Jonathan Andic è indagato per la morte del padre Isak Andic, patron del marchio di moda Mango. Un colpo di scena in una vicenda che, almeno inizialmente, era stata archiviata come un tragico incidente di montagna.
Jonathan Andic, vicepresidente del gruppo spagnolo del fast fashion, chiederà ora di essere interrogato nuovamente dalla giudice istruttrice dopo avere analizzato il fascicolo dell’inchiesta, composto da circa 1.400 pagine. A guidare la sua difesa è Cristóbal Martell, tra i penalisti più noti di Spagna, deciso a smontare sia il presunto movente economico sia le conclusioni contenute nel rapporto dei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana.
L’imprenditore si trova attualmente in libertà provvisoria dopo il pagamento di una cauzione da un milione di euro. Secondo quanto riportato da EFE, tra gli elementi che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati ci sarebbero alcune conversazioni tra padre e figlio che, secondo la difesa, sarebbero però “decontestualizzate”, “parziali” e in alcuni casi addirittura risalenti al 2018.
Ma per gli inquirenti il quadro sarebbe più ampio. A pesare sarebbero anche un’impronta sul terreno ritenuta incompatibile con uno scivolamento accidentale, alcune lesioni giudicate anomale dall’autopsia e diversi punti ritenuti contraddittori nel racconto di Jonathan Andic.
“Non ci sono e non ci saranno prove”, fa sapere la famiglia, sostenendo di avere portato avanti il progetto voluto dal fondatore di Mango: creare una fondazione benefica a cui destinare parte del patrimonio familiare. Se il progetto si è fermato, spiegano i legali, è stato soltanto per la riapertura dell’indagine sulla morte dell’imprenditore.
“Premeditazione e preparazione della morte”: l’ordinanza d’arresto
Nell’ordinanza d’arresto, riportata dai media spagnoli, si parla di “premeditazione e preparazione della morte”. Secondo gli investigatori, il 45enne avrebbe visitato tre volte il luogo della tragedia prima dei fatti. La morte di Isak Andic risale al dicembre 2025. Padre e figlio si trovavano vicino alle grotte di Salnitre, nella zona di Collbató, ai piedi del massiccio di Montserrat, in provincia di Barcellona, per un’escursione. Durante la passeggiata il fondatore di Mango, 71 anni, precipitò per circa 150 metri. Con lui c’era soltanto Jonathan, il maggiore dei tre figli, che fin dall’inizio ha negato qualsiasi coinvolgimento. Fu lui stesso a chiamare i soccorsi intorno alle 13, attivando il servizio d’emergenza 112 e le squadre di recupero.
Un ruolo centrale nell’inchiesta sarebbe ora attribuito a un’impronta trovata nel punto della caduta. Secondo gli specialisti dell’unità di montagna dei Mossos, quella traccia sarebbe stata “forzata”, cioè realizzata per simulare uno scivolone accidentale. Anche l’autopsia avrebbe escluso l’ipotesi dell’incidente: le lesioni riportate da Isak Andic sarebbero infatti considerate “incompatibili con una semplice caduta”.
La giudice individua inoltre un “possibile movente economico”. A metà 2024, il fondatore di Mango avrebbe espresso l’intenzione di creare “una fondazione per aiutare persone svantaggiate” e modificare il proprio testamento. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Jonathan Andic “era a conoscenza del fatto che suo padre volesse cambiare il testamento” e avrebbe cambiato atteggiamento nei suoi confronti, proponendogli una “riconciliazione” culminata proprio nell’escursione a Montserrat. Una delle tante passeggiate amate da Isak Andic, appassionato di montagna, ma che il 14 dicembre scorso si trasformò nella sua ultima uscita.