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Viaggio nella Sardegna anti overtourism: l’altra faccia dell’isola tra ritmi antichi, borghi dei centenari e il “segreto” della longevità

Alla scoperta di una Sardegna che non è solo mare, ma tradizioni tramandate di generazione in generazione, natura e senso di comunità che resistono al turismo mordi e fuggi

Testo di Emanuele Corbo
Viaggio nella Sardegna anti overtourism: l’altra faccia dell’isola tra ritmi antichi, borghi dei centenari e il “segreto” della longevità

“Who wants to live forever”, cantavano i Queen 40 anni fa. Probabilmente nessuno vorrebbe vivere per sempre, eppure tra trattamenti di crioterapia e la ricerca di presunti elisir di lunga vita, in molti non disdegnerebbero di poter spostare il capolinea della propria esistenza un po’ più in là. E mentre guerre e nuovi timori globali sembrano far perdere ai viaggi parte della loro leggerezza, rendendo i collegamenti aerei e navali sempre più incerti, c’è chi continua a custodire un’idea di benessere legata a ritmi antichi e relazioni umane. Come accade in Sardegna, dove alcune zone vantano un’eccezionale concentrazione di persone che tagliano e superano il traguardo dei 100 anni. Siamo volati sull’isola per cercare di carpire il loro segreto e, ci si perdoni lo spoiler prematuro, la verità è che il segreto non c’è.

Le coordinate di viaggio

La nostra base per questa “missione speciale” è il Falkensteiner Resort Capo Boi a Villasimius, a una cinquantina di minuti d’auto dall’aeroporto di Cagliari. Un resort a 5 stelle immerso nell’Area Marina Protetta di Capo Carbonara, in una baia contornata da mare cristallino, scogliere e sabbia fine. Malgrado il tempo insolitamente grigio per il mese di maggio, la bianca facciata in stile moresco della struttura sembra ugualmente illuminare il cielo. All’interno, nell’ampia hall, trovano posto arredi di fattura pregiata, dai cuscini con pattern marini ai grandi tappeti fatti al telaio con la tipica lavorazione “a pibiones” realizzati da Mariantonia Urru, storica azienda dell’artigianato locale. Attraversando l’atrio circolare, la vista si apre sul giardino e sul mare, mentre l’olfatto viene solleticato dai profumi della macchia mediterranea che qui regna sovrana: l’elicriso, per molti l’inconfondibile “odore di Sardegna”, la lavanda, il mirto, ma anche la maggiorana e il rosmarino. Aromi che tornano nei trattamenti della spa dell’hotel, dove oli essenziali e rituali wellness reinterpretano in chiave contemporanea ciò che la terra offre.

Le “blue zone” del Professor Pes

È in questa cornice che incontriamo il Professor Gianni Pes, medico e accademico presso l’Università di Sassari, che sul finire dello scorso millennio contribuì a identificare in alcune aree della Sardegna una significativa presenza di centenari, dando origine al concetto di “blue zone”. Osservando i dati epidemiologici, Pes si accorse che nei paesi montani dell’Ogliastra la mortalità risultava sensibilmente più bassa rispetto al resto dell’isola e dell’Italia intera. “Quando presentai questi dati in Francia, nel 1999, non venni creduto. Anzi, fui anche sbeffeggiato”, racconta. Insieme al demografo belga Michel Poulain trascorse poi mesi a verificare registri e certificati, che finirono per confermare la sua intuizione. Nacque così l’espressione “blue zone”, ispirata a una cartina della Sardegna su cui segnava con un pennarello blu i comuni più longevi, creando “una nuvola di puntini” nella zona montuosa centrale. Oggi in tutto il mondo si parla di “zone blu” per identificare aree particolarmente longeve, da Okinawa, in Giappone, all’isola greca di Ikaria, fino alla penisola di Nicoya, in Costa Rica. Pes sottolinea come la definizione di “zona blu” risponda a precisi criteri demografici, a partire dall’indice di longevità estrema. E che non esiste alcun ingrediente segreto: “I geni possono creare una predisposizione. Sono poi alimentazione (privilegiando cibi poco processati e di origine soprattutto vegetale), attività fisica, rete sociale, esposizioni ambientali e cure a decidere quanta parte di quella predisposizione si realizza”, spiega a FQMagazine. Proprio il senso di comunità continua ad avere un peso decisivo: “Nelle aree di longevità non si invecchia da soli. L’anziano resta dentro il tessuto sociale: ha un ruolo, una responsabilità, viene ascoltato. La solitudine cronica, invece, è uno dei principali fattori di rischio nell’invecchiamento”.

