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Migranti, Meloni e 18 capi di governo Ue: “Procedere subito con la soluzione dei Paesi terzi, come l’Italia con l’Albania”

La missiva indirizzata a Ursula von der Leyen e Antonio Costa: "Dobbiamo dimostrare risultati concreti che facciano davvero la differenza per i nostri cittadini". Scontro tra la premier italiana e Pedro Sanchez. Ma diplomatici spagnoli minimizzano: "Solo una discussione"
Migranti, Meloni e 18 capi di governo Ue: “Procedere subito con la soluzione dei Paesi terzi, come l’Italia con l’Albania”
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Sulla politica migratoria “ora dobbiamo dimostrare risultati concreti che facciano davvero la differenza per i nostri cittadini e procedere al più presto con soluzioni basate su Paesi terzi”. Lo scrivono Giorgia Meloni e la premier danese Mette Frederiksen, in una lettera destinata a Ursula von der Leyen (presidente della Commissione Ue) e Antonio Costa (presidente del Consiglio europeo). La missiva è stata firmata in totale da 19 capi di Stato e di governo durante il Consiglio Ue in corso a Bruxelles.

La lettera di Meloni e Frederiksen firmata da 19 leader

Il testo sottolinea la necessità di agire rapidamente nel nuovo quadro giuridico europeo, con rimedi basati in Paesi terzi. “Dobbiamo sfruttare appieno – viene sottolineato – le nuove opportunità ed essere pronti ad affrontare efficacemente gli ostacoli rimanenti per garantire che le nuove soluzioni diventino realtà. Riteniamo che questo sia il modo più efficace per smantellare i modelli di business dei trafficanti di migranti, eliminare gli incentivi alla migrazione irregolare verso l’Europa e garantire il rimpatrio di coloro che non hanno diritto di soggiorno in Europa. Nel rispetto del diritto dell’Ue e delle convenzioni internazionali e in stretta collaborazione con i paesi terzi”. Alcune iniziative “sono già operative, come la cooperazione tra Italia e Albania. Altri Paesi stanno ora lavorando per implementare le nuove opportunità, inclusi gli hub in paesi terzi. Ci impegneremo personalmente per garantire che le nostre visioni si concretizzino. Incoraggiamo gli Stati membri disposti a perseguire tali soluzioni e a collaborare con potenziali partner”, viene sottolineato.

A firmare la missiva oltre a Frederiksen e Meloni, Christian Stocker, Cancelliere dell’Austria; Bart De Wever, Primo ministro del Belgio; Rumen Radev, Primo ministro della Bulgaria; Nikos Christodoulides, Presidente di Cipro; Andrej Babi, Primo ministro della Repubblica Ceca; Kristen Michal, Primo ministro dell’Estonia; Kyriakos Mitsotakis, Primo ministro della Grecia; Péter Magyar, Primo ministro dell’Ungheria; Andris Kulbergs, Primo ministro della Lettonia; Gitanas Nauseda, Presidente della Lituania; Robert Abela, Primo ministro di Malta; Rob Jetten, Primo ministro dei Paesi Bassi; Donald Tusk, Primo ministro della Polonia; Nicusor Dan, Presidente della Romania; Robert Fico, Primo ministro della Slovacchia; Janez Jana, Primo ministro della Slovenia; Ulf Kristersson, Primo ministro della Svezia.

Lo scontro Meloni-Sanchez. Diplomatici spagnoli minimizzano: “Solo una discussione, regolarizzare i migranti funziona”

Sul dossier migratorio cresce la distanza tra Italia e Spagna. Secondo fonti diplomatiche citate dal sito specializzato Euractiv, tra Giorgia Meloni e Pedro Sanchez sarebbe avvenuto un acceso scambio di opinioni, sul filo dello scontro, durante il Consiglio europeo. Fonti diplomatiche spagnole a Bruxelles invece lasciano trapelare alle agenzie come non si trattasse di uno scontro, bensì di una “discussione”.

Tutto sarebbe iniziato nella giornata di ieri, quando la premier danese Mette Frederiksen, socialdemocratica, ha elogiato l’approvazione del nuovo regolamento sui rimpatri. Sanchez avrebbe criticato la linea dura adottata dall’Ue e Meloni a quel punto avrebbe sostenuto Frederiksen, sollevando dubbi sulla decisione di Madrid di regolarizzare almeno 500mila migranti senza documenti. La premier italiana, riferisce Euractiv, avrebbe fatto notare che la politica spagnola avrà ripercussioni oltre i confini nazionali. Il capogruppo di Ecr ed eurodeputato di FdI, Nicola Procaccini, ha apertamente criticato la decisione del governo Sanchez di procedere con una massiccia regolarizzazione e il premier spagnolo, arrivando ieri al Consiglio europeo, ha ribadito la sua contrarietà al nuovo regolamento sui rimpatri e agli hub in Paesi terzi. L’Ue sta inviando un “messaggio sbagliato”, ha affermato Sanchez.

Diplomatici iberici derubricano lo “scontro” a semplice “discussione“, tra Meloni e Sanchez. Secondo i funzionari l’esponente socialista avrebbe evidenziato come le estese regolarizzazioni di migranti, sono “positive” per l’economia nazionale e “funzionano: l’anno scorso gli arrivi irregolari in Spagna sono calati del 27%“. Oltretutto il primo ministro ha sottolineato la “competenza nazionale”, con gli Stati membri liberi di adottare le politiche che vogliono in materia. “Non c’è stato alcun problema”, conclude la fonte, “solo una discussione”.

La riunione con von der Leyen a margine del Consiglio

A margine del Consiglio europeo, riferisce una nota di palazzo Chigi, si è tenuta una riunione informale tra alcuni stati membri, capeggiati da Meloni, la socialdemocratica danese Mette Frederiksen, e dal premier olandese Rob Jetten. All’incontro hanno preso parte Austria, Belgio, Bulgaria, Germania, Grecia, Polonia, Malta, Repubblica Ceca, Slovenia, Svezia e Ungheria. La leader italiana ha sottolineato la necessità di accelerare sull’attuazione delle nuove norme, a partire dal regolamento rimpatri, avviando progetti pilota concreti e replicabili. A tale riguardo, la discussione tra i leader ha fatto emergere l’interesse a valutare anche ipotesi di centri di rimpatrio congiunti in Paesi terzi.

La leader dell’Esecutivo europeo Ursula von der Leyen si è soffermata in particolare sulle possibili dal Medio Oriente come conseguenza della guerra in Iran. Nel corso della riunione, a quanto riferito, è stato espresso apprezzamento per i risultati conseguiti negli ultimi mesi, tra cui l’istituzione della lista europea dei Paesi sicuri di origine, l’introduzione del nuovo concetto di Paese terzo sicuro, l’adozione della dichiarazione di Chisinau sulla migrazione, l’accordo politico sul nuovo Regolamento Rimpatri e, più recentemente, l’inserimento di un riferimento al sostegno finanziario dell’Unione per le soluzioni innovative in materia migratoria nell’ambito dei negoziati sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale.

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