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Così cambia la mappa genetica della schizofrenia: lo studio sulle reti e i 641 geni mai associati

Uno studio internazionale pubblicato su Nature Genetics supera l'approccio basato sul singolo gene e individua reti genetiche coinvolte nello sviluppo cerebrale. La scoperta apre nuove prospettive per diagnosi precoci e terapie personalizzate
Così cambia la mappa genetica della schizofrenia: lo studio sulle reti e i 641 geni mai associati
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La schizofrenia non è causata da un singolo gene difettoso, ma da una vera e propria “orchestra” genetica fuori sincrono. Un massiccio studio internazionale ha appena scoperto ben 641 nuovi geni legati al disturbo, cambiando per sempre il modo in cui comprendiamo questa complessa condizione psichiatrica. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature Genetics, è il frutto di uno sforzo globale guidato dal Lieber Institute for Brain Development (Stati Uniti), in stretta collaborazione con l’Università di Bari e oltre 60 centri psichiatrici in tutto il mondo. Fino a oggi, la ricerca scientifica aveva cercato le risposte guardando i singoli geni al microscopio, come se cercasse una chiave smarrita sotto la luce di un lampione.

Questo approccio tradizionale, “gene-centrico”, ha mostrato forti limiti: pur sapendo che la schizofrenia ha una forte componente ereditaria, i tasselli isolati non bastavano a spiegare il quadro completo. Per superare l’impasse, i ricercatori hanno cambiato paradigma, passando dallo studio dei singoli elementi all’analisi delle reti geniche (gene networks).

Invece di chiedersi quale gene sia “rotto”, gli scienziati hanno mappato il modo in cui varianti genetiche, anche distanti tra loro, comunicano e si influenzano a vicenda, lavorando in sincronia per coordinare le funzioni cerebrali. Il risultato è stato sorprendente: questo metodo ha permesso di identificare 641 geni mai associati prima d’ora alla schizofrenia.

Non si tratta di mutazioni isolate, ma di network integrati. L’analisi dei dati ha rivelato che questi geni si organizzano principalmente in reti biologiche che governano processi cruciali durante lo sviluppo del cervello, come la formazione delle sinapsi (i canali di comunicazione tra neuroni), l’orientamento degli assoni (i “cavi” che collegano le cellule cerebrali) e la mobilità cellulare. Immaginate il genoma come una fitta rete metropolitana. Se una singola stazione rallenta, l’impatto è minimo; ma se un intero gruppo di stazioni scambia i treni in modo coordinato e disfunzionale, l’intera linea va in tilt. La schizofrenia emerge proprio da questa mancata coordinazione di rete.

Questa scoperta non è solo un traguardo teorico, ma ridefinisce radicalmente le prospettive cliniche, a partire dalla possibilità di una diagnosi precoce. Poiché molte di queste reti geniche sono attive fin dalla fase dello sviluppo fetale, comprendere la loro interazione aiuterà a identificare i soggetti a rischio molto prima che si manifestino i primi sintomi clinici in adolescenza o in età adulta. Allo stesso tempo, si aprono le porte a terapie decisamente più mirate. La psichiatria ha spesso fatto affidamento su farmaci ad ampio spettro, ma mappare i network genetici significa poter progettare in futuro farmaci “regolatori”, capaci di agire non su un singolo bersaglio, ma sull’intero circuito biologico alterato.

Infine, lo studio conferma una forte sovrapposizione tra le reti genetiche della schizofrenia e quelle di altri disturbi del neurosviluppo, come l’autismo, suggerendo che diverse condizioni psichiatriche condividano in realtà le medesime radici biologiche profonde. “Questo studio dimostra che il rischio di schizofrenia non dipende solo dall’azione sequenziale di singoli geni, ma anche da come le reti di geni interagiscono tra loro”, afferma Daniel Weinberger, CEO e direttore del Lieber Institute for Brain Development.

“Comprendere questi programmi genetici coordinati ci avvicina alla psichiatria di precisione, dove i trattamenti possono essere personalizzati in base al profilo biologico specifico di ogni individuo”, aggiunge. La strada per trasformare queste scoperte di laboratorio in trattamenti concreti è ancora lunga, ma la mappa del labirinto biologico della mente è finalmente diventata molto più chiara.

Lo studio

Valentina Arcovio

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