Dorme con il corsetto, corre con il corsetto e, quando può, lo indossa per quasi ventiquattro ore al giorno. L’obiettivo? Ridurre il girovita fino a 38 centimetri, e raggiungere una misura vicina a quella che rese famosa Cathie Jung, per anni detentrice del record mondiale della vita più stretta. La protagonista di questa storia raccontata dal New York Post è Sarah Belle, 50 anni, di Portland, Oregon, che da oltre un decennio pratica il cosiddetto “waist training”, una tecnica che prevede l’utilizzo prolungato del corsetto per modificare gradualmente la silhouette del corpo.
Oggi la sua vita misura circa 58 centimetri quando è completamente rilassata. Quando iniziò, racconta, era intorno ai 68 centimetri. Il traguardo, però, è ancora più estremo. Sarah spera infatti di arrivare a 38 centimetri, una misura che sostiene di aver già sfiorato in passato senza riuscire a documentarla nelle condizioni ideali. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, tutto è iniziato per una ragione pratica, almeno secondo il racconto della stessa Belle. Nel 2012, dopo anni trascorsi curva sui suoi progetti artistici, cercava un supporto che la aiutasse a correggere la postura.
“Mi incurvavo molto e stavo cercando qualche dispositivo che mi aiutasse a mantenere una posizione corretta quando mi sono imbattuta in un corsetto con stecche d’acciaio”, racconta al New York Post. “All’epoca non se ne vedevano ovunque come oggi. Non c’erano pubblicità e per me era qualcosa di completamente nuovo”. L’acquisto si è trasformato rapidamente in una passione. “Ne ho ordinato uno e me ne sono innamorata. Mi ha aiutato a smettere di stare curva sul lavoro, ma ero anche affascinata da quanto potesse stringere il punto vita“.
Da lì è iniziata una vera ossessione per il mondo dei corsetti e del tight-lacing, la pratica di ridurre progressivamente la circonferenza della vita. “Quando scopro qualcosa che mi piace tendo a buttarmici completamente. Ho iniziato a studiare i corsetti e a imparare tutto quello che potevo. Vedevo le foto delle persone che praticavano il tight-lacing e ne ero incuriosita. Oggi si parla più spesso di waist training”. Per mantenere i risultati raggiunti, Sarah indossa il corsetto il più a lungo possibile, spesso anche di notte. “Di solito ci dormo perché più tempo lo togli e più la vita tende ad allargarsi di nuovo”, spiega. “Il corpo vuole sempre tornare alla sua forma naturale. Se passo meno tempo senza corsetto, perdo meno progressi”.
Le critiche non mancano. C’è chi considera il waist training un modello estetico estremo e irrealistico. Sarah, però, respinge questa interpretazione e sostiene che il suo interesse sia soprattutto artistico: “Mi piaceva il mio corpo anche prima. Quello che mi interessava era il fatto che fosse qualcosa di insolito. Per me il corpo è una forma d’arte. I corsetti sono moda scultorea. Stanno a metà tra l’abbigliamento, la scultura e l’arte”. Oggi realizza personalmente i corsetti che indossa e ha trasformato quella passione in un’attività professionale.