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Scontro con la Spagna, iniziati i controlli per chi arriva dall’Italia. Madrid avvertì Roma 3 giorni fa, ma Meloni tira dritto: “No ai ricatti di Sánchez”

Lo scontro si è trasformato in una vera e propria crisi diplomatica. La modalità con cui vengono effettuati i controlli è diversa diversa da un aeroporto all’altro
Scontro con la Spagna, iniziati i controlli per chi arriva dall’Italia. Madrid avvertì Roma 3 giorni fa, ma Meloni tira dritto: “No ai ricatti di Sánchez”
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Da mezzanotte sono entrati in vigore negli aeroporti spagnoli i controlli rafforzati per i viaggiatori provenienti dall’Italia. Le ritorsioni di Madrid sono state annunciate al termine di una giornata, quella di venerdì, dove lo scontro tra il governo italiano e quello spagnolo ha registrando un costante crescendo. Roma non cede e tira dritto: “È un ricatto che l’Italia non può accettare” è la linea di Giorgia Meloni, come trapela da diversi retroscena. Così lo scontro si è trasformato in una vera e propria crisi diplomatica.

Venerdì mattina il governo di Pedro Sánchez aveva chiesto all’Italia di revocare entro domenica i controlli alle frontiere in porti e aeroporti reintrodotti il 1° agosto, a seguito dell’assalto di migranti a Ceuta. Per la Moncloa quella del governo Meloni è stata una scelta irragionevole e di propaganda oltre che “ingiusta, contraria agli interessi dell’Ue e discriminatoria nei confronti della popolazione spagnola”: Madrid ha ribadito che nessun migrante ha raggiunto la Spagna continentale da Ceuta (exclave che si trova in Nord Africa). Tra l’altro lì i controlli di frontiera sono sempre previsti, con o senza sospensione di Schengen.

Un annuncio che però non sarebbe stato un fulmine a ciel sereno: secondo quanto raccontano fonti governative, citate da Repubblica, la richiesta informale di mettere fine alle “insensate” restrizioni era arrivata dal ministero degli Interni spagnolo tre giorni fa. Venerdì, quindi, viene solo ufficializzata e resa pubblica. Nel governo italiano ci sarebbe stato chi – come il ministro degli Esteri Antonio Tajani – era pronto a dare seguito alla richiesta spagnola. Ma alla fine la linea la detta Meloni sostenuta dal ministro Matteo Piantedosi e dall’altro vicepremier Matteo Salvini. Così Palazzo Chigi, con una nota nel pomeriggio, ribadisce che “l’Italia non accetta ultimatum o imposizioni dall’estero per ciò che riguarda la sicurezza nazionale e il controllo delle frontiere”. I controlli rimangono almeno fino al 15 agosto, anche per verificare se il tam-tam social dal Marocco di un nuovo assalto a Ceuta il giorno di Ferragosto sia o no una minaccia concreta. La risposta di Madrid è immediata: via alle “misure di risposta proporzionali”.

E dalla mezzanotte sono partiti i controlli. Secondo fonti ministeriali spagnole, citate da La Vanguardia, gli aeroporti più interessati, a causa dell’elevato volume di traffico proveniente dall’Italia, sono Madrid, Barcellona, Malaga, Siviglia, Valencia, Alicante, Palma e Ibiza. Negli scali di Madrid-Barajas e Barcellona-El Prat “la giornata procede con normalità e senza particolari disagi per i passeggeri”, riferiscono fonti del ministero dell’Interno spagnolo. Ma la modalità con cui vengono effettuati i controlli sarebbe diversa da un aeroporto all’altro.

“L’Italia è un punto critico per l’immigrazione clandestina. Controlliamo solo i passeggeri che sospettiamo siano saliti a bordo di un aereo dall’Italia ma provengono da fuori dell’Ue e intendono entrare in Spagna”, hanno detto fonti della Polizia a El Pais che sta raccontando le varie esperienze dei passeggeri italiani atterrati in Spagna in queste ore convulse. Tra loro Giovanni che si è imbarcato sabato mattina a Roma su un aereo diretto all’aeroporto El Prat. “All’arrivo, la polizia ci ha divisi in due gruppi. Hanno chiesto i documenti agli italiani. Spero che questa situazione finisca al più presto”, ha spiegato. Fonti interne alla Polizia Nazionale all’aeroporto di Barcellona hanno confermato che, in pratica, i controlli nello scalo catalano sono stati effettuati in modo del tutto casuale, concentrandosi di fatto sui voli provenienti da Roma. Jorge Villoslada è spagnolo, viaggia spesso e sabato è partito da Roma diretto a Barcellona: “È successa una cosa molto strana. All’arrivo, la Polizia ci ha chiesto cosa ci facessimo in Spagna. Ho mostrato loro il mio documento d’identità e mi hanno lasciato andare. Chi non aveva documenti spagnoli è stato portato in una stanza per essere identificato”, racconta. Il volo da Bologna è stato più fortunato in termini di controlli. Lidia è di Modena. Si è imbarcata su un aereo a Bologna diretto a Barcellona. “Quando siamo arrivati all’aeroporto di El Prat, non abbiamo incontrato alcun controllo”. Nicoletta è di Torino ed è atterrata con lo stesso volo: “Siamo arrivate con i documenti in mano in caso di problemi, ma nessuno ci ha chiesto nulla”.

Disagi per i viaggiatori conseguenza di quello che è, più che altro, uno scontro politico tra la premier italiana e il socialista Sánchez. Giorgia Meloni “a un anno dalle prossime elezioni, sfrutta l’emergenza migratoria per rafforzare la sua posizione in Europa contro il presidente spagnolo” Pedro Sánchez, scrive oggi El Paìs. La crisi, sottolinea il quotidiano spagnolo ha messo nuovamente in luce i disaccordi tra Meloni e Sánchez su temi come l’immigrazione e la direzione che la politica europea dovrebbe intraprendere in questo ambito. “In un contesto di campagna elettorale sempre più incessante in Italia, nell’ultimo anno di legislatura e con le elezioni del 2027 già all’orizzonte, Giorgia Meloni ha trovato nella crisi di Ceuta un’opportunità per rafforzare uno dei pilastri del suo discorso politico. Si tratta inoltre di un momento particolarmente delicato per la premier, che guarda con sospetto all’ascesa di Roberto Vannacci, il cui nuovo partito, Futuro Nazionale, punta a conquistare una fetta dell’elettorato di estrema destra e propone linee ancora più dure su temi come immigrazione, sicurezza e identità nazionale. Questa situazione costringe Meloni a consolidare alcune delle questioni che tradizionalmente le hanno garantito il maggior consenso elettorale“, si legge nell’articolo de El Paìs.

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