Turchia, chiusa l’università privata Bilgi: così il presidente Erdogan elimina l’ennesima fonte critica
Il giorno dopo aver parlato al telefono con il presidente americano Donald Trump, l’autocrate turco Recep Tayyip Erdogan ha chiuso via decreto l’Università Bilgi, il principale e piú autorevole ateneo privato della Turchia, con sede a Istanbul. Senza alcuna spiegazione, il Sultano, dopo vari tentativi di normalizzarla, si è tolto cosí una delle – per lui- piú dolorose spine nel fianco che da anni costituivano un ostacolo alla sua inarrestabile ascesa verso l’agognata dittatura. Non va mai dimenticato che durante un comizio, nei primi anni della sua leadership, iniziata nel 2003 con il premierato, Erdogan aveva definito la democrazia “ un taxi che si prende quando serve e poi si scende”. È improbabile che la tempistica della decisione sia casuale. Alcune ore prima della conversazione del presidente turco con Trump, un tribunale di Istanbul, peraltro, aveva di fatto sostituito il leader del principale partito di opposizione, il CHP. Sembra che Erdogan abbia dunque ottenuto il semaforo verde da Trump per trasformare la Turchia in una dittatura ancora più dura. I docenti della Bilgi, cosí come i suoi studenti, durante questi ultimi anni avevano protestato piú volte contro le interferenze dittatoriali di Erdogan che ha licenziato e sostituito i rettori imponendo al loro posto suoi fedelissimi senza alcuna competenza in ambito universitario. La ragione di tanta acredine verso la Bilgi è la sua cifra di sinistra, laica e pluralistica, anche in termini di confessione e orientamento sessuale.
Per arrivare alla chiusura si è dovuta revocarne la licenza operativa, costringendola di fatto alla chiusura, secondo una decisione pubblicata questa mattina sulla Gazzetta Ufficiale, dopo che l’università era stata sequestrata dallo Stato nell’ambito di un’indagine penale lo scorso anno. L’Università Bilgi di Istanbul è stata fondata nel 1996 e acquistata da Can Holding nel 2019. Le società di Can Holding sono state sequestrate dallo Stato nell’ambito di un’indagine per riciclaggio di denaro, evasione fiscale e criminalità organizzata lo scorso anno. Un amministratore fiduciario è stato nominato per gestire l’università in seguito al sequestro dello scorso anno. L’università conta circa 22.000 studenti, di cui circa 3.400 iscritti nel 2025.
I media turchi affermano che gli studenti continueranno i loro studi presso l’Università di Belle Arti Mimar Sinan, l’istituto garante dell’Università Bilgi di Istanbul. Un istituto garante deve essere un’università pubblica. E oggi tutte le università pubbliche sono sotto il tallone del presidente che sta facendo piazza pulita di tutti i suoi avversari politici per poter presentarsi alle elezioni presidenziali che si terranno fra un anno e mezzo senza alcun rivale in grado di sconfiggerlo. E, infatti, il sindaco “sospeso” di Istanbul, Ekrem Imamoglu, candidato del CHP – partito laico, repubblicano e di centro sinistra- e dato per vincente dai sondaggi è sotto processo con accuse prefabbricate. Ed è sotto processo, rimanendo dietro le sbarre, anche la maggior parte dei sindaci del suo stesso partito. Imamoglu è in carcere dal marzo del 2025.