Novità clamorosa nel caso Claps: “Da due anni la Procura di Potenza ha riaperto le indagini sul ritrovamento del corpo di Elisa, e sulle complicità di cui evidentemente ha goduto Danilo Restivo”: ad annunciarlo è stato il fratello Gildo Claps, ieri, nel corso della puntata che chiude questa stagione di “Chi l’ha visto”, l’ultima condotta dalla giornalista Federica Sciarelli.
Le indagini sul ritrovamento del corpo
“Sono indagini coraggiose e che ci hanno sorpreso. Ci sono punti mai chiariti in questa storia: come è possibile che il corpo di Elisa sia rimasto in quella chiesa senza che nessuno sapesse nulla?”: ha dichiarato ieri in diretta Gildo Claps. Sua sorella Elisa, lo ricordiamo, aveva 16 anni quando scomparve a Potenza il 12 settembre 1993. Quel giorno, una domenica mattina, era andata con una sua amica nella Chiesa della Santissima trinità dove avrebbe dovuto incontrare Danilo Restivo dopo la messa. Le aveva chiesto di poterle dare un regalo e lei, intenerita da quel ragazzo che era temuto e allontanato da molti per i suoi strani atteggiamenti, aveva accettato di vederlo. Per 17 anni di Elisa nessuna traccia fino a quel 17 marzo del 2010 in cui il suo corpo fu ritrovato nel sottotetto di quella stessa Chiesa da cui non è mai uscita. A rinvenire il corpo furono degli operai che erano lì per rimediare a una perdita d’acqua. Sulle nuove indagini ha aggiunto Gildo: “Sono in corso accertamenti tecnici e gli investigatori stanno analizzando alcune dichiarazioni anche pubbliche rilasciate nei giorni successivi al ritrovamento. Tutta la città si aspetta la verità su Elisa. Alcuni reati sono stati prescritti ma la verità giudiziaria su Elisa è tutta da riscrivere. Quella storica noi la conosciamo, la comunità ha capito come sono andate le cose”.
Il caso Restivo
Quando nel 2010 fu ritrovato il corpo di Elisa nella Santissima Trinità, le autorità inglesi (che già sospettavano di lui per un altro crimine commesso nel Regno Unito) arrestarono Danilo Restivo. Lui intanto si era trasferito (per volontà della sua famiglia) a Bournemouth, in Inghilterra, dove il 12 novembre del 2002 ha assassinato la sua vicina, la sarta Heater Barnett. Il tribunale inglese ha processato Restivo prima di quello italiano. Ora, l’uomo è recluso in un carcere inglese da cui uscirà nel 2051 e al termine della pena per il delitto Barnett dovrà scontare altri 30 anni in Italia per l’omicidio di Elisa Claps. A incastrarlo fu proprio il maglione bianco indossato quel giorno da Elisa, su cui è stato ritrovato il dna di Restivo, misto al sangue della ragazza. Danilo la accoltellò quella domenica mattina dopo averla convinta a salire nel sottotetto, perché fu rifiutato da Elisa verso cui tentò un approccio fisico. “I suoi abiti erano sporchi di sangue ma non vennero sequestrati e controllati”, ha ricordato ieri la Sciarelli che segue il caso “da 22 anni, dalla mia prima puntata di Chi l’ha visto. Nel 2010 il caso fu chiuso con il ritrovamento ma non era da chiudere. Se avessero sequestrato quegli abiti la Heater Barnett sarebbe ancora viva”, ha aggiunto.
Mamma Filomena
Che Elisa non fosse mai uscita da quella chiesa lo ha sempre saputo e gridato sua madre Filomena Iemma. Ha persino rinnegato il lavoro di age progression che mostrava come sarebbe stato il volto di sua figlia da grande, perché sapeva che sua figlia non era cresciuta ma che la sua vita si era spezzata quella domenica di settembre del 1993. “Adesso ho un po’ di cose da dire”, ha annunciato ieri in collegamento con il programma su Rai tre dove ha ripercorso tutta la vicenda. “Nel ‘93, dopo lo choc iniziale per la scomparsa andai dal vescovo dell’epoca, Appignanesi, chiedendogli di far fare un appello affinché la famiglia Restivo si facesse carico del nostro dolore, si commuovesse, ma quell’appoggio non è mai arrivato. Tornai dal vescovo perché convincesse allora don Mimì (l’allora parroco della chiesa della Trinità, ndr) e gli chiedesse di convocare Restivo. Il vescovo mi disse che quella era la chiesa di don Mimì e che non poteva intervenire. Da quelle parole io capì tutto. Andai allora da don Mimì e gli chiesi di Danilo, lui mi disse che non lo conosceva ma era una bugia: Restivo aveva le chiavi della Trinità. Rinunciai”. Il giorno della scomparsa di Elisa, sua madre Filomena era già andata da don Mimì, al secolo Domenico Sabia, per chiedergli di poter lasciare in chiesa una scatola in cui le persone avrebbero potuto inserire dei bigliettini anonimi con informazioni su quanto poteva essere successo a Elisa. Ma il parroco don Mimi’ le disse che non era possibile. Mamma Filomena ha poi continuato la sua battaglia negli anni e ieri in diretta ha dichiarato il suo atto di accusa verso le autorità ecclesiastiche. “Dopo Appignanesi è arrivato a Potenza il vescovo Superbo, almeno lui mi ha dato qualcosa: ha organizzato con la curia il ritrovamento del corpo di Elisa. Lo venni a sapere dalle urla della vicina alle 14, tutta la città lo aveva già saputo alle otto del mattino. Poi arrivato il vescovo Ligorio, che il 24 agosto 2023 ha fatto riaprire la chiesa della Santissima trinità al culto. Per me quello è un museo degli orrori, non è una chiesa. A Ligorio avevo chiesto solo le scuse alla famiglia da parte della curia, per tutto quello che era successo. Quelle scuse non sono mai arrivate”.