L’alleanza progressista non si cementa coi selfie, ma con iniziative condivise: non sono poche le divergenze
Non è con i selfie di gruppo che si cementa l’alleanza progressista. Prima lo comprendono i quattro dell’Ave Maria (Schlein, Conte, Bonelli-Fratoianni) meglio è. Serve una iniziativa politica condivisa, a costo di far risaltare i temi sui quali la convergenza risulta difficile o addirittura impossibile. Quei nodi vanno portati a galla, discussi e possibilmente sciolti. Per tempo. Metti che Meloni faccia saltare il banco e si voti in autunno…
Non sono poche le ragioni divergenti, purtroppo, all’intero dl campo largo, anche limitandolo a Pd, M5S e Avs. Una delle più calde, l’appoggio incondizionato del Pd all’Ucraina del morituro Zelensky, trainato a Bruxelles fino a ieri dalla pasionaria Picierno, testé transitata sulla nebulosa centrista “Spazio Pubblico”, sulla quale potrebbero issarsi altri “riformisti” all’amatriciana (Calenda, forse Mario Monti); insomma quel generone sedicente centrista (però con lo sguardo virato a destra) che ha in Matteo Renzi la sua icona.
La polvere sotto il tappeto, dicevo. L’Ucraina cocciutamente appoggiata dal bolso sinedrio dell’Ue nel suo suicidio assistito è uno dei temi cruciali. Forse Schlein confida che il bubbone, tempo qualche mese, si sgonfi da sé e che il tema sparisca dai radar. Improbabile. Se anche la guerra terminasse con una pace forzatamente fragile, resterebbe sul tavolo la questione dell’ammissione di Kiev nell’Unione Europea. In qualità di associato o come membro effettivo. Dicano come la pensano i partiti della coalizione progressista.
Il Pd in Europa è schierato con la commissione von der Leyen (mai sostenuta dai 5 Stelle) e vota tutte le delibere che ribadiscono, aumentandole, le sanzioni alla Russia. Il M5S resta su una posizione quasi opposta. Basta fronteggiare la Russia armi in pugno, va fermato un conflitto che ci sta costando migliaia di miliardi e impoverisce i cittadini europei. Picierno era la vessillifera dalla linea bellicista, il suo addio al Pd non produce automaticamente mutamenti di rotta. I suoi ex compagni di partito (Gori, Annunziata, Topo, Lupo, Nardella) la guerra a Mosca continueranno a sostenerla, salvo diverso avviso da parte di Schlein, finora appiattita sulla linea bellicista.
Garantiranno l’appoggio del Pd alle scellerate politiche comunitarie (si fa per dire) di Frau Von der Leyen, aggrappata al trono di Bruxelles, a costo di trascinarci tutti nell’abisso. Il G7 di Evian ha ribadito l’unità di facciata di un’Europa sempre più afona e costretta a rincorrere la Storia tracciata da altri: gli Usa del capriccioso Donald Trump sono diventati il cavallo perdente, ma vallo a spiegare a Merz e Macron, Starmer (aggregato all’Ue) e Meloni…
Cina, Russia, India lucrano prestigio internazionale e vantaggi economici rilevanti dalle rovine della sciagurata guerra all’Iran che sta ridisegnando gli equilibri mondiali in senso sfavorevole a Usa e Ue. I Paesi del Golfo provano ad affrancarsi dalla fallace tutela americana, incapace di difenderli dai missili e dai droni scagliati da Teheran. Noi, la vecchia Europa, restiamo in ginocchio di fronte al tremebondo inquilino della Casa Bianca che ha regalato la sovranità Usa ad Israele. E vuole abbandonare l’Europa.
Poi c’è Israele. Picierno e i “riformisti” amici di Israele avevano schierato il Pd sulla linea del governo Meloni: nessuna sanzione al governo Netanyahu. Schlein avrà il coraggio di ribaltare la postura del Pd? Ah saperlo… Nel frattempo Netanyahu sposta il conflitto aumentando i bombardamenti sul già martoriato Libano e progetta di chiudere i conti con Gaza. Nel silenzio complice dell’Europa, si è convinto di potere osare tutto.
In questo quadro di chiaroscuri sono piombate due meteore. A destra l’iperfascista Roberto Vannacci, capace in pochi mesi di agganciare nei sondaggi la casa madre di Salvini. A sinistra l’eterna bomba di disturbo di Matteo Renzi. Che ha messo i piedi nel piatto intimando all’alleanza progressista di accoglierlo a braccia aperte perché “senza un centro riformista non si vince”. Eppure il sondaggio Lab1 per conto de la Notizia informa che il 51,6 degli elettori considera Italia Viva “respingente” e solo il 24,3% “attrattiva”. In sintesi: due elettori su tre ritengono che la presenza di Renzi pregiudicherebbe alcune battaglie storiche del centrosinistra.
Che volete che contino gli elettori, tanto più se passasse la nuova legge elettorale voluta da Meloni, che assegna il premio di maggioranza alla coalizione che raggiunge il 42% dei consensi (Vannacci sarebbe decisivo col suo 5,5%) conferma le liste bloccate (i parlamentari continuerebbero a sceglierli le segreterie dei partiti) e abolisce i collegi uninominali, insidiosi per la Trimurti di destra. Su questa trincea i progressisti dovrebbero scatenare l’artiglieria pesante…