Iran, Trump: “Dichiarerò lo Stretto di Hormuz territorio degli Usa”. Teheran: “Non puoi conquistarlo con un tweet”
“Dopo aver sconfitto l’Iran, che sta subendo una pesante sconfitta, dichiarerò molto presto lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti“, ha detto Donald Trump di fronte all’accademia di polizia a Garden City, nello Stato di New York, nel mezzo dello stallo negoziale con Teheran. “È vero – ha aggiunto -. Abbiamo imposto il blocco. Nessuna nave passa se non lo vogliamo noi, abbiamo eretto una barriera d’acciaio“. “La guerra contro l’Iran rappresenta un grande servizio reso al mondo”, perché “non permetteremo mai all’Iran di avere armi nucleari“.
L’affondo a sorpresa del tycoon all’indirizzo di Teheran è maturato a ridosso della scadenza della tregua di 60 giorni definita nel memorandum di Islamabad, fissata per lunedì 17 agosto. Anche se i mediatori del Pakistan sarebbero al lavoro per favorire una possibile proroga. Visto lo stallo sul terreno e sul fronte diplomatico, la Casa Bianca punta su un’ulteriore stretta, col segretario Usa al Tesoro, Scott Bessent, che ha annunciato misure economiche “mai viste prima” contro Teheran. Gli Usa colpiranno l’Iran “in modo pesante economicamente”, ha confermato Trump a Fox News.
La stretta è attesa per la prossima settimana, a cui si affiancherà il blocco navale imposto da Washington che, secondo il segretario alla Difesa Pete Hegseth, potrà proseguire “a tempo indeterminato“. Malgrado gli allarmi per la portaerei USS Abraham Lincoln, in Medio Oriente da oltre 250 giorni, oggetto di segnalazioni su condizioni critiche a bordo: sarà sostituita dalla George Washington, partita dal Vietnam il 12 agosto, ha confermato Trump. Che, a una domanda sulla bufera scoppiata sulle condizioni dei marinai, ha replicato che il dispiegamento “non è troppo lungo. Se mai non è lungo abbastanza”, gettando le basi per nuove polemiche.
Ironica la risposta di Teheran. “Lo Stretto di Hormuz non può essere conquistato con un tweet – ha scritto su X il vice ministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi -, né con una portaerei, né emanando un ordine, né con un discorso elettorale. L’Iran non teme le minacce né si intimorisce di fronte alle dimostrazioni di forza”. Nelle stesse ore la compagnia petrolifera statale degli Emirati Arabi Uniti, tra i principali alleati di Washington nella regione, ha dichiarato che una delle sue navi è stata colpita nello Stretto. L’Abu Dhabi National Oil Company “ha confermato che una delle sue navi è stata attaccata mentre transitava nello Stretto di Hormuz la sera di venerdì 14 agosto”. L’incidente non ha causato feriti.
A poche ore dalla scadenza dei 60 giorni di tregua, “non è stata ancora presa alcuna decisione sulla ripresa dei negoziati con gli Stati Uniti”, ha spiegato degli Esteri iraniano Abbas Araghchi specificando che il memorandum d’intesa di Islamabad prevedeva “la fine della guerra, non un cessate il fuoco”. Secondo l’agenzia di stampa iraniana Isna, il capod della diplomazia di Teheran ha spiegato che Qatar e Pakistan continuano a scambiarsi messaggi e rimangono in contatto con Teheran, ma ha aggiunto che questo “non significa negoziati“. I Paesi intermediari, Qatar e Pakistan, “si stanno scambiando messaggi e sono in contatto con noi”. I canali di comunicazione “precedentemente esistenti non sono più efficaci e occorre stabilirne di nuovi”, ha concluso il ministro.