca. Si tratta di realtà dove c’è più facilità a sbagliare perché ci sono i problemi sociali pesanti”.