“Non ho alcuna responsabilità circa la diffusione della notizia alla stampa né circa la correttezza di quanto è stato riportato”. Teresa Ciabatti se ne lava le mani. E il caso Mari-Murgia-(Ciabatti) sembra momentaneamente spegnersi. È stata l’autrice di Donnaregina a parlare dopo circa una settimana dall’esplosione del cosiddetto “pullmino-gate”. Durante una chiacchierata su van del Premio Strega tra quattro dei sei autori finalisti era nata una discussione su Michela Murgia e Michele Mari, lo strafavorito alla vittoria finale, si sarebbe espresso con parole offensive verso la scrittrice scomparsa.
Le sue parole, non si capisce bene come, se non nel contesto di un gioco al massacro tra circoli (o “circoletti”) letterari, e con una certa crudeltà non lontana dai personaggi del suo romanzo finalista I convitati di pietra (Einaudi), erano finite sui quotidiani e siti web scatenando un putiferio contro Mari, reo di offese di ogni genere verso Murgia, mentre sul pullmino scattava la difesa dell’amica della defunta autrice sarda, Teresa Ciabatti. Il mondo letterario italiano si è subito scandalizzato con i più grossi nomi a sottolineare come Mari fosse stato moralmente abietto, mentre in pochi, anzi pochissimi, hanno cercato di far capire che non si può essere messi pubblicamente alla gogna per una opinione personale (seppur deprecabile e soprattutto sempre che l’abbia detta in quel modo) espressa tra alcune persone in forma chiusa e privata.
“Nelle scorse ore ho letto ricostruzioni congetturali e dichiarazioni. Cosa è lecito e cosa no, dove inizia e finisce la privacy. Attenendomi ai fatti: alcuni giorni fa ho assistito e poi preso parte a una conversazione”, ha spiegato Ciabatti in una nota spedita all’Ansa. “L’oggetto della conversazione era Michela Murgia, il suo corpo. Non c’è stato alcun litigio furioso tra me e Michele Mari, ma un confronto diretto di idee profondamente diverse. In seguito, Mari si è scusato dicendo che non era sua intenzione ferirmi”. Insomma, tanta acqua, quasi un mare, sul fuoco. “Io ho dato la risposta che volevo in quel preciso contesto, alle persone con cui ho parlato”. Poi si sottrae dalla possibilità che sia stata lei a raccontare tutto a Repubblica e Corriere: “Tutti i presenti possono avere raccontato ad altri l’accaduto, com’è normale nella vita di ciascuno di noi. Anch’io l’ho raccontato, ma non ho alcuna responsabilità circa la diffusione della notizia alla stampa né circa la correttezza di quanto è stato riportato”.