“Arresto confezionato, agivano come una squadretta”, l’accusa per 5 vigili urbani fermati a Milano. Tra loro agente imputato per il pestaggio di una trans
“Agivano come una squadretta” e avrebbero “confezionato” l’arresto illegale di un pusher. Cinque appartenenti alla Polizia Locale di Milano sono stati arrestati all’alba di giovedì 6 agosto con le accuse di arresto illegale, falso ideologico e peculato. Le misure cautelari in carcere, disposte dal giudice per le indagini preliminari Elio Sparacino su richiesta della Procura di Milano, sono state eseguite dal reparto Radiomobile dello stesso Corpo. L’indagine, coordinata dal pm Giovanni Tarzia, è nata dalla denuncia presentata dall’avvocato difensore di un uomo arrestato lo scorso 16 luglio. Secondo l’accusa, durante quell’operazione gli agenti avrebbero sottratto circa 1.400 euro alla persona fermata, circostanza che ha dato il via agli accertamenti.
Le telecamere
Determinante per l’inchiesta è stata la visione delle immagini delle telecamere di sorveglianza, acquisite su richiesta della difesa dell’arrestato. Come evidenzia il gip nell’ordinanza, i filmati “dimostrano in maniera incontrovertibile la veridicità delle dichiarazioni” rese dal pusher che, con la sua denuncia, ha fatto scattare l’indagine culminata negli arresti. A fare chiarezza sono anche le immagini del distributore di benzina lungo via Ludovico Il Moro a Milano, ma non quelle del Comune, chiarisce il giudice.
Gli accertamenti svelano l’esistenza di una telecamera dell’impianto di videosorveglianza del Comune di Milano installata su un palo della luce all’incrocio tra via Ludovico il Moro e via Santi Ferrando che “avrebbe dovuto inquadrare perfettamente la zona del distributore di carburante ove si sarebbero svolte, secondo quanto sostenuto dagli indagati, le operazioni di arresto”. Tuttavia, tale telecamera “risultava inspiegabilmente bloccata” scrive il gip Sparacino nella misura cautelare.
Il giorno dell’arresto la telecamera restituisce immagini parziali tre le ore 15 e le 18.30. La telecamera prima “perfettamente funzionante” risulta “bloccata e orientata in direzione della periferia” senza mai offrire alcuna immagine nitida di ciò che interessa. Alle ore 17.51, “quindi a distanza di 51 minuti dall’arresto”, la telecamera “riprende, inspiegabilmente, il suo corretto funzionamento”. La richiesta della difesa del pusher di acquisire le immagini della telecamera del distributore Ip si rivelano un colpo vincente perché insieme a quelle del Comune di Corsico “confermano in maniera granitica”, sostiene il gip, le dichiarazioni rese dal pusher.
Gli arrestati e le accuse
In carcere sono finiti gli agenti Mattia Rignanese, Denni Dileo, Vincenzo Compagnone, Rosario Piscopo e la commissaria Ilenja Sabato. Quest’ultima è accusata anche di calunnia per aver trasmesso in Procura atti in cui incolpava lo spacciatore, “che sapeva innocente”, di resistenza a un pubblico ufficiale con falsi verbali con l’aggravante di aver abusato dei poteri di pubblico ufficiale”.
Stando alla ricostruzione degli inquirenti, gli indagati avrebbero pianificato l’intervento scegliendo preventivamente l’acquirente al quale il pusher avrebbe dovuto consegnare circa 500 grammi di hashish. Non potendo intervenire nel territorio del Comune di Corsico, gli agenti avrebbero progettato di raggiungere la zona con due auto civetta: la prima, guidata dall’acquirente pur senza alcun titolo per condurre un veicolo in uso alla Polizia Locale, e la seconda con a bordo gli altri operatori.
Le immagini di videosorveglianza documenterebbero con chiarezza la cessione della droga nel parcheggio di viale Liberazione, a Corsico, il successivo arresto in flagranza dello straniero e gli elementi che, secondo il giudice, costituiscono gravi indizi a carico dei cinque indagati. Nell’ordinanza il gip scrive che gli agenti avrebbero “artatamente confezionato una serie di atti – il verbale di arresto e gli ulteriori verbali – al fine di far apparire l’arresto come legittimamente avvenuto in territorio di loro competenza”. I cinque saranno interrogati venerdì nel carcere di San Vittore.
L’ipotesi su altri episodi
La misura cautelare riguarda esclusivamente i fatti del 16 luglio, ma il giudice evidenzia nell’ordinanza anche altri episodi analoghi ancora in fase di approfondimento. Le esigenze cautelari individuate sono il rischio di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio. Tra gli arrestati figura Vincenzo Compagnone, 55 anni il prossimo 21 agosto, già imputato in un altro procedimento per il pestaggio della donna transgender Bruna, avvenuto il 24 maggio 2023 e diventato un caso nazionale.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, proprio Compagnone avrebbe fatto contattare lo spacciatore da un finto acquirente, attirandolo a Corsico, fuori dal territorio di competenza della Polizia Locale di Milano. L’uomo sarebbe stato quindi caricato con la forza su un’auto civetta e successivamente trasferito su una vettura di servizio. Nel frattempo sarebbe stata perquisita la sua Opel Corsa e, secondo l’accusa, Compagnone avrebbe attestato falsamente di aver rinvenuto all’interno del veicolo circa mezzo chilo di hashish. L’agente risponde inoltre di falso per aver contribuito alla redazione del verbale in cui si afferma che il pusher avrebbe opposto resistenza durante una perquisizione che, secondo gli inquirenti, non sarebbe mai avvenuta.
Nel processo relativo al pestaggio di Bruna, Compagnone è imputato per lesioni aggravate e falso. Nel corso di una delle ultime udienze ha sostenuto di non essersi accorto del colpo inferto con il manganello dotato di distanziatore e di aver ritenuto più plausibile che le ferite fossero state provocate dalla stessa donna durante il trasporto, sbattendo ripetutamente la testa all’interno dell’auto di servizio, circostanza poi riportata nel verbale.