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L’Ue accelera sull’adesione di Ucraina e Balcani: “Oggi è il Super Tuesday dell’allargamento”. Kiev: “Dentro entro il 2027”

Il dossier ucraino è quello che drena maggiori energie alle istituzioni Ue e agli Stati membri, con l'apertura di un nuovo cluster negoziale, ma le difficoltà rimangono. Avanti anche Moldavia, Albania e Montenegro
L’Ue accelera sull’adesione di Ucraina e Balcani: “Oggi è il Super Tuesday dell’allargamento”. Kiev: “Dentro entro il 2027”
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L’Unione europea considera la giornata del 14 luglio un punto di svolta per la sua composizione futura. La commissaria Marta Kos lo ha già definito il “Super Tuesday dell’allargamento“. L’Ue dilaniata e immobilizzata dalla mancanza di unità quando si tratta di prendere decisioni fondamentali per il proprio sviluppo e, in certi casi, la propria sopravvivenza, non indietreggia ma rilancia con ben quattro conferenze di adesione in un solo giorno che sanciscono nuovi passi in avanti nel processo di altrettanti Paesi. Con una menzione speciale per Kiev: “L’architettura della sicurezza futura del nostro continente è impensabile senza di loro”.

Ucraina, Moldavia, Albania e Montenegro: ecco il ‘Super Tuesday’ Ue

Accogliere con urgenza Ucraina e Moldavia per toglierle dai radar di Mosca, senza dimenticare il processo aperto, che originariamente doveva portare alle prime adesioni già dal 2025, con i Balcani occidentali. È seguendo questo doppio binario che l’Europa punta ad allargarsi ulteriormente. L’attenzione massima, inevitabilmente, è al confine con la Russia. L’adesione di Ucraina e Moldavia è percepita come una priorità da tante cancellerie Ue, come testimonia anche l’annuncio di lunedì sulla nascita di una Coalizione antibalistica a scopi difensivi tra Kiev, Londra e nove Stati membri Ue, tra cui l’Italia, per costruire uno scudo difensivo contro possibili attacchi esterni. “Entrambi i Paesi – ha detto non a caso Kos riferendosi proprio a Moldavia e Ucraina – contribuiranno all’architettura della sicurezza europea”. Per l’Albania, invece, la commissaria ha parlato di un “momento spartiacque“, con l’avvio della fase di chiusura dei primi capitoli negoziali. Il Montenegro, definito il “frontrunner” del processo di allargamento, chiuderà invece altri due capitoli, raggiungendo quota 18 su 33, “più della metà” del totale. Una volta che tutti i capitoli saranno chiusi, la Commissione Ue elaborerà un parere e, se sarà positivo, verrà scritto il testo del trattato d’adesione che dovrà ricevere l’ok di Commissione, Parlamento e Consiglio Ue, prima della ratifica di tutti gli Stati membri e del Paese aderente. “È certamente una giornata da celebrare – ha aggiunto Kos -, ma anche un giorno per guardare al futuro e lavorare ancora più sodo. Abbiamo il sostegno degli Stati membri, ma solo se i Paesi candidati continueranno a mantenere gli impegni e a produrre risultati”.

Aperto un nuovo ‘cluster’ per Kiev, ma le incognite rimangono

Come detto, il dossier ucraino è quello che drena maggiori energie alle istituzioni Ue e agli Stati membri. Gettare le basi per l’entrata dell’Ucraina (e della Moldavia) nell’Unione è considerato un passo fondamentale per togliere ogni ambizione di conquista russa sul Paese una volta che si sarà raggiunto un accordo tra le parti in guerra. Così, dopo il primo step formalizzato nel corso del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, l’Ue ha deciso di aprire un nuovo capitolo negoziale con Kiev, quello dedicato alle relazioni esterne. “Con l’apertura del cluster 6, il Consiglio ha dimostrato l’impegno dell’Ue nei confronti dell’allargamento”, ha dichiarato il ministro irlandese per gli Affari europei, Thomas Byrne, a nome della presidenza di turno dell’Ue. L’esponente del governo di Dublino ha sottolineato che Kiev “ha compiuto progressi significativi e un reale sforzo per allineare la propria legislazione a quella dell’Ue”, pur sottolineando che Kiev non godrà di alcuna corsia preferenziale rispetto agli altri candidati, ma il suo processo rimarrà “in linea con la metodologia esistente dell’allargamento”.

