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Muore da solo e senza eredi, tutto il suo patrimonio va allo Stato: cos’è l'”eredità vacante”, un giro d’affari da 8 miliardi di euro l’anno

Senza parenti e senza testamento, i beni dei defunti passano direttamente al patrimonio pubblico. Dal recente caso del Tribunale di Modena allo studio della Fondazione Cariplo: ecco perché entro il 2040 i lasciti vacanti varranno 88 miliardi

di Redazione FqMagazine
Muore da solo e senza eredi, tutto il suo patrimonio va allo Stato: cos’è l'”eredità vacante”, un giro d’affari da 8 miliardi di euro l’anno

Otto miliardi di euro. È questo l’immenso valore dei patrimoni che, a oggi, finiscono dritti nelle casse dello Stato italiano a causa delle eredità non riscosse. Si tratta di case, terreni e conti correnti appartenuti a persone decedute senza lasciare parenti fino al sesto grado e senza aver redatto un testamento. Un fenomeno silenzioso ma in rapidissima espansione: spinto dal progressivo invecchiamento della popolazione, questo tesoro abbandonato potrebbe decuplicare nei prossimi vent’anni. Per capire come funziona questo meccanismo di acquisizione pubblica, e perché rappresenta un’opportunità mancata per il mondo della beneficenza, bisogna partire dalle aule dei tribunali, dove la legge interviene per evitare che i beni rimangano senza un proprietario.

Il caso di Modena e la legge sull'”eredità vacante”

L’esempio più recente arriva dall’Emilia-Romagna. Il giudice tutelare del Tribunale civile di Modena, Daniela Di Girolamo, ha chiuso definitivamente la pratica relativa a un uomo deceduto nel marzo del 2009 in provincia di Reggio Emilia. L’uomo possedeva un patrimonio immobiliare nel modenese, rimasto senza eredi legittimi o testamentari. In questi casi, la legge parla di “eredità vacante“. Per evitare che case e terreni finiscano in stato di totale abbandono (creando problemi economici, sociali e di sicurezza), l’articolo 586 del Codice Civile prevede che i beni passino alla collettività.

Il giudice ha quindi dichiarato cessata la fase di attesa (la cosiddetta “giacenza” dell’eredità) “per intervenuta prescrizione del diritto di accettare l’eredità da parte di tutti i chiamati”. In Italia, infatti, si hanno 10 anni di tempo per reclamare un’eredità. Trascorso questo decennio senza che nessuno si faccia avanti, il magistrato ha revocato il curatore e stabilito “l’acquisto automatico allo Stato dei beni dell’uomo”.

I numeri: un tesoro da 88 miliardi entro il 2040

La singola vicenda di Modena fa parte di un quadro nazionale fotografato da un recente studio dell'”Evaluation Lab” della “Fondazione Giordano Dell’Amore” per conto di “Fondazione Cariplo”. I ricercatori hanno calcolato il volume dei “patrimoni senza eredi“, tracciando proiezioni molto nette:

  • Oggi: le eredità vacanti valgono circa 8 miliardi di euro a livello nazionale (di cui ben 2 miliardi concentrati nella sola Emilia-Romagna).
  • Entro il 2030: il valore salirà a 20,8 miliardi di euro.
  • Entro il 2040: si raggiungerà la cifra di 88,1 miliardi di euro.

Alla base di questa crescita esponenziale ci sono due fattori demografici e culturali: l’innalzamento dell’età media della popolazione e, come sottolinea il report, “la scarsa propensione degli italiani a fare testamento”.

L’alternativa: il ruolo del Terzo Settore

In assenza di figli, coniugi o genitori (gli unici familiari a cui la legge riserva sempre la cosiddetta quota “legittima”), i cittadini possono decidere liberamente a chi lasciare il 100% dei propri beni. Basterebbe un semplice testamento per destinare queste risorse a enti del Terzo Settore, associazioni onlus, parrocchie, Caritas o istituti di ricerca scientifica. Si tratta dei cosiddetti “lasciti solidali“, un’opzione che cambierebbe radicalmente il volto del welfare italiano. Il documento della Fondazione Cariplo evidenzia chiaramente il peso di questa occasione persa: “Ammettendo che tutte queste persone decidessero di devolvere interamente il proprio patrimonio a istituzioni di beneficenza si tratterebbe di un ammontare davvero considerevole. Da questa stima rimane esclusa la componente di quelle famiglie con eredi che potrebbero decidere comunque di devolvere una quota per il bene delle comunità”.

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