Tre gip per gli arresti, Nordio incontra l’Anm e conferma il rinvio della riforma: “Nessuno è tenuto all’impossibile”
“Ad impossibilia nemo tenetur”, nessuno è tenuto all’impossibile. Con il suo solito latino, Carlo Nordio ha confermato all’Associazione nazionale magistrati l’intenzione di rinviare a data da destinarsi l’entrata in vigore della norma sul gip collegiale, fissata al 25 agosto prossimo in base alla sua riforma del 2024. Parliamo della previsione in base alla quale, quando il pm chiede la custodia cautelare in carcere per un indagato, a decidere non sarà più un singolo giudice per le indagini preliminari, ma un collegio di tre: una trovata “garantista” fortemente contestata dai magistrati, che denunciano il rischio di paralisi organizzativa dei tribunali a causa delle carenze di organico non ancora risolte. Nei giorni scorsi il ministro della Giustizia aveva anticipato la decisione di rinviare l’applicazione della novità in un’intervista al Corriere: l’annuncio ufficiale è arrivato mercoledì durante l’incontro al ministero con la giunta dell’Anm, il sindacato di giudici e pm, e il Consiglio nazionale forense (Cnf) l’organismo istituzionale di rappresentanza degli avvocati.
Il faccia a faccia – il primo dopo il referendum – si è svolto nella sala Livatino del palazzo di via Arenula: per il governo, oltre a Nordio, c’erano il viceministro Francesco Paolo Sisto (Forza Italia) e i due sottosegretari, il leghista Andrea Ostellari e la new entry Alberto Balboni di FdI. Presente anche il nuovo capo di gabinetto Antonio Mura, che ha sostituito Giusi Bartolozzi. Quello del gip collegiale è stato uno dei primi temi posti dai magistrati, che hanno chiesto di rinviare l’entrata in vigore della norma fino alla piena copertura degli organici (a giugno 2025 in tutta Italia c’erano 680 gip in servizio effettivo a fronte di 803 previsti). Una richiesta a cui non si sono opposti gli avvocati, pur sottolineando la necessità di arrivare in futuro all’applicazione. Dal ministero, come anticipato nei giorni scorsi, è arrivata la richiesta a entrambe le categorie di avanzare proposte per la depenalizzazione di alcuni reati, accolta con un certo scetticismo dai magistrati. Tra gli altri punti discussi, la situazione delle carceri, la mancanza di risorse negli uffici e il futuro degli addetti all’Ufficio per il processo (Upp), gli “assistenti giudici” assunti con i fondi del Pnrr i cui contratti scadranno il 30 giugno.
“Abbiamo esposto quelle che per noi sono le emergenze del settore giustizia, a partire dal necessario rinvio del gip collegiale e dalla stabilizzazione dell’Ufficio per il processo”, comunica l’Anm in una nota. “Abbiamo apprezzato alcune disponibilità e il rinnovato clima di dialogo, ma restano le nostre preoccupazioni per il futuro dell’Ufficio per il processo – elemento necessario per garantire l’efficienza del sistema giustizia – su cui confidiamo di ricevere presto rassicurazioni puntuali”. Il presidente Giuseppe Tango esprime soddisfazione: “In un dialogo assai costruttivo e in una cornice assai cordiale, si è tornato finalmente a trattare dei temi e dei problemi reali che affliggono il sistema giustizia e a cui bisogna dare risposte concrete. Dopo la bufera referendaria è ora di voltare pagina e di riannodare i fili del dialogo”, dice. “Questo è stato soltanto un primo incontro di tanti, ma in molti dei temi che abbiamo posto all’attenzione del ministro si è registrata sicuramente un’apertura”. Da via Arenula confermano che “il ministro ha ascoltato con attenzione le posizioni rappresentate, apprezzando il carattere costruttivo degli interventi e riservandosi ogni opportuno approfondimento. L’incontro si è concluso con l’espressione del comune intento di calendarizzare in tempi brevi un nuovo confronto”, si legge in una nota.