Sveva Fede risponde pubblicamente alla sorella maggiore Simona in merito alla complessa battaglia ereditaria esplosa dopo la morte dei genitori, Diana De Feo (scomparsa nel 2021) ed Emilio Fede (venuto a mancare nel 2025). In una lunga intervista concessa al Corriere della Sera, la secondogenita respinge categoricamente le accuse di circonvenzione d’incapace e di sottrazione illecita di denaro, opere d’arte e immobili, delineando una realtà dei fatti radicalmente opposta.
Il rifiuto delle accuse e la posizione legale
La decisione di parlare arriva dopo un lungo periodo di silenzio, mantenuto anche di fronte ad attacchi pubblici. “Sono profondamente dispiaciuta. Non per me, ma per mia madre e mio padre”, esordisce Sveva Fede al Corriere. “Noi — io, mio marito, i miei due figli — abbiamo sempre mantenuto riserbo sui fatti di famiglia. Mia madre era una donna di grande eleganza, discrezione e misura e, nonostante le vicende complesse che ha affrontato, non ha mai fatto una dichiarazione inopportuna in tutta la sua vita. Preferirei non offuscare quella lezione”.
Sveva ricorda inoltre un episodio doloroso legato alla morte del padre: “Non abbiamo risposto nemmeno quando, il giorno del funerale di papà, mentre io ero in chiesa e mia sorella no, è uscita un’Ansa in cui lei mi accusava di non averle fatto vedere papà malato. Eppure, la casa di riposo che lo ospitava era aperta a tutti e tutti gli amici gli hanno sempre fatto visita“. Sul fronte legale, l’avvocato di Sveva, Samuele De Santis, annuncia querele per diffamazione e calunnia, chiarendo l’attuale stato giudiziario della vicenda: “La denuncia di Simona Fede alla Procura di Roma è contro ignoti e non esiste un procedimento penale a carico della mia assistita. Fra l’altro, la Procura ha chiesto l’archiviazione, quindi potremo vedere le carte solo se loro stessi faranno opposizione. A quel punto, risponderemo e siamo sereni perché le accuse sono infondate e documenti e testimonianze lo dimostrano”.
I conti correnti e le ville contese
Rispetto alle accuse specifiche mosse dalla sorella — la presunta sparizione di 1,45 milioni di euro dai conti, 400mila euro da una cassetta di sicurezza e l’impedimento all’uso di Villa Santa Lucia a Napoli — la smentita è netta: “Tutto falso“, dichiara Sveva. Riguardo alla residenza partenopea, precisa: “Mia madre ha fatto tutte le cose correttamente. Ha lasciato Villa Lucia a me e l’attico di Roma a Simona, che ci vive. Non stiamo parlando di un’estromissione dall’eredità. Mamma però teneva all’unità della famiglia e ha previsto che Simona potesse usare la villa. Io non mi sono opposta alla sua volontà e le mail testimoniano che ho dato disponibilità di accesso ai figli di Simona che me l’avevano chiesto”.
Sui presunti ammanchi finanziari, Sveva taglia corto: “Non so da dove vengano le cifre di cui si parla. Tutti gli accessi sono autorizzati e leciti. Se ce n’è uno abusivo come lei dice, va denunciato, ma se lei lo dice e non c’è, sono io che denuncio lei. Se mia sorella si sente lesa nel diritto di legittima, se ha questioni da chiarire, può farlo nelle sedi civili, prima che sui giornali”. E sull’eventuale esistenza di fondi all’estero, ironizza: “Se li trovano, ne saremmo molto contenti anche noi”.
La Fondazione Emilio Fede e i testamenti
Altro punto di scontro riguarda la presunta “sparizione” di quattro ville a Rocca di Papa e delle quote di una proprietà ad Anacapri. “Le quattro ville non esistono“, chiarisce Sveva. “A Rocca di Papa, c’era un villino dei De Feo. La quota di mia madre è passata a papà, che l’ha venduta, devolvendo il ricavato alla Fondazione Emilio Fede, di cui mia sorella è vicepresidente. Se Simona si interessasse di più a questa Fondazione […] saprebbe che i soldi sono sul relativo conto”.
Anche sulla villa di Anacapri, la ripartizione sarebbe stata trasparente e concordata: “La quota di mia madre è andata a Simona. Quella finita alla Fondazione era la quota di mio padre, decisione condivisa da mia sorella perché metteva al riparo il patrimonio in un momento in cui, dopo il processo Ruby Ter, papà era aggredito dai creditori”. I testamenti, assicura la secondogenita, sono inattaccabili: “Io ne ho conosciuto la volontà dai notai di loro fiducia, professionisti seri, altro che firme false e perizie calligrafiche. E la Procura si è espressa per l’archiviazione sull’accusa di circonvenzione d’incapace”.
L’intervista si chiude con l’amarezza per la frattura familiare e il ricordo degli ultimi istanti dei genitori: “Io sono stata presente fino alla fine. Ero lì quando hanno esalato l’ultimo respiro e ho tenuto la mano prima a mia madre, poi a mio padre. C’è spazio per fare pace? Prima di leggere tante accuse sui giornali le avrei detto che ci speravo. Ora, fatico a vedere spazio per una riconciliazione”.