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“Mi dispiace che qualcuno pensi che io sia voluta stare sui giornali. Sono discreta, i miei hanno saputo della separazione da Francesca Pascale dai giornali”: parla Paola Turci

La cantautrice racconta il blocco creativo, il ritorno a Roma e il dolore per l'esposizione mediatica dopo la fine della relazione. Poi riflette sul corpo delle donne: "Siamo ancora giudicate per il nostro aspetto"

di Redazione FqMagazine
“Mi dispiace che qualcuno pensi che io sia voluta stare sui giornali. Sono discreta, i miei hanno saputo della separazione da Francesca Pascale dai giornali”: parla Paola Turci

“Sono stata ai box. In pausa, in silenzio, ad ascoltare, guardare, a vivere. Ma artisticamente facevo fatica, qualcosa si era bloccato. Poi sono tornata a casa, a Roma, ed è cambiato tutto“: così Paola Turci spiega a Repubblica com’è nata Vita Mia, la canzone che anticipa il suo album in uscita il prossimo 2 ottobre, Amore a dismisura.

Torna a parlare della separazione da Francesca Pascale, Turci, e di come abbia vissuto quei momenti: “Mi dispiace ogni volta che leggo, non per le critiche o gli insulti. Non mi interessano. Ognuno può essere cafone e maleducato a modo suo. Mi ferisce, non avendo diritto di replica, che qualcuno pensi che io sia voluta stare sui giornali. È tutto sbagliato perché non era il mio scopo. Non ho tenuto conto della popolarità, pensi che idiota. Ho imparato a scambiare e ricevere l’affetto con chi mi seguiva”.

Si definisce “discreta”, Turci, e racconta di come a casa sua siano “venuti a scoprire della fine della storia con Francesca Pascale dai giornali“. Va poi agli inizi, quando i genitori le dicevano che “la musica non è un lavoro”: “Essere cantante non era visto come un mestiere, ma come un privilegio; quindi, ok, puoi cantare come puoi giocare a calcio. Però poi trovati un lavoro, un posto fisso da dipendente statale. I miei fratelli si sono laureati”.

Eppure la musica è la sua vita, con brani giustamente citati nell’intervista che sono Bambini, anno 1989, ma anche Fatti bella per te, anno 2017 che porta a qualche considerazione sulle donne: “Il problema è culturale, nasce dalle etichette che ci danno, sempre giudicate per il corpo. Se ne parla da tempo senza arrivare mai al dunque. Conta l’amore per se stessi, l’accettazione di come siamo, a prescindere dai modelli”.

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