Timmy è sopravvissuta appena quattro o cinque giorni dopo il rilascio nel Mare del Nord. È quanto emerge dai dati del trasmettitore applicato alla megattera che per settimane aveva tenuto con il fiato sospeso ambientalisti, biologi e semplici curiosi dopo essersi arenata più volte lungo le coste del Mar Baltico.
A rivelarlo è stato il ministro dell’Ambiente del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Till Backhaus, spiegando che l’analisi dei dati raccolti dal dispositivo di monitoraggio ha permesso di ricostruire gli ultimi giorni di vita dell’animale. La megattera femmina sarebbe morta tra il quarto e il quinto giorno successivo all’operazione che ne aveva consentito il trasferimento dal Baltico al Mare del Nord grazie a un’iniziativa privata.
La notizia aggiunge un nuovo tassello a una vicenda che aveva attirato l’attenzione internazionale. Dopo diversi spiaggiamenti nelle acque poco profonde del Baltico, Timmy era stata protagonista di un complesso intervento di salvataggio che aveva alimentato la speranza di un ritorno alla vita in mare aperto. La sua carcassa è stata ritrovata a maggio nelle acque danesi.
Secondo gli esperti, tuttavia, il problema non sarebbe mai stato il disorientamento dell’animale. Tamara Narganes Homfeldt, biologa marina dell’organizzazione Whale and Dolphin Conservation (WDC), ha spiegato che anche nel caso fosse sopravvissuta qualche giorno in più, Timmy avrebbe probabilmente rischiato di arenarsi nuovamente. A compromettere le sue possibilità di sopravvivenza sarebbero state soprattutto le condizioni di salute. L’animale appariva infatti già fortemente debilitato e, proprio per questo, tendeva a dirigersi verso acque più basse e riparate. Un comportamento considerato normale per una balena indebolita, ma che aumenta notevolmente il rischio di nuovi spiaggiamenti.
Le nuove informazioni sembrano quindi confermare i dubbi di chi, già durante le operazioni di soccorso, riteneva che il trasferimento potesse offrire a Timmy soltanto una possibilità limitata. Il salvataggio aveva consentito alla megattera di tornare in mare aperto, ma non di superare le gravi condizioni che ne avevano probabilmente segnato il destino già settimane prima.