Di che cosa parliamo quando parliamo di desiderio? Di soldi, di oggetti (borse, scarpe, vestiti, orologi) di sesso, di potere, di amore, di successo? Di una vita lunghissima, quasi eterna (i miliardari ci stanno già lavorando). Di tutto, forse. ma anche di assenza, di crisi, in un mondo svogliato che delega alla tecnologia le emozioni umane. Kano, un’impiegata giapponese di 32 anni, ha sposato Lune Klaus, fidanzato creato con ChatGpt che esiste soltanto nel suo smartphone. Con una certa apprensione, diamo una sbirciatina a quello che le proiezioni ipotizzano, anche se è come guardare il paesaggio nella nebbia: in parte lo immaginiamo. Potremmo provare il brivido della sex-roulette, una lotteria, dove a ogni scelta corrisponde un incontro a sorpresa, con un uomo, una donna o chissà. Potremmo frequentare centri che offrono rilassanti pacchetti wellsex. Laura Berman, psicologa delle relazioni all’Università di Chicago, sostiene sul “Wall Street Journal” che in dieci-quindici anni riusciremo a “disegnare” l”anima gemella perfetta, con la voce giusta e l’AI creata per sussurrarci parole dolci:” La tecnologia trasformerà il sesso, spingendolo a un livello completamente nuovo. Avremo perfetti simulacri di tecno-amanti, con la formula soddisfatti o rimborsati”.
Quest’anno si parla tanto di desiderio, soprattutto nei Festival. C’è “Il desiderio e la Legge”, tema della Milanesiana di Elisabetta Sgarbi (fino al 22 luglio). C’è Seminare idee a Prato (5-7 giugno) che prova a definire il desiderio in tutte le sue sfumature. E in qualcuna di sicuro ci possiamo riconoscerci. Per lo psicoanalista-star Massimo Recalcati, desiderio è una parola chiave. Spesso viene frainteso e confuso con il capriccio, con il godimento immediato, la spinta irrazionale. Non è così, al contrario è “una forza capace di rendere viva la vita”. Poi ce ne sono tanti: il desiderio invidioso, il desiderio di riconoscimento, il desiderio angosciante, il desiderio sessuale, il desiderio d’amore. A Prato l’andrologo Nicola Mondaini, famoso per il manuale “Wikipene”, spiega la fisiologia e, involontariamente, la psicologia mettendo in guardia il mondo maschile dalla medicalizzazione del desiderio. Troppe pillole blu in giro, anche tra in ragazzi. Mentre la scrittrice Natasha Solomons rivaluta Cleopatra, diversa da come ce l’ha raccontata Shakespeare, la seduttrice non più giovane, coinvolta nelle complesse dinamiche politiche dell’amore. Nel romanzo “E io sono Cleopatra”, Solomons la considera soprattutto una stratega del desiderio: il suo corpo era uno strumento.
Già Umberto Eco, negli anni ‘70 aveva colto un’ ossessione per il desiderio come categoria culturale. Mezzo secolo dopo il filosofo Byung-Chul Han proclama che l‘Eros è in agonia. Viviamo una particolarissima contraddizione. Oggi non c’è quasi niente di proibito. Vuoi vivere in una comune poliandrica? Bene. Vuoi sviluppare sentimenti romantici verso l’intelligenza artificiale del tuo telefono? Splendido. Vuoi una maratona di sesso promiscuo con centinaia di partner nel corso di pochi anni? Serviti pure. Vuoi” farlo strano” (ricordate il film con Carlo Verdone), kinky, sadomaso? Non c’è problema. A parte commettere reati o violare il consenso di un’altra persona, c’è ben poco che non si possa fare nel mondo sviluppato. Eppure la solitudine è al massimo storico e secondo David Baker, popolarissimo divulgatore specializzato in antropologia e biologia evolutiva, “uno studio ha rilevato che la frequenza di sesso occasionale è calata del 14 % fra il 2007 e il 2017. Nello stesso periodo, gli under 30 che dichiarano di non aver fatto sesso nell’anno precedente è quasi raddoppiato”: Ragioni? Il massiccio uso di social media riduce il numero di situazioni in cui può accendersi spontaneamente il desiderio (Mondaini è d’accordo con Baker) , i corteggiamenti di persona tendono a essere più selettivi quando si guarda una foto sull’app, rispetto a rimorchiare in discoteca. E il porno online ha sostituito la realtà.
Però desideriamo desiderare. I cinque romanzi della saga “After” di Anna Todd, diventati altrettanti film, un’odissea del voglio-non posso- non devo, sono ora una collezione di fragranze con nomi come “Sin” e “Secret.” Desideriamo desiderare. Perciò Giulia Savarese ha appena creato Almoud (mandorla affumicata, fiori bianchi, oud) immaginando una sintesi chimica del desiderio.” Un po’ come nell’indimenticabile romanzo di Patrick Süskind, “Il Profumo” (1985) dove il protagonista cerca disperatamente di sintetizzare l’odore meraviglioso dell’amore (e uccide per ottenerlo)” racconta. Lei pensa di esserci riuscita senza far male a nessuno, e la sua linea si chiama UAHIQUE (Uniamo anime uniche). Concorda con il filosofo Maurizio Ferraris che sostiene, in barba all’apocalittico Byung-Chul: “Oggi non si desidera meno, solo che i codici sono cambiati. Se c’è una cosa che non ci abbandona mai, dalla nascita alla morte, è proprio il desiderio, Non è un sovrappiù culturale, una moda. L’intelligenza artificiale può calcolare, ottimizzare, riprodurre schemi; ma non soffre per la distanza fra ciò che è e ciò che potrebbe essere. Anche quando le piattaforme digitali sembrano saturare ogni attesa con una risposta immediata, non eliminano il desiderio, lo riorganizzano”.
Poi, mettendo da parte la filosofia, ci sono le canzoni, del passato e del presente. Sarà un caso, ma, come ricorda il critico musicale Gino Castaldo, le più belle sono in gran parte ispirate dal desiderio, “pensiamo a Judy Garland che guarda lontano e canta “Over the rainbow”, o ai Pink Floyd di Wish you were”. Ma potremmo citare anche Sanremo e “Per sempre sì”. Invocato nelle più amate canzoni napoletane e nelle serenate di ogni tempo, assume forme nuove e impreviste. Anche “Imagine” di John Lennon era un gigantesco inno al desiderio. Osava chiedere un mondo liberato (quanto mai attuale). Cerchiamo di non essere troppo montaliani (nel senso di Eugenio Montale). Di sapere come nella poesia “Non chiederci la parola” soltanto “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”.