Il recupero del relitto: un'operazione da record - 2/2
Buona parte del documentario è dedicata anche alle complesse operazioni successive al naufragio. Nel 2013 fu condotta l’operazione di parbuckling, la manovra con cui la nave — rimasta adagiata su un fianco per mesi a poca distanza dalla costa del Giglio — venne progressivamente raddrizzata grazie a un sistema di cavi e contrappesi ancorati al fondale. Si trattò del più grande relitto mai recuperato con questa tecnica, un intervento di ingegneria navale seguito con grande attenzione dai media internazionali. Nel 2014 la Costa Concordia fu infine rimossa dalle acque del Giglio e trainata a Genova, dove venne smantellata pezzo per pezzo nei mesi successivi.
Le curiosità sul documentario
Il titolo italiano è “Costa Concordia: Incubo in mare”, mentre quello originale britannico è “Shipwrecked: Nightmare at Sea”.
La regia è firmata da James Rogan (secondo alcune fonti citata anche la regista Chiara Messineo, a conferma di un progetto con più figure coinvolte nella produzione). Il film utilizza per la prima volta alcuni filmati inediti, video amatoriali girati dai passeggeri e le traduzioni della scatola nera, materiali che offrono una prospettiva più ravvicinata rispetto alla copertura giornalistica dell’epoca.
Si inserisce in un filone di documentari Netflix dedicati a grandi disastri reali, che negli ultimi anni ha riportato l’attenzione internazionale su eventi drammatici puntando sulla testimonianza diretta più che sulla ricostruzione giudiziaria. Il naufragio della Costa Concordia resta considerato tra i disastri marittimi più gravi della storia della navigazione civile italiana e uno degli incidenti più studiati dalla cronaca giudiziaria del Paese.