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“La prima volta che mi chiamò mamma non le parlai per tre giorni. Litighiamo cinque volte al giorno, non sapevo cosa fossero le coccole: le ho imparate con lei la sera, nel lettone”: così Jo Squillo

Le due finaliste di Pechino Express si raccontano a Vanity Fair svelando i retroscena del loro legame. L'incontro nel 2018, la solitudine condivisa, i pregiudizi affrontati e la scelta di diventare "madre e figlia elettive"

di Redazione FqMagazine
“La prima volta che mi chiamò mamma non le parlai per tre giorni. Litighiamo cinque volte al giorno, non sapevo cosa fossero le coccole: le ho imparate con lei la sera, nel lettone”: così Jo Squillo

“Potevamo mettere le basi per una relazione che andasse oltre gli stereotipi, perché l’amore va ben oltre la genetica”. È con questa dichiarazione netta che Jo Squillo definisce il nucleo del suo rapporto con Michelle Masullo. Seconde classificate nell’ultima edizione di Pechino Express, le due donne hanno ripercorso in un’intervista a Vanity Fair la genesi e l’evoluzione del loro legame, sfidando le convenzioni per raccontare la storia di una famiglia “elettiva” nata non dal sangue, ma da una scelta reciproca.

L’incontro a “Detto Fatto” e la rinascita condivisa

Tutto ha inizio nel 2018 negli studi del programma televisivo Detto Fatto. Jo Squillo cura una rubrica, mentre Michelle Masullo è una giovanissima modella diciassettenne che fa la pendolare dal Friuli a Milano. “Ho visto in lei una piccola me, una coraggiosa esploratrice che si allontanava dalle sue radici e dalla sua terra e veniva a Milano per stringere tra le mani un’opportunità”, racconta Jo Squillo. L’avvicinamento umano avviene però su un terreno di comune fragilità. “Ci siamo incontrate in un momento in cui entrambe ci sentivamo sole”, spiega Michelle Masullo. “Jo stava perdendo i suoi genitori. È come se entrambe stessimo perdendo, seppur in maniera diversa, i nostri punti di riferimento”. A cementare il legame è un episodio preciso. Jo offre a Michelle di dormire nell’appartamento del padre, in quel momento ricoverato in ospedale. “Quando siamo salite nell’appartamento, in questa casa molto bella ma tanto malinconica, mamma è scoppiata a piangere nel vedere la carrozzina parcheggiata in salotto”, ricorda Michelle. “Non sapevo cosa stesse passando ma, in quel momento, ci siamo abbracciate ed è stata come una rinascita per tutte e due”.

Il rifiuto iniziale: “Non chiamarmi mamma”

Oggi Michelle chiama abitualmente Jo Squillo “mamma”, ma l’accettazione di questo ruolo non è stata immediata. Al contrario, ha generato una dura frizione iniziale. “Non ci siamo parlate per tre giorni: le dissi che non ne aveva il diritto perché sapevo che, naturalmente, una mamma lei ce l’aveva e doveva portarle rispetto”, confessa Jo Squillo. “La verità è che quella parola, mamma, mi ha evocato un grande dolore perché avevo appena perso la mia e dovevo farci i conti”. In quel momento, la showgirl comprende di poter essere un supporto per la crescita di Michelle, colmando un vuoto lasciato da una maternità biologica mai arrivata: “Sono scelte che procrastini perché devi mandare avanti il tuo lavoro, pensando che sia l’unica cosa che ti definisca”, ammette Squillo, per poi aggiungere: “Ho capito che forse eravamo destinate l’una per l’altra, e che mia mamma aveva mandato lei, un angioletto e un diavoletto a seconda di come la si voglia vedere, da me per farmi rinascere”.

La famiglia biologica e il peso dei pregiudizi

La costruzione di questo legame ha dovuto misurarsi con la reazione della famiglia biologica di Michelle, originaria di un piccolo paese friulano di cento abitanti. “Ci è voluto del tempo affinché la accettasse”, rivela la ragazza. “Spesso è stata influenzata dai giudizi negativi degli altri e io un po’ ancora ne soffro ma, dall’altra parte, non mi sembrava giusto togliere a una persona meravigliosa come Jo questo legame. Io non volevo privare nessuno di niente. Solo aggiungere qualcosa di bello”. Un’incomprensione esterna che richiama il concetto sardo dei “figli dell’anima” reso celebre da Michela Murgia. Su questo punto, le due donne sono categoriche nel respingere le critiche. “Michelle ha ricevuto tanta mancanza di rispetto e intromissione nella sua vita privata“, denuncia Jo Squillo. “Parliamo di due persone che si vogliono bene, dopotutto: perché tanto livore?”. Le fa eco Michelle: “Mi piacerebbe che un legame così particolare venisse visto da altre persone come una forza. Parliamo, dopotutto, di un amore diverso che merita rispetto”.

La convivenza milanese: liti e coccole

Oggi Jo e Michelle vivono insieme a Milano da nove anni. Ognuna ha la propria stanza, tranne quando sono in tournée, dove condividono anche la camera. La quotidianità è fatta di forti contrasti e nuovi rituali affettivi. “Litighiamo cinque volte al giorno, soprattutto per problemi di livello generazionale”, racconta Michelle Masullo, precisando però che “sono stupidaggini che non ci hanno mai permesso di perderci”. Dall’altra parte, Jo Squillo riconosce l’impatto emotivo che l’arrivo della ragazza ha avuto sul suo carattere: “Io sono figlia degli anni Ottanta e di certo non sapevo cosa fossero le coccole: le ho imparate con lei la sera, nel lettone. Ormai abbiamo i nostri rituali per prenderci cura l’una dell’altra”.

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