La maledizione dello sci sulle Cime Bianche, i tesori naturalistici a rischio per il collegamento tra Cervino e Monte Rosa: “Progetto devastante”
Vorrebbero costruire un doppio impianto di risalita sul fondo di quello che il geologo Giorgio Vittorio Dal Piaz ha definito “l’Oceano Perduto”. Non è solo un luogo incantato, esemplarmente evocato dal nome Cime Bianche, al culmine della vallata d’Ayas, in Val D’Aosta, ma è anche uno scrigno di tesori a cielo aperto che in un tempo lontano si trovava negli abissi del mare. Quest’estate nei pochi bar di Saint-Jacques hanno messo in distribuzione un documento preparato dal Cai, e intitolato in modo perentorio “Salviamo le cime Bianche”. Fa il paio con gli appelli lanciati dall’associazione Ripartiamo dalle Cime Bianche, che ha organizzato ieri, 13 agosto, un percorso a piedi con lo scopo di mostrare la ricchezza delle pagine geologiche riguardanti l’evoluzione della Terra, che le rocce e gli apparati morenici manifestano a chi li sa leggere.
Su questo vallone grava la maledizione di un progetto che tanto piace ai signori degli impianti a fune, dello sci in alta quota e dei collegamenti intervallivi. Propugnato dalla società Monterosa, in collegamento con la società Cervino, avrebbe lo scopo di collegare gli impianti del Monte Rosa con quelli dell’area di Cervinia, passando attraverso le Cime Bianche. Consisterebbe in un primo impianto da Franchey a Plan Sometta, della portata di 1.400 persone/ora e in un secondo da Plan Sometta al Colle Superiore delle cime Bianche, con una portata di 2.800 persone/ora. Lassù arrivano gli impianti che partono da Valtournenche e consentono di sciare sul ghiacciaio del Cervino. Una doppia cabinovia in Val d’Ayas convoglierebbe gli sciatori che frequentano i pendii del Rosa, nel comprensorio di Champoluc-Gressoney-Alagna, che arrivano fino ai 2.970 metri del Passo dei Salati, ai confini tra la Val d’Aosta e il Piemonte.
La montagna come un’enorme pista da sci, così da creare il terzo comprensorio sciistico d’Europa e nel mondo. I primi due sono Les trois Vallées in Francia e la Porte du Soleil, tra Francia e Svizzera. Attualmente gli sciatori provenienti da Zermatt in Svizzera si fermano per due terzi nell’area Cervinia-Plan Maison e solo un terzo si spingono fino a Valtournenche. In ogni caso il mercato fa gola, anche se lo sci viene perennemente sostenuto dalla neve artificiale. Il tema galleggia da anni, senza essere entrato nella fase dell’esecuzione, ma il comitato Ripartire dalle Cime Bianche gioca d’anticipo e ha organizzato la camminata geologica per mostrare ciò che si rischia di perdere. A guidarla l’alpinista e geologo Dario Mori, la guida escursionistica Chiara Bonin e Marcello Dondeynaz, referente dell’associazione.
“Il vallone va considerato un unicum, perché in nessun altro luogo delle Alpi sono presenti contemporaneamente tre caratteristiche geologiche. – spiega Dondeynaz – Innanzitutto la completezza dei vari elementi costituenti il fondo oceanico, in uno spazio raccolto e ben delimitato, poi la loro distribuzione a tre livelli ben distinti, infine la chiarezza delle varie associazioni mineralogiche nelle rocce”.
Il Cai inorridisce, invocando rispetto per la montagna. “Siamo di fronte a una scelta epocale. Si vuole attirare, convogliare, sbalordire i turisti, portandoli in comode cabine, magari climatizzate e arredate Svarowski, nei luoghi simbolo di eccezionale bellezza, dove un selfie condiviso vale più dello sguardo al paesaggio? Oppure vogliamo uscire dalla logica delle bolle tecnologiche, che si interpongono tra l’uomo e la natura, che deresponsabilizzano i visitatori banalizzando ogni meta? Bisogna promuovere la scoperta, dove ognuno con le proprie capacità fisiche, intellettive e sensoriali si imbatte e ricerca le bellezze straordinarie del territorio”. Secondo il Cai gli impianti esistenti sono più che sufficienti. Il vallone, inoltre, non è sciabile. Le piste del Monterosaski si spingono molto in alto, ma nel giro di un paio di decenni sarà problematico sciare fra Champoluc, Gressoney e Alagna, neppure – forse – con l’elevamento artificiale di supporto.
“Non è pensabile che migliaia di sciatori si ammassino al Plateau Rosa magari viaggiando per ore su impianti di trasferimento. Dobbiamo pensare al futuro dei nostri figli e nipoti e alla gente che vive in montagna. Qui invece si vuole unicamente rincorrere la chimera della facile ricchezza che scende dal cielo”. Sarebbe devastato un sito della rete europea Natura 2000 dove è vietato per legge costruire nuovi impianti. Il Cai e i comitati locali non si limitano a dire di no, hanno proposte per la montagna. Ad esempio istituire un parco naturale da 10mila ettari che comprenda le Cime Bianche e gli ambienti glaciali del gruppo del Monte Rosa. “Con 50 milioni di euro si garantiscono quarant’anni di vita del parco e almeno 15 posti di lavoro stabili”. Altre possibilità riguardano l’istituzione di un eco museo della pietra ollare, il rilancio del trekking attorno al Monte Rosa e al Cervino, la valorizzazione del patrimonio storico e culturale marcato anche dalla colonizzazione Walser che risale al Dodicesimo e al Tredicesimo secolo. E infine, “la promozione di un approccio lento e meditativo alla montagna”, coerente con lo stato dei luoghi, almeno finchè sopravviveranno.