Trump annuncia nuovi negoziati, Teheran smentisce. Il tycoon: “Stiamo parlando di aprire Hormuz, è la loro ultima chance”
“Stiamo parlando di aprire completamente lo Stretto di Hormuz entro domani”. Nuova versione di Donald Trump che, dopo un tira e molla durato 24 ore fatto di annunci, smentite e minacce, dallo Studio Ovale assicura che “i colloqui con Teheran procederanno rapidamente, in un senso o nell’altro. Non è una questione molto complessa”. Rispondendo alle domande dei giornalisti sui suoi ripetuti ultimatum, il presidente Usa ha detto di voler dare “un’ultima possibilità” a Teheran “prima della decapitazione“. E ha assicurato che dopo l’apertura di Hormuz “senza pedaggi” si passerà “alla denuclearizzazione dell’Iran”.
La giornata è stata caratterizzata da una serie di dichiarazioni e smentite della controparte. Domenica sera, parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, The Donald aveva lasciato intendere che a breve ci sarebbe stato “un accordo su Hormuz e poi uno sul nucleare” e che i negoziati con l’Iran su quest’ultimo punto sarebbero iniziati lunedì pomeriggio. A breve era arrivata la smentita di Teheran: “Al momento nessun colloquio in corso con gli Usa”. Nel pomeriggio il presidente degli Stati Uniti è tornato quindi ad attaccare duramente, definendo la leadership iraniana “incredibilmente ipocrita” e lanciando l’ennesimo ultimatum: “O l’accordo o la resa totale”.
Lo stop ai raid è stato deciso da Trump su pressione degli alleati del Golfo. In particolare, il principe saudita Mohammed bin Salman (Mbs) ha sentito telefonicamente il tycoon per convincerlo alla de-escalation, esortando gli Stati Uniti a dare un’altra possibilità alla via negoziale. Sabato, ha ricostruito il Wall Street Journal, i mediatori del Qatar hanno presentato all’Iran una nuova proposta per Hormuz e, secondo i mediatori, diplomatici iraniani hanno reagito in modo positivo, mentre un diplomatico iraniano ha confermato che da Teheran è arrivata un’apertura a una proposta di mediatori.
Lo scenario indica che i governi del Golfo sono sempre più frustrati da quella che considerano una strategia statunitense incoerente nei confronti dell’Iran tra improvvise accelerate e frenate, temendo che un conflitto prolungato possa esporre i loro territori e le infrastrutture energetiche a ritorsioni iraniane. L’Iran, da parte sua, vede le difficoltà di Trump, sempre più invischiato nella spirale del conflitto, al punto che i suoi funzionari, consapevoli della sua vulnerabilità politica, intendono sfruttare la situazione, se necessario, in vista del voto di midterm di novembre.
Permangono forti divergenze sul controllo delle principali rotte di navigazione e sulle tariffe di transito. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha messo in chiaro che Hormuz “non tornerà mai alla situazione prebellica” e che i colloqui in corso con l’Oman sullo Stretto – che secondo Teheran sarebbero alle battute finali – “non hanno nulla a che vedere con la sua apertura o chiusura, ma piuttosto su una ‘nuova rotta marittima”.