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“Il senso del dovere e la competenza? Non bastano più. Non vince chi sa di più ma chi collega meglio. Se l’Intelligenza Artificiale sa rispondere, il talento umano starà nel fare domande”: parla Arturo Artom

L'imprenditore presenta il suo nuovo libro e spiega perché, nell'era dell'intelligenza artificiale, curiosità e capacità di collegare idee contano più del sapere specialistico

di Redazione FqMagazine
“Il senso del dovere e la competenza? Non bastano più. Non vince chi sa di più ma chi collega meglio. Se l’Intelligenza Artificiale sa rispondere, il talento umano starà nel fare domande”: parla Arturo Artom

Divertirsi mentre si lavora conta più della competenza e del senso del dovere? Sì, secondo Arturo Artom, imprenditore e innovatore nel settore delle telecomunicazioni, che nel libro La nuova intelligenza – Connetti le idee. Esplora. Divertiti (Piemme) riflette sui cambiamenti imposti dall’era digitale. In un’intervista al Corriere della Sera si sofferma proprio sul concetto di “nuova intelligenza”: “È la nostra intelligenza che cambia. In 40 anni di esperienza col digitale, si è creato un nuovo ambiente cognitivo e siamo a un salto evolutivo. La competenza e il senso del dovere, centrali nel Novecento, non bastano più, perché la nuova intelligenza è la capacità di collegare i nodi: mondi, idee e persone diverse. Non vince chi sa di più, ma chi collega meglio”.

Un approccio non immediato da accettare, tanto che la giornalista Candida Morvillo gli chiede in che senso il tradizionale senso del dovere possa essere considerato superato. “Funzionava in un mondo con regole chiare e obiettivi riconoscibili, in cui, se facevi bene, il sistema ti premiava. Ma quando il contesto cambia di continuo, puoi fare tutto ‘come si deve’ e scoprire che non serve. E il dovere, da solo, non innova. A innovare è il divertimento, ovvero piacere di fare, curiosità, coraggio di sbagliare. Nel Novecento funzionava il bravino: studiava, obbediva, faceva carriera. Ma il bravino rischia di essere sostituito dall’intelligenza artificiale, perché il suo è un sapere verticale. Il futuro sarà delle menti orizzontali”.

Artom ha parole positive persino per una pratica spesso demonizzata come lo scrolling sui social: “È un radar ed è un allenamento che abitua alla selezione rapida, al passaggio da un contesto all’altro. Il lavoro del futuro chiederà questo: meno fissità, più velocità decisionale e capacità di collegare mondi diversi (…). Lo scrolling è la ginnastica della nuova intelligenza”.

L’intervista, pur breve, offre diversi spunti di riflessione, compreso quello sulla scuola che, secondo l’imprenditore, “dovrebbe insegnare a fare domande. Se l’intelligenza artificiale sa rispondere, il talento umano starà nel fare domande collegando storia, tecnologia, arte, scienze e persone”.

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