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In Islanda un baleniere mostra i genitali del mammifero dopo la cattura: che assurdità

Chissà cosa direbbe lo scrittore islandese Bergsveinn Birgisson del comportamento dei suoi connazionali, che sulla baleniera hanno cantato l'inno nazionale, mentre uno di loro faceva finta di masturbarsi con il pene della balena appena uccisa, fra risa e schiamazzi, allegria e goliardico cameratismo?
In Islanda un baleniere mostra i genitali del mammifero dopo la cattura: che assurdità
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di Nadia D’Agaro

Chissà cosa direbbe lo scrittore islandese Bergsveinn Birgisson del comportamento dei suoi connazionali, che sulla baleniera hanno cantato l’inno nazionale, mentre uno di loro faceva finta di masturbarsi con il pene della balena appena uccisa, fra risa e schiamazzi, allegria e goliardico cameratismo?

Birgisson è autore del romanzo La fonte della vita, edito in Italia da Iperborea. “Ma non lo capisce, la gente, che la natura tutta è una metafora per ciò che si agita nel cuore umano?”.

Il video che sta girando in rete ha richiesto l’intervento del ministro islandese per l’industria e il commercio: Hanna Katrín Friðriksdóttir.

“La ministra islandese dell’Industria e del Commercio Hanna Katrín Friðriksdóttir ha giustamente condannato il comportamento vergognoso dei balenieri islandesi che ridevano mentre uno di loro palpeggiava in modo rude e volgare il pene di una balenottera comune morta, con l’inno nazionale islandese che risuonava dagli altoparlanti. Ha dichiarato: ‘L’uso dell’inno nazionale in queste circostanze è, ovviamente, inappropriato. Penso di poterlo affermare. Ma nel complesso, sembra che si sia trattato di pura assurdità’.” Così Paul Watson su Facebook racconta quanto è accaduto, e come il ministro abbia anche, in ogni caso, sentito il bisogno di condannare anche la sua associazione, che notoriamente combatte in modo attivo ma incruento (ha sempre provocato solo danni materiali, e per questo è stato a lungo in carcere in Groenlandia recentemente, per mandato internazionale del Giappone) la caccia alle balene.

Amo la letteratura nordica, e sono una lettrice frequente degli autori pubblicati da Iperborea. Adesso ad esempio sto leggendo Doppler. Vita con l’alce del norvegese Erlend Loe, dove un uomo scappa dalla civiltà per rifugiarsi nel cuore di quella che il suo collega Birgisson chiamerebbe “la fonte della vita”, la natura. Per nutrirsi, uccide un’alce. E adotta il cucciolo orfano. Questo autore mi ha ricordato un altro autore nordico, Jørn Riel e le sue raccolte di racconti, di cui l’ultima, Safari artico, è stata da poco ristampata.

Gli skrøner sono racconti pervasi da un umorismo leggero, autoironia che diventa storia e insegnamento di vita: sono cacciatori che vivono nelle terre estreme della Groenlandia, in solitudine, al buio, in una Terra che non permette di sbagliare. Dov’è invece l’umorismo in questi uomini che ridono e si spalleggiano l’uno con l’altro? Hanno perso qualsiasi contatto con la natura, e a loro, la morte, li fa ridere.

“Ma quanto è migliore, la balena, rispetto a questi uomini”, mi dico. Un desiderio di scappare mi prende: da qualsiasi parte, ma via da questa umanità “assurda”.

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