"Emma è un prototipo, ma non un assistente maturo" - 3/3
Che cosa, dunque, non funziona nell’AI di Egomnia? Per rispondere a questa domanda ci viene in soccorso “Dday.it”, testata specializzata in hi-tech. Il sito spiega: “Emma-5, il modello più grande oggi disponibile, viene indicato con 550,4 milioni di parametri. Per un modello transformer è una taglia incredibilmente contenuta”, laddove i parametri “sono i valori interni appresi dal modello. Semplificando, definiscono quanto spazio ha per rappresentare lingua, relazioni tra concetti e conoscenza generale. Con una taglia ridotta si possono fare strumenti leggeri o specializzati, ma è difficile aspettarsi un assistente generalista robusto”. Al momento, dunque, Emma va intesa più come “prototipo pubblico utile a raccogliere feedback e dati, non un assistente maturo”. Le critiche che le vengono mosse, pertanto, si concentrano sul fatto che sia stata presentata in una forma ancora “impresentabile al mercato, alla comunità scientifica, agli addetti ai lavori, agli utenti e ai consumatori”, scrive Guido Scorza, avvocato, giornalista e professore a contratto di diritto delle nuove tecnologie e privacy. A onor del vero, nel manifesto consultabile su “Huggingface” si leggono anche queste parole di Achilli: “Oggi non abbiamo la presunzione di competere con i nomi che guidano il settore: Emma rappresenta un primo passo, concreto ma ancora iniziale, all’interno di un percorso di crescita e innovazione che intendiamo sviluppare negli anni a venire”. Quel che è certo è che Emma avrà bisogno anche di ricostruire la propria credibilità, perché al momento il popolo del web ne ha fatto nulla più che un meme.