C’è un momento, dopo un lutto, che fa paura quasi quanto la perdita stessa: quello del ritorno. È un passaggio difficile per chiunque. Ma per chi vive sotto i riflettori c’è una variabile in più: quel ritorno non avviene nel silenzio protetto di una quotidianità qualsiasi, ma davanti a milioni di persone. Un concerto, una partita, una diretta televisiva. E spesso con telecamere pronte a intercettare proprio l’istante in cui la tenuta emotiva si rompe. Non è solo curiosità. Non è solo il fascino per la vulnerabilità umana messa a nudo da una videocamera. O almeno non sempre. C’è qualcosa di profondamente umano nell’assistere al momento in cui una figura pubblica smette, anche solo per qualche secondo, di essere un personaggio e torna a essere una persona. Forse è per questo che certe immagini restano più impresse di una vittoria, di un record o di un successo: perché raccontano un dolore che tutti riconoscono, ma che pochi sono costretti a vivere in mondovisione.
L’ultimo episodio è quello di Cody Gakpo agli ottavi di finale tra Olanda e Marocco. L’attaccante olandese ha segnato il gol del momentaneo vantaggio e, subito dopo, è scoppiato a piangere. Dietro quella reazione c’era una ferita recente: nei giorni precedenti, in ritiro con la nazionale, aveva ricevuto la notizia della perdita del bambino che aspettava con la compagna. Per novanta minuti ha tenuto tutto dentro, dentro la partita e dentro il ruolo. Poi il gol ha rotto quell’equilibrio fragile, e quell’esultanza si è trasformata in un cedimento emotivo impossibile da trattenere.