Richardson e la matematica della guerra: l’Europa sta ripetendo gli errori del 1914?
Lewis Fry Richardson (1881–1953) è stato un fisico e meteorologo britannico i cui lavori conobbi più di 40 anni fa. Era stato un pioniere del concetto di misura frattale. Con la sua semplice intuizione sulla lunghezza costa della Gran Bretagna —dipende dalla soggettività del righello scelto per misurarla— aprì la strada a una nuova visione della geometria (Fig.1). All’epoca, non badai molto al contributo altrettanto universale che questo scienziato —una carriera complessa e controversa— offrì alla società contemporanea e, soprattutto, ai posteri.
Convertitosi alla ricerca sulla pace, con il libro Arms and Insecurity, Richardson propose una delle prime teorie quantitative sul perché le nazioni si armino le une contro le altre —e sul perché le corse agli armamenti finiscano così spesso in guerra. L’idea centrale sono come sempre i soldi. Richardson rifiuta di considerare la spesa nazionale per la difesa come il prodotto di una sola decisione politica deliberata. In realtà, la spesa militare è il prodotto di un sistema governato da reazioni reciproche, al pari di un processo fisico. Ciò si esprime mediante una coppia di equazioni differenziali lineari, che descrivono come due rivali accrescano i propri armamenti nel tempo.
Due coefficienti di difesa misurano quanto intensamente ogni Stato reagisce all’altro: “Le tue armi mi spaventano, perciò ne costruisco altre”. I coefficienti di moderazione rappresentano la resistenza economica e sociale che tende a ridurre la spesa. Due costanti colgono i risentimenti di fondo o la buona volontà —una ostilità permanente o una residua amicizia indipendente dagli armamenti attuali.
Il comportamento del sistema dipende dall’equilibrio tra sospetto reciproco e moderazione interna. Richardson dimostrò che
– se la moderazione supera la reazione, il sistema converge verso un equilibrio stabile —un livello di armamenti finito e tollerabile;
– se la paura reciproca supera la moderazione, il sistema diventa instabile: gli armamenti crescono senza limite in una corsa autoalimentata, tendendo alla guerra.
Il riarmo, una volta che la paura reciproca prevale sui freni economici e politici, non è un fattore di auto-correzione ma di auto-accelerazione. Ogni potenziamento difensivo viene interpretato dall’avversario come una minaccia, provocando un contro-potenziamento in un circolo vizioso in escalation.
La verifica empirica di Richardson mise alla prova le equazioni con i dati reali. Il caso più significativo: il riarmo franco-tedesco-russo prima della Grande Guerra (1909–1914). L’accordo fu sorprendentemente buono: la somma dei bilanci della difesa crebbe secondo lo schema esplosivo previsto dal suo caso instabile (Fig.2).
In un acuto e ricchissimo saggio sulle origini della Grande Guerra (The sleepwalkers, London: Allen Lane. In Italiano: I Sonnambuli, come l’Europa arrivò alla Grande Guerra), lo storico anglo-australiano Christopher Clark svela una quantità di sinistre somiglianze tra le dinamiche e le debolezze odierne della Unione Europea e quelle che percorrevano l’Europa alla vigilia dell’attentato di Sarajevo, l’evento apparentemente scatenante. Se i potenti dell’epoca erano sonnambuli, i governanti di oggi appiano patetici zombi.
Il messaggio di Richardson è tanto inquietante quanto costruttivo. La guerra può emergere da una dinamica impersonale in cui nessun singolo attore decide il conflitto —la guerra scaturisce dalla struttura stessa della interazione. Ridurre i risentimenti e rafforzare la moderazione può riportare un sistema instabile verso la stabilità. L’aritmetica dell’insicurezza, una volta compresa, potrebbe anche essere domata.
L’opera di Richardson contribuì a fondare la moderna scienza della pace e dei conflitti. E spiega in modo esemplare come la propaganda ufficiale europea degli ultimi cinque anni abbia cercato in tutti i modi di alimentare i risentimenti di fondo, focalizzando la gente sui fattori di difesa e reazione. Von der Leyen, Kallas, Metsola —in perfetto accordo con tutti i governi nazionali— hanno oltremodo rafforzato l’aritmetica della insicurezza.
Tuttora attuale, la visione scientifica di Richardson aiuta a capire i meccanismi che oggi potrebbero condurre alla catastrofe. Le differenze del sistema non sono poche, però. La resistenza economica si è trasformata in forzante bellica. Da fattore di moderazione a fattore reattivo. Quando l’economia è una espressione diretta del finanzcapitalismo, “Iustum est bellum quibus necessarium” (È giusta la guerra per coloro ai quali è necessaria, Tito Livio, Ab urbe condita, libro IX, paragrafo 1). Per chi la guerra è oggi necessaria? Perché?

