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Un governo con Renzi, Avs e Cinquestelle avrebbe davvero una visione comune del Paese?

A questo punto la domanda diventa inevitabile: quando arriverà una legge di bilancio, chi vincerà? Il Renzi del Jobs Act o la sinistra del salario minimo?
Un governo con Renzi, Avs e Cinquestelle avrebbe davvero una visione comune del Paese?
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Da qualche giorno, dopo la foto a pranzo tra Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni, si torna a parlare dell’idea di unire tutto ciò che sta a sinistra della destra. Ma c’è una domanda che andrebbe posta prima ancora di discutere di leadership e candidature: un governo che metta insieme Matteo Renzi, Avs e M5S avrebbe davvero una visione comune del Paese?

Perché la politica non è una fotografia elettorale. È decidere cosa fare quando arrivano i dossier veri: lavoro, pensioni, fisco, industria, difesa, privatizzazioni, Europa.

Prendiamo l’Europa. Il partito di Renzi siede in Renew Europe, la famiglia liberale e centrista europea. Renew sostiene una maggiore integrazione del mercato unico, politiche economiche liberali, competitività delle imprese e, negli ultimi anni, ha fatto della difesa europea e dell’aumento degli investimenti militari una delle sue priorità strategiche. Il gruppo chiede esplicitamente più spesa per la difesa, acquisti comuni e una vera Unione europea della difesa.

Dall’altra parte, il M5S nonché Avs siedono nel gruppo della The Left/GUE-NGL, la sinistra europea più radicale, che raccoglie forze ecosocialiste, socialiste e anticapitaliste e che nasce proprio in opposizione alle politiche considerate neoliberali dell’Unione.

Non si tratta di sfumature. Su temi come il lavoro, Avs e M5S parlano di salario minimo, rafforzamento dell’intervento pubblico, redistribuzione della ricchezza e critica alla deregolamentazione del mercato del lavoro. Renzi continua invece a rivendicare il Jobs Act e una visione che punta maggiormente sulla flessibilità, sugli incentivi alle imprese e sulla crescita trainata dagli investimenti privati.

Ancora più evidente è la distanza sulla difesa. Mentre Renew considera prioritario costruire una potenza militare europea più forte e aumentare le capacità difensive comuni, gran parte della sinistra italiana guarda con diffidenza all’aumento della spesa militare e preferisce destinare quelle risorse a welfare, sanità e transizione ecologica.

Lo stesso vale per il modello economico. Renew si definisce apertamente una forza liberale, centrista e pro-mercato. La famiglia politica di riferimento di Avs e del M5S in Europa nasce invece dalla critica al liberismo economico e alle politiche di austerità.

A questo punto la domanda diventa inevitabile: quando arriverà una legge di bilancio, chi vincerà? Il Renzi del Jobs Act o la sinistra del salario minimo? Il Renzi della difesa europea o chi vuole ridurre le spese militari? Il Renzi delle liberalizzazioni o chi chiede più intervento pubblico?

Si può certamente costruire una coalizione per battere un avversario. Ma governare richiede una direzione comune. E quando le differenze riguardano proprio i pilastri dell’azione di governo, il rischio è che il primo grande provvedimento diventi anche il primo grande motivo di rottura.

Per questo il problema non è stabilire se Renzi, Avs e M5S possano stare nella stessa foto. Il problema è capire se possano stare dalla stessa parte quando sarà il momento di votare le decisioni che contano davvero.

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