Alla scoperta di Orroli, il “paese dei centenari”

Le parole del Professore trovano riscontro immediato a Orroli, borgo di 2mila anime nella subregione del Sarcidano, a un’ora e mezza di strada da Villasimius. A portarci alla scoperta di quello che è anche noto come il “paese dei centenari” è Maria Paola Loi, vulcanica guida di FA Travel, operatore di cui il resort si avvale per garantire agli ospiti esperienze di viaggio personalizzate. “Il nostro lusso è la natura”, dice orgogliosa mentre risaliamo il territorio del Sarrabus, ai margini della dorsale dei Sette Fratelli. Le nuvole basse e grigie accarezzano le distese di olivastri, ginepri, roverelle, aranceti e querce da sughero. Immancabili i vigneti, l’80% dei quali è destinato alla produzione di Cannonau. Sono terre primordiali, poco antropizzate, e la vista di canyon che si aprono all’improvviso ci fa sentire un po’ come il “Viandante sul mare di nebbia” di Friedrich. Ad accoglierci una volta a destinazione è un paese dove il tempo scorre lento. Le persone che si incontrano per strada si contano sulle dita di una mano, con buona pace di quei turisti che arrivano fin qui speranzosi di imbattersi nei nonnini centenari come fossero pezzi da museo da esibire in piazza. Il ricordo di uno di loro, però, campeggia su un murale in via Roma. È Giovanni Frau, entrato nella storia come uno dei centenari più longevi d’Europa, e morto nel 2003 a 112 anni e mezzo. Alla sua memoria e a quella dei propri cari, l’orrolese Viviana Sirigu ha dedicato “Kentos, il pane dei centenari”. Nel panificio, attivo dal 2007, si producono circa 600 kg di pane al giorno con un lievito madre tramandato di generazione in generazione da almeno trecento anni. Viviana ha lasciato un lavoro statale a tempo indeterminato per riprendere l’antica tradizione della panificazione che lei stessa aveva sperimentato già da bambina, quando aiutava la madre a produrlo per il sostentamento familiare. All’inizio quasi nessuno credeva che quell’idea potesse funzionare. Oggi, invece, dietro il progetto Kentos ruotano non meno di 60 famiglie. “Tutto è iniziato 20 anni fa, quando mia mamma mi ha donato un pezzettino di lievito madre, diventato il gioiello dell’azienda”, ci spiega nel suo “regno”, dove interi ripiani di panini riposano in attesa di essere infornati, mentre da quelli già cotti si libera il profumo del lentisco, la cui legna è appena bruciata nel grande forno. “Per il nostro pane usiamo solo grano duro della varietà Senatore Cappelli – prosegue –. Il risultato è un pane diverso, saporito e digeribile, come quello consumato dai nostri antenati”.

Tradizioni longeve che resistono

Viviana non è l’unica ad aver avuto il coraggio di riprendere in mano vecchie tradizioni. Rosalba Piras è tra le artigiane che continuano a tramandare l’antica arte dell’intreccio del giunco, che in passato ha fatto la fortuna di San Vero Milis, piccolo comune in provincia di Oristano, storicamente legato alla produzione di cesti. “Fino agli anni ’80, il 70% dell’economia del paese era garantito dalla cestineria” racconta mentre ci mostra i suoi manufatti, vere e proprie opere d’arte che trovano spazio anche in alcune camere del Falkensteiner Resort Capo Boi. L’avvento della plastica ha cambiato le carte in tavola, e oggi Rosalba porta avanti il suo lavoro con i materiali che a fatica riesce a reperire. L’intento è difendere un patrimonio culturale che rischia di scomparire, tenendolo vivo e facendolo dialogare con il presente.

Un “nuovo” turismo per la Sardegna

Lasciato alle spalle l’entroterra sardo e rientrati sul mare di Villasimius, una nuova consapevolezza si fa spazio tra i pensieri, intanto che il vento della sera soffia senza riuscire a sgombrare il cielo dalle nuvole: il vero lusso qui non è stare lontani dal territorio, ma entrarci dentro davvero. E nelle orecchie risuonano le parole di Anna Pitzalis, che a Orroli ci ha ospitato insieme alla sorella in un’antica casa padronale sarda per condividere i sapori genuini del territorio. Riuniti intorno a una tavola imbandita di prodotti locali, dalla ricotta fresca ai formaggi e ai salumi, mentre i commensali si raccontano pagine anche delicate delle proprie vite, Anna ci guarda e, indicandoci uno a uno, dà la chiave di lettura del viaggio: “Questa è longevità. Buon cibo, socialità. Vivere un posto, non farne solo turismo”.

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