Querele temerarie, il governo (in ritardo) accelera sul recepimento della direttiva: si rischia una lettera di infrazione Ue
Dopo aver bucato la scadenza del 7 maggio, il governo cerca di accelerare sul recepimento della direttiva Ue per proteggere cittadini e giornalisti dalle cosiddette querele temerarie, ovvero le azioni legali strategiche che mirano a colpire la partecipazione pubblica. Il rischio è che, se la legge Ue non viene inserita nel nostro ordinamento, si arrivi a un primo richiamo formale con una lettera di infrazione della Commissione europea. Il Consiglio dei ministri ha discusso nelle scorse ore lo schema di decreto legislativo, che poi dovrà fare un altro passaggio in Parlamento. Il problema è quanto l’esecutivo deciderà di allargare le maglie: la legge Ue copre solo i casi transfrontalieri – ovvero appena l’8,5% dei casi di azioni legali vessatorie in Europa – e la raccomandazione è che i singoli Stati approfittino del recepimento per prevedere protezioni anche per le cause nazionali. Stando a quanto previsto finora, non è intenzione del governo Meloni andare oltre e allargare lo scudo.
A maggio scorso, la coalizione CASE Italia, impegnata a sensibilizzare contro le cause temerarie, aveva scritto al ministro Nordio chiedendo di aprire un tavolo: “Non si tratta di fare un favore alla società civile“, scrivevano nella lettera, “ma di non disertare uno standard europeo che l’Italia stessa, in sede Ue, ha contribuito a costruire”. Proprio il nostro Paese, come denunciato da Case, è risultato per il secondo anno di seguito quello con il numero più alto di querele temerarie in Europa.
Nel Media Pluralism Monitor 2026, pubblicato a inizio settimana, si osserva come la direttiva sia stata per il momento recepita da otto Stati. Tra i peggiori c’è Cipro che non è andato oltre la mera trasposizione del testo, mentre tra i migliori la Lettonia che invece ha allargato ai casi nazionali. Anche il Consiglio d’Europa, in una raccomandazione del 2024, aveva chiesto agli Stati di muoversi per inserire maggiori tutele per chi subisce le intimidazioni.