Ridotte alle stato laicale le suore “ribelli” di Vittorio Veneto: la decisione del Vaticano. Le ex monache: “Lo abbiamo chiesto noi”
Ridotte allo stato laicale. Le suore ribelli della diocesi di Vittorio Veneto, protagoniste di quella che fu battezzata come una “fuga dal convento”, adesso non hanno più vincoli ecclesiastici legati ai voti che avevano prestato quando avevano abbracciato l’ordine cistercense. Vengono meno, quindi, l’obbedienza, la castità e la povertà, assieme al rispetto delle regole interne, tra cui la vita di clausura. Non sono più monache, anche se dopo essere uscite dal convento dei Santi Gervaso e Protasio hanno trovato dimora in una struttura messa a disposizione da un privato, dove hanno organizzato una nuova vita comunitaria, nella preghiera e nel lavoro.
Giunge così all’epilogo, un anno dopo il commissariamento del monastero, la vicenda che ruota attorno alla madre abbadessa brasiliana Aline Pereira Ghammachi, destituita dopo un’ispezione da parte delle autorità ecclesiastiche. Quella decisione fu all’origine della fuoriuscita delle suore, che si erano sentite mortificate da un provvedimento che non condividevano. In quel periodo lo scambio di accuse tra le suore ribelli e la Chiesa ufficiale fu feroce. Il sigillo viene ora messo dal vescovo Riccardo Battocchio, che ha affidato la spiegazione delle autorità ecclesiastiche a un comunicato.
“Il Dicastero per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, con lettera del 20 maggio 2026, mi ha informato che l’11 maggio 2026 è stato concesso a sr. Aline Pereira Ghammachi, sr. Mariapaola Dal Zotto, sr. Gabriella Manno, sr. Maria Stella Lotti, sr. Maria Melania Moretto l’indulto di uscita dal monastero ‘Santi Gervasio e Protasio’ delle monache cistercensi con sede in San Giacomo di Veglia, diocesi di Vittorio Veneto”. Il vescovo aggiunge: “Secondo il diritto canonico, l’indulto concede che le suddette monache, deposto l’abito religioso, rimangano definitivamente separate dal sopracitato monastero. Comporta inoltre la dispensa dai voti e dagli altri impegni derivanti dalla professione religiosa monastica, tra cui l’impegno alla vita fraterna nella forma di una comunità stabile, canonicamente riconosciuta dall’autorità competente e guidata da un superiore legittimo”.
L’ispezione, culminata il 7 aprile 2025 nella destituzione di madre Aline, era stata promossa dall’abate generale Mauro-Giuseppe Lepori, dopo una serie di tensioni tra la comunità e la casa-madre. Ad andarsene erano state cinque suore, che hanno poi trovato alloggio in una villa a San Vendemiano, a qualche chilometro di distanza. L’11 giugno è stata la nuova madre abbadessa del monastero, Martha Driscoll, a consegnare alle ormai ex consorelle l’atto di dispensa. La reazione è venuta da sorella Aline. “Abbiamo chiesto noi la dispensa e la separazione completa dall’istituto cistercense, visto che non sentivamo più dentro l’ordine”. Riepilogando l’anno trascorso, ha aggiunto: “In questo periodo abbiamo cercato di capire cosa volevamo e cercavamo. Non sempre è stato facile, perché cercare sempre di dar prova della propria innocenza e dimostrare che non eravamo contro la Chiesa, non era indolore”. Volevano attendere l’esito del processo canonico davanti alla Segnatura Apostolica, ma i tempi sarebbero stati lunghi. Così si sono rivolte al Dicastero. “Le opzioni che ci erano state prospettate erano di rientrare a San Giacomo, andare in un altro monastero cistercense o uscire dall’ordine. Abbiamo scelto l’ultima”. La nuova comunità, che è composta da una dozzina di sorelle, punta sull’impegno sociale e solidale, ad esempio un giardino terapeutico per persone che soffrono di disturbi legati ad ansia e depressione. “La struttura è già attiva e l’accoglienza è cominciata, le persone vengono a trovarci durante il giorno”. Continua poi l’attività a contatto con la natura, che si avvale anche dei social e di Instagram per la veicolazione dei contenuti. Le sorelle producono miele balsamico, spremute di aloe e oli essenziali (alcuni provengono addirittura dall’Amazzonia). Sorella Aline assicura: Non cambieremo stile di vita, continueremo a vestirci indossando gonna, maglietta e copricapo. Il nostro scopo è quello di cercare di fare del bene, continuando a vivere per il Signore Gesù”.
Questi contenuti sono spiegati in una lettera che la comunità ha scritto al vescovo, chiedendogli un incontro, senza che la richiesta sia stata accettata. Le sorelle stanno rispettando le regole dettate da monsignor Battocchio, tra cui il divieto di incontrare sacerdoti della diocesi. Per il loro cammino spirituale si affidano a religiosi di altre diocesi e frequentano la parrocchia solo per partecipare alle celebrazioni eucaristiche, come un fedele qualsiasi. “Eccellenza, rispettiamo lei come Pastore e Padre della Chiesa di Vittorio Veneto, di cui facciamo parte e per questo le chiediamo gentilmente, se possibile, che si apra un canale di comunicazione diretto. Il nostro desiderio, dopo tutta questa bufera, è vivere nella pace, e dato che lei non ci conosce, è necessario tempo e comunicazione diretta”.