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“Sinner a casa nostra gioca con le mie figlie, il primo tuffo l’ho fatto a 3 anni in una fontana di Roma per prendere i pesci rossi. Quando ho perso il mio cagnolino blu di peluche ero disperata”: parla Tania Cagnotto

L'ex campionessa si racconta al Corriere della Sera: dalle cene a Bolzano con il numero uno del tennis all'ingresso nel gotha mondiale, 34 anni dopo papà Giorgio

di Redazione FqMagazine
“Sinner a casa nostra gioca con le mie figlie, il primo tuffo l’ho fatto a 3 anni in una fontana di Roma per prendere i pesci rossi. Quando ho perso il mio cagnolino blu di peluche ero disperata”: parla Tania Cagnotto

Il numero uno del tennis mondiale che smette i panni del fuoriclasse per mettersi a giocare con le bambine nel salotto di casa, lontano dai riflettori. È un ritratto inedito e intimo di Jannik Sinner quello che emerge dalle parole di Tania Cagnotto. Ospite a cena nella sua abitazione di Bolzano, l’altoatesino ha mostrato un lato puramente familiare. “È più amico di mio marito Stefano, Alex Vittur è stato il tramite”, ha raccontato l’ex tuffatrice al Corriere della Sera. “Ha una forza mentale spaventosa ma per me prevale l’affetto nei suoi confronti, a casa giocava con le mie bimbe. Fatica a ritagliarsi sprazzi di vita normale che per lui sono importantissimi, per essere Jannik di Sesto Pusteria e non il numero uno al mondo cercato da tutti. Bisogna rispettarlo nel suo voler proteggere la privacy, la famiglia e gli amici stretti”.

Un paragone, quello con Sinner, che Cagnotto utilizza anche per analizzare l’eredità lasciata al suo sport, smentendo chi pronosticava il buco generazionale dopo il suo ritiro: “Mi ricordo le false previsioni: dopo Tania i tuffi spariranno in Italia. Invece non c’è stato alcun buco generazionale. Maschi e femmine continuano a fare risultati, Giovanni Tocci e Lorenzo Marsaglia, Chiara Pellacani e Matteo Santoro. Un atleta forte riesce a trascinare il movimento, soprattutto i giovani. Guardate nel tennis come gli azzurri stanno crescendo anche grazie a Jannik”. Del fatto che il suo nome sia diventato sinonimo di tuffi nel linguaggio comune, ammette: “Mi fa sorridere. E mi fa pure piacere essere riuscita a far conoscere un po’ di più i tuffi, in fin dei conti il nostro è uno sport poco conosciuto”.

L’ingresso nella Hall of Fame e le origini

L’intervista arriva all’indomani del suo 41esimo compleanno (festeggiato il 15 maggio) e del suo ingresso ufficiale nella Swimming Hall Of Fame, quarta donna italiana dopo Calligaris, Grimaldi e Pellegrini, e a 34 anni di distanza dal padre Giorgio. “È un onore immenso. Da anni con mio padre ci eravamo ripromessi di tornare in Florida insieme. Gli dicevo: quando entrerò nella Hall of Fame faremo un viaggio di famiglia per tornare nel Museo dove c’è già il tuo nome. Mannaggia, un vero peccato non riuscire ad andarci. La cerimonia di introduzione si è sempre tenuta a fine estate, tra agosto e settembre, ma questa volta l’hanno anticipata. Fort Lauderdale è un mio posto del cuore, ogni anno era una delle mie gare preferite”.

Sui suoi primi passi, i ricordi sono nitidi: “Mi raccontano di un primo tuffo casuale a tre anni, scivolata nella fontana dell’Acqua Acetosa di Roma mentre cercavo di prendere i pesci rossi. Io invece ricordo con precisione i primi tuffi nel gruppetto di Bolzano che allenava mia mamma. A 8 anni ho vinto una gara ricevendo in premio un peluche, era un piccolo cagnolino blu, per anni è stato il mio portafortuna dentro lo zaino. Quando l’ho perso a 14 anni a Sydney, durante le qualificazioni per le prime Olimpiadi, ero disperata”. Sulla pressione di essere “figlia d’arte”, precisa: “Mai. I tuffi erano un divertimento, la mia ora di svago insieme ai coetanei. Nessuno mi metteva pressione o faceva paragoni. Non c’era il clamore mediatico che respirano le nuove generazioni di adesso”.

Le figlie: la pressione su Maya e la spensieratezza di Lisa

Un clamore che ha invece investito la sua primogenita, Maya, di 8 anni. “Maya ha sentito la pressione, fin da piccola è stata tempestata da domande: anche tu farai i tuffi e diventerai una campionessa come la mamma? Giocoforza ha percepito la mia presenza ingombrante, le è passata la voglia a prescindere. Ha scelto la ginnastica artistica, allenata da Vladimir Barbu che era in nazionale con me”. A chi le fa notare la propedeuticità della ginnastica, risponde: “Eventualmente dovrà essere una sua scelta, senza essere influenzata”. Diversa la gestione con la secondogenita, Lisa (5 anni): “La piccolina invece ha un carattere totalmente diverso. Lisa non ha percepito niente, ho proibito ai suoi allenatori di parlarle del mio passato agonistico, si tuffa divertendosi come una matta”. A entrambe cerca di trasmettere un principio fondamentale: “Ad amare ciò che fanno, ad impegnarsi anche quando è difficile. Da mamma spero che Maya e Lisa imparino ad accettare quando sbagliano, gli errori sono un insegnamento di vita pazzesco. Dipende tutto da come uno reagisce alle delusioni”.

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