Se mai ce ne fosse stato bisogno, la commissaria Kos sottolinea che il motivo principale che ha spinto l’Ue a dedicarsi con tanto impegno al processo di adesione ucraino è quello della sicurezza: “Le ragioni a favore dell’adesione dell’Ucraina all’Unione europea sono molto solide – ha detto – L’architettura della sicurezza futura del nostro continente è impensabile senza l’Ucraina“. La guerra di aggressione russa, aggiunge, ha trasformato il Paese “in una potenza militare con capacità che poche altre nazioni possono eguagliare”, in particolare grazie al rapido sviluppo delle tecnologie legate alla produzione di droni. L’Europa, e la Nato, lo sanno bene, dato che nel corso di un’esercitazione sull’isola di Gotland, nel Baltico, le truppe ucraine sono riuscite a sconfiggere virtualmente quelle svedesi dell’Alleanza proprio sfruttando le capacità acquisite nello sviluppo dei velivoli senza pilota. Anche per questo Kos sostiene che Kiev “ha un peso geopolitico maggiore che in qualsiasi altro momento della sua storia”. Così, uno degli obiettivi dell’attuale Commissione europea è costruire “un’Europa indipendente, saldamente padrona del proprio destino in un mondo di grandi potenze. Un’Europa indipendente ha bisogno di un’Ucraina forte, prospera e stabile come parte della nostra Unione. Un vantaggio per entrambe le parti, ci renderà tutti più sicuri, rafforzerà la base industriale europea e ridurrà le dipendenze strategiche”. Questa importanza è confermata dalla decisione della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, di recarsi nuovamente nella capitale ucraina, mercoledì, per un bilaterale con Zelensky.

Gli ostacoli, però, non mancano, anche se in Ue ci si guarda bene dal citarli. Innanzitutto, appare quasi impossibile pensare all’adesione prima della firma su un trattato di pace. Sia perché, fino a quel punto, è impossibile stabilire quali siano i confini e la popolazione reale del Paese, che formalmente comprende anche la Crimea e il Donbass occupato, sia perché un’adesione in tempo di guerra esporrebbe direttamente l’Ue a un conflitto con Mosca. Senza dimenticare che, con il cambio di governo in Ungheria, il principale oppositore al sostegno europeo all’Ucraina, Viktor Orbán, è uscito di scena, ma questo non significa che i 27 parlino tutti con la stessa voce, anche riguardo ai rapporti con Kiev.

Un messaggio a Belgrado

L’altro Paese da sempre considerato tra i primi nei Balcani a poter aspirare all’entrata nell’Ue è la Serbia. Il suo percorso, però, è stato rallentato prima dalle nuove tensioni col Kosovo e, dopo lo scoppio del conflitto ucraino, dal legame in realtà mai rinnegato con la Russia. Così, la commissaria Kos ha voluto inviare un messaggio al presidente Aleksandar Vučić: “Perché un Paese possa andare avanti nel processo di adesione, deve innanzitutto mantenere gli impegni presi – ha detto – In secondo luogo, la Commissione deve poter spiegare agli Stati membri le ragioni delle proprie raccomandazioni, ad esempio sull’apertura del Cluster 3. Infine, anche gli Stati membri devono riconoscere i benefici del fatto che un Paese possa proseguire nel percorso europeo”. Riferendosi a Belgrado, la commissaria ha ricordato che “dopo gli arretramenti evidenziati nel rapporto sull’allargamento dello scorso anno la Serbia ha compiuto alcuni passi in avanti“. Tuttavia, ha aggiunto, “resta ancora molto da fare, soprattutto nell’ambito dello Stato di diritto. Se manterrà questi impegni e produrrà risultati, seguiremo lo stesso approccio illustrato in precedenza”.

X: @GianniRosini

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