"Abbiamo lavorato come assassini": la difesa della filiera - 2/4
L’attrice ha ripercorso con amarezza l’evoluzione temporale della televisione generalista, sottolineando come lo slittamento progressivo dell’orario di inizio abbia superato i livelli di guardia. “Una volta la prima serata era alle 20:30, poi si è passati alle 21:15, ora arriviamo alle 22. Non è giusto, perché io capisco tutte le logiche ma noi abbiamo lavorato tutti come assassini. La devono finire. Dietro c’è il lavoro non solo degli attori, ma di centinaia di lavoratori dello spettacolo che meritano rispetto, al di là delle logiche degli ascolti. Vedere i nostri prodotti così maltrattati mi fa avvelenare. Basterebbe andassero in onda tre quarti d’ora prima per garantirgli il successo che meriterebbero”, le sue parole riportate da Il Messaggero.
Dietro la protesta della Ricci non si nasconde una semplice rivendicazione di visibilità personale, ma la tutela dell’enorme sforzo produttivo che coinvolge centinaia di professionisti dietro le quinte. “La devono far finita. Questa è una mancanza di rispetto immensa verso i lavoratori dello spettacolo. Non siamo solo noi attori, ma ci sono i registi, i truccatori, i parrucchieri, le troupe, persone che hanno fatto ore di straordinari lavorando a quarantadue gradi o a meno quattordici, come è successo a tutti noi. Perché le produzioni devono essere così penalizzate dalle logiche degli ascolti?”.