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I pesticidi e l’ipotesi di un rischio fino al 71% di sviluppare la Sla per chi è esposto, lo studio sui dati di otto paesi tra cui l’Italia

Nonostante la rilevanza dei numeri, gli stessi autori dello studio invitano a non interpretare questi risultati come una prova diretta di un rapporto di causa-effetto. La metanalisi presenta infatti diversi limiti strutturali, ma pone domande "importanti a cui dovremo rispondere2
I pesticidi e l’ipotesi di un rischio fino al 71% di sviluppare la Sla per chi è esposto, lo studio sui dati di otto paesi tra cui l’Italia
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Alcuni lavori potrebbero aumentare il rischio di ammalarsi di Sclerosi laterale amiotrofica (Sla), una malattia neurodegenerativa altamente invalidante e mortale. Un nuovo studio condotto dalla Robert Suave Institute For Research del Quebec (Canada), basato su un’ampia revisione di dati scientifici, rivela che chi è stato esposto a pesticidi sul luogo di lavoro presenta un rischio maggiorato del 61-71% di sviluppare questa grave patologia. Un dato significativo, pubblicato sulla rivista Occupational & Environmental Medicine (edita dal BMJ Group), che tuttavia gli esperti invitano ad analizzare con estrema cautela.

La Sla è la forma più comune di malattia del motoneurone. Debilitante e con una progressione spesso rapida – la sopravvivenza media dopo la diagnosi si attesta tra i 2 e i 3 anni -, compromette la capacità di parlare, mangiare, respirare e deglutire. Colpisce prevalentemente tra i 40 e i 70 anni, con un’incidenza superiore del 20% negli uomini rispetto alle donne. Nel 90% dei casi la malattia si presenta in forma sporadica, cioè in individui privi di una storia familiare o di una causa genetica identificata. Solo il restante 10% ha un’origine genetica nota. Sebbene i fattori scatenanti esatti rimangano in gran parte sconosciuti, la comunità scientifica ritiene altamente probabile un’interazione dinamica tra predisposizione genetica e fattori ambientali. Il nuovo studio ha aggregato i dati di otto ricerche condotte in diversi Paesi — cinque negli Stati Uniti, uno transnazionale tra Canada e Francia, uno in Italia e uno in Australia —, prendendo in esame un totale di 1.734 pazienti affetti da Sla.

I risultati indicano che l’esposizione professionale a pesticidi, categoria che comprende insetticidi, fungicidi ed erbicidi, è associata a un incremento del 61% del rischio di sviluppare la malattia rispetto a chi non ne è mai stato esposto. L’associazione risulta ancora più marcata nel caso specifico degli erbicidi, con un aumento del rischio che raggiunge il 71%. Dall’analisi emerge inoltre un legame più forte tra l’esposizione ai pesticidi e la Sla negli uomini, anche se non è ancora chiaro se questo rifletta una reale differenza biologica o semplicemente una diversa accuratezza nella rilevazione dei dati relativi alla popolazione femminile. “I risultati di questa revisione – commentano i ricercatori – si aggiungono alle prove che l’esposizione professionale ai pesticidi può aumentare il rischio di Sla e dovrebbero incoraggiare l’attuazione di interventi volti a ridurre l’esposizione durante l’uso professionale di pesticidi”.

Nonostante la rilevanza dei numeri, gli stessi autori dello studio invitano a non interpretare questi risultati come una prova diretta di un rapporto di causa-effetto. La metanalisi presenta infatti diversi limiti strutturali. In primo luogo, si riscontra un’eterogeneità dei fattori di rischio: molti degli studi inclusi segnalano la compresenza di altri elementi nei pazienti, come traumi cranici o l’esposizione ad ulteriori tossine, che l’analisi non è riuscita a isolare completamente rispetto ai soli pesticidi. Inoltre, va considerata la presenza di scenari atipici, come uno studio sui reduci di guerra esposti all’Agent Orange durante il conflitto in Vietnam, un contesto di esposizione estremo e nettamente differente da quello lavorativo quotidiano. Infine, pesa il fenomeno della distorsione del ricordo (recall bias): la maggior parte delle ricerche si è basata su informazioni riferite dai pazienti stessi, e chi è affetto da una patologia così grave tende a ricordare con maggiore enfasi le passate esposizioni ad agenti chimici rispetto ai soggetti sani.

Gli studi condotti con misurazioni indipendenti dell’esposizione hanno infatti mostrato associazioni meno marcate. Le evidenze attuali supportano l’ipotesi che l’esposizione professionale ai pesticidi rappresenti un tassello nell’insorgenza della malattia, ma il quadro rimane complesso. “Alcune delle domande più importanti a cui dovremo rispondere sono quali componenti dei pesticidi potrebbero aumentare il rischio per la persona e se un’esposizione prolungata ai pesticidi aumenti ulteriormente tale rischio”, dicono i ricercatori.

Lo studio

Valentina Arcovio

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