Il mondo FQ

Se per Avs la priorità è battere la destra, allora un’alleanza con Renzi è anche troppo piccola

L’antifascismo oggi è prima di tutto ripudio della guerra e disarmo: se il campo largo non ci sta, è necessario che ci sia un campo indipendente
Se per Avs la priorità è battere la destra, allora un’alleanza con Renzi è anche troppo piccola
Icona dei commenti Commenti

Se hanno ragione i principali esponenti di Avs, che ora affermano che la priorità sia battere la destra, allora l’alleanza che propongono con Renzi è anche troppo piccola. Infatti se la destra di governo dovesse ragionare come loro, si alleerebbe sicuramente con Vannacci, così come in fondo spera il centrosinistra. E allora anche Calenda e simili dovrebbero stare con il campo largo e naturalmente Rifondazione, la cui maggioranza è già disponibile, e chiunque altro.

Due schieramenti che si contendono il governo senza alcuna vera discriminante al proprio interno, se non quella di battere l’avversario. Il tutto nel quadro di una legge truffa che regalerebbe fino al 17% di deputati in più alla prima coalizione che raggiungesse il 42%.

Due campi opposti dove ci sarebbe tutto e il suo contrario in ogni schieramento. Due campi con Meloni da un lato, Schlein o Conte (o Salis) dall’altro, ad occupare tutta la scena, ognuno spiegando che le differenze nel proprio schieramento sono fisiologiche e comunque che decide il capo. Due campi che si contenderebbero la vittoria in un mare di astensionismo senza precedenti.

È questo che vogliono i “realisti” della sinistra del campo largo, mentre gli altri, gli euroatlantici puri e duri, hanno già fissato i loro punti insormontabili, dal riarmo europeo alle armi all’Ucraina, al sostegno alla Nato e anche a Israele?

Se il rischio in Italia è quello di una dittatura fascista, in continuità con quella di Mussolini, Avs, il Pd e quelli come loro nel M5S hanno ragione e anzi possono essere accusati di non dire la verità con sufficiente chiarezza. Ma se invece le spinte autoritarie fasciste e razziste del governo e in una parte della società hanno una origine nelle politiche economiche liberiste e in quelle di guerra, allora i fautori del campo larghissimo hanno torto marcio.

Il piano Ue di 800 miliardi di armi serve a preparare la guerra totale alla Russia, entro il 2030, ha dichiarato ufficialmente il governo della Germania.

I paesi europei sono sottoposti alle ristrettezze delle politiche di austerità, dalle quali si può uscire solo con le spese militari. Le sanzioni alla Russia e la guerra commerciale alla Cina hanno sottomesso ancora di più l’economia europea a quella Usa, alla faccia delle dichiarazioni di circostanza contro Trump. Tutto questo produce una crisi economica che alimenta rabbia e domanda di ordine.

Poi ci sono i migranti, a cui tutta la Ue risponde con una gara a chi è più efficace nei respingimenti e nelle deportazioni: ne ho rimpatriati più io, no io!

Infine c’è Israele, che continua il genocidio senza subire una sanzione, neppure quelle che non costano nulla.

Ecco: se tutto questo non è decisivo, allora ci si può alleare con chi tutto questo lo sostiene, spesso a spada tratta. Si può fare il campo larghissimo anche se le posizioni di coloro con cui ci si allea sono le stesse che prevalgono nel campo avverso.

Se invece la guerra, il riarmo, l’economia di guerra, il sostegno a Israele sono le prime discriminanti oggi, allora l’alleanza tra chi ha votato no alle armi e chi ne vuole di più è un danno alla stessa lotta per la democrazia.

La spinta reazionaria nelle società occidentali viene dalle ingiustizie sociali, dalle politiche di guerra, dai muri contro i migranti, dal modello israeliano sempre più importato. Se non si parte da qui, si opera per rafforzare la destra.

Negli Usa la sinistra vince le primarie contro l’establishment democratico, perché ha imparato la lezione: non si combatte Trump sul suo terreno, ma su quello del rifiuto del riarmo, della guerra e del razzismo di Stato, a favore dei diritti sociali per tutte e tutti. Negli Usa c’è una sinistra che si dichiara esplicitamente socialista, in Italia invece la sinistra ufficiale spera di vincere contro la destra contendendole il consenso dell’establishment guerrafondaio.

Se si tiene davvero alla democrazia, oggi più che mai bisogna rifiutare le unioni costruite solo per vincere, anziché per rappresentare. Per la ripresa della democrazia sarebbe necessario che le coalizioni si scomponessero, che nessuna aggregazione raggiungesse la soglia che fa scattare il super premio di maggioranza, cosicché il Parlamento fosse eletto in modo proporzionale, seppure con la falsificazione dello sbarramento al 3%.

Se non scattasse la legge truffa per nessuno, finalmente andrebbe in crisi quel sistema maggioritario che ha progressivamente svuotato la Costituzione antifascista. E finalmente il no alla guerra diventerebbe una grande discriminante politica e non solo una ipocrisia elettoralistica.

L’antifascismo oggi è prima di tutto ripudio della guerra e disarmo e se il campo largo non ci sta, è necessario che ci sia un campo indipendente che faccia propria questa discriminante. Serve alla pace e alla democrazia.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione