Libri e Arte

Omogeneizzati che gocciolano sulla tastiera, torte rustiche e un unico computer da dividersi: Paola Cortellesi svela al Salone del Libro i “segreti” della scrittura di “C’è ancora domani”

Paola Cortellesi al Salone del Libro racconta come è nata la sceneggiatura di C'è ancora domani: curiosità e aneddoti inediti.

di Davide Turrini
Omogeneizzati che gocciolano sulla tastiera, torte rustiche e un unico computer da dividersi: Paola Cortellesi svela al Salone del Libro i “segreti” della scrittura di “C’è ancora domani”

Gli omogeneizzati che gocciolano sulla tastiera, le torte rustiche preparate a iosa da Paola Cortellesi e un unico portatile che i tre sceneggiatori si sono passati per mesi di mano in mano. I buffi segreti, o qualcosa che ci assomiglia, della preparazione dello script di C’è ancora domani, sono stati raccontati al Salone del Libro di Torino 2026. Cortellesi assieme ai colleghi di scrittura Giulia Calenda (sorella del leader di Azione, Carlo) e Furio Andreotti (che non è parente del Divo Giulio) hanno accompagnato in pubblico l’uscita dello script del film campione d’incassi tra il 2023 e il 2024, ora stampato in forma di libro grazie all’editore Feltrinelli. “Quando proposi al produttore Mario Gianani un film d’epoca, in bianco e nero e sulla violenza su una donna, lui ebbe un mancamento”, scherza il celebre volto comico della tv e del cinema che con C’è ancora domani ha esordito alla regia con il botto racimolando quasi 37 milioni di euro di incassi. “Nel neorealismo c’era già in embrione la commedia, guardate solo come prima dell’uccisione di Anna Magnani in Roma città aperta ci sia la scena della padellate di Aldo Fabrizi”, ricorda Andreotti. “Paola ha iniziato tutto dalle musiche.

Grazie ai brani di Daniele Silvestri, Petra Magoni e Ferruccio Spinetti aveva già ideato diverse scene senza averle ancora scritte”, aggiunge la Calenda. Il lavoro di scrittura in tre del resto, tra Andreotti, Cortellesi e Calenda era già collaudato e di successo negli anni precedenti, si penso solo ai risultati ottenuti con un Come un gatto in tangenziale. “Sapevo che stavo scrivendo un film popolare e per tutti. Avevo fatto leggere ad alcune persone lo script senza il finale, per mantenere la sorpresa (la famosa sequenza della protagonista Delia che va a votare, come tutte le donne italiane per la prima volta nel 1946 ndr) e in molti mi hanno chiesto con insistenza come andava a finire”, ha invece rammentato Cortellesi. Ed è a quel punto dell’incontro che il coordinate del tavolo, Francesco Piccolo, ha dato involontariamente la notizia della giornata, almeno a livello di cinema: “Quando io e Francesca Pontremoli abbiamo scritto Il Caimano avevamo dato lo script ai tecnici ma senza il finale. Quando Nanni Moretti decise come chiuderlo ci stampò lo script con il finale e ce lo consegnò dopo un pranzo al ristorante cinese. Rimasi talmente scioccato che quando uscì dal ristorante appoggiai lo script sulla sella del motorino, infilati il casco e filai via facendo volare per aria e quindi perdendo la sceneggiatura. Nanni non l’ha mai saputo, ma direi che il reato è caduto in prescrizione”.

Tornando infine a C’è ancora domani i tre autori hanno ricordato che ci sono voluti circa otto mesi di lavoro, che le sedute di scrittura sono state allietate dalle torte rustiche preparate dalla Cortellesi e che soprattutto su quell’unico computer su cui lavoravano in tre spesso gocciolavano tracce di omogeneizzati che la figlia della Cortellesi, Lauretta, preferiva sputazzare invece di ingurgitare e. Di C’è ancora domani ci sarà un remake (“in un paese in cui è necessario che questa storia venga raccontata”), mentre il romano usato nel film e trascritto sulla versione libraria ha subito nientemeno che delle correzioni. “Dei milanesi ci hanno corretto il romano”, chiosa la Cortellesi con un ghigno ironico dei suoi. L’applauso dopo tre anni è ancora calorosissimo e pieno. Ora ci vuole il bis. Sarà durissima.

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