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“Non volevo fare l’attrice. Avevo due passioni: gestire un albergo o un villaggio. Oppure immaginavo una carriere militare, mi affascinava l’idea delle donne che si arruolano”: Anna Ferzetti si racconta

L'attrice, premiata ai Nastri d'Argento per La Grazia, racconta l'emozione sul set con Paolo Sorrentino e Toni Servillo e il rapporto con il marito Pierfrancesco Favino: "Mi ha aiutato nel mio percorso"

di Redazione FqMagazine
“Non volevo fare l’attrice. Avevo due passioni: gestire un albergo o un villaggio. Oppure immaginavo una carriere militare, mi affascinava l’idea delle donne che si arruolano”: Anna Ferzetti si racconta

Il film La Grazia di Paolo Sorrentino ha stravinto l’edizione 2026 dei Nastri d’Argento con otto premi su nove candidature. Un premio anche per Anna Ferzetti che nella pellicola è Dorotea, la figlia giurista del presidente della Repubblica, interpretato da Toni Servillo. E al Corriere della Sera, Ferzetti ha raccontato di come fare l’attrice non sia sempre stato il suo sogno: “Avevo due passioni: gestire un albergo o un villaggio. Oppure mi immaginavo una carriera sportiva o militare. Ero un’atleta, facevo pentathlon. E mi affascinava l’idea delle donne che si arruolano. Sono una che decide, non sto mai con le mani in mano, una Wonder Woman. Mi piace darmi da fare per gli altri. Se andavo in vacanza con le amiche, i genitori erano tranquilli: guida Anna, ci pensa lei. Sono ancora così, materna con tutti. Delego poco. Sto imparando ora a lasciarmi andare, a mollare un po’”.

Del set de La Grazia racconta anche l’ansia provata all’inizio: “Il primo giorno, girando una scena con una tazzina in mano, ho iniziato a tremare. Mi dicevo: concentrati, abbi un po’ di ritegno… Però con Servillo di fronte e Paolo dietro al monitor non era banale. Ma è stata un’esperienza magnifica, con Toni si è cementata un’amicizia”. Non manca l’amore, quello con il marito Pierfrancesco Favino, anche lui attore: “Condividiamo lo stesso modo di vivere il mestiere. Ho la fortuna di avere accanto un uomo che mi ha aiutato nel mio percorso. Io ho vissuto con lui il suo, che è stato faticoso all’inizio. Mi è stato di grande ispirazione vedere come prende il lavoro, l’impegno che ci mette. In questo mestiere conta il carattere, oltre al talento che se c’è va alimentato. Ma serve il fuoco”.

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