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“Dopo il Mondiale per Club ero devastato. Da lì nasce l’intervista, volevo condividere ciò che avevo visto”: Lautaro spiega come è nato il double dell’Inter

"Chi vuole restare deve restare, chi non vuole restare deve andare via", disse il capitano nerazzurro dopo la sconfitta con il Fluminense. Poi la riunione con Chivu e il via a una "nuova" Inter vincente
“Dopo il Mondiale per Club ero devastato. Da lì nasce l’intervista, volevo condividere ciò che avevo visto”: Lautaro spiega come è nato il double dell’Inter
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Il double dell’Inter è nato lì, negli Stati Uniti, dopo l’eliminazione agli ottavi di finale del Mondiale per club contro il Fluminense. Da un discorso di Lautaro. E lo conferma anche l’argentino: “Dopo il Mondiale per club ho rischiato di finire in un tunnel. Ero devastato. Da quello stato d’animo nasce l’intervista successiva all’eliminazione con il Fluminense. Sono uscito, ho infilato la maglietta e ho detto quello che pensavo”, ha dichiarato nel corso di un’intervista a La Gazzetta dello Sport. “Il messaggio deve essere chiaro: chi vuole restare deve restare, chi non vuole restare deve andare via“, disse quella sera Lautaro Martinez. Poi la riunione voluta da Chivu, un nuovo inizio e i successi di quest’anno.

“Ho pensato a molte cose, ho sofferto molto. Non dico di aver chiesto di andare via, ma dentro di me percepivo la sensazione che se fosse arrivata un’offerta importante forse…”, ha spiegato il capitano nerazzurro. “Volevo condividere quello che avevo visto nello spogliatoio. Da capitano era doveroso. Poi sono andato in vacanza e per tre settimane non mi sono allenato, ho mangiato e basta. Infatti al rientro pesavo un po’ di più…”.

Uno sfogo che ha davvero dato il via a un nuovo inizio nello spogliatoio nerazzurro, devastato dalla sconfitta per 5-0 contro il Psg e poi dalla delusione del Mondiale per Club. “Non so se l’Inter sarebbe ripartita senza quel discorso. Ma aver parlato in pubblico ha fatto rumore. Ma ce l’avevo anche con me stesso, perché non ero esente da colpe. Poi Chivu ci ha dato una mano, portando aria nuova. Senza nulla togliere a Simone, che ci ha fatto vivere quattro anni meravigliosi”.

Tra Lautaro Martinez e l’Inter c’è ormai un legame speciale, quasi atipico nel mondo del calcio di questi tempi. “Sicuramente vorrei chiudere la carriera qui. Non ho ancora le chiavi di Appiano, ma quasi… Con la mia famiglia siamo felici, abbiamo anche un ristorante, i bambini vanno a scuola e hanno i loro amici. Oggi per me è difficile immaginarmi da un’altra parte. Nel calcio non si sa mai, ma se non mi mandano via io rimarrò qui”. Anche se i momenti complicati non sono mancati: “Ho avuto tanti problemi personali, soprattutto fuori dal campo, prima che nascesse mia figlia. E la terapia mi ha aiutato, per esempio a gestire i momenti in cui non facevo gol. Certe volte dubitavo di me stesso, se fossi ancora in grado di giocare a calcio, se meritassi di essere il Dieci dell’Inter. Pensate dove può arrivare la mente umana. Lì ho capito che avevo bisogno di supporto, perché mi stavo infilando in un tunnel”.

175 reti segnate da Lautaro Martinez con la maglia dell’Inter, il terzo della storia nerazzurra. Davanti a lui solo Giuseppe Meazza al primo posto (284 gol) e Alessandro Altobelli (209): “Dico la verità: non so nemmeno quanti gol ho segnato. So che sono terzo nella classifica di sempre dell’Inter e stop. Non è una cosa che guardo. Sarebbe bello perché Meazza è la Storia, dell’Inter e di Milano. Potrei farcela ma devo ricominciare a tirare i rigori (ride di nuovo, nda)”.

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