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Bolgia e cori da stadio per Roberto Baggio al Salone del Libro di Torino: “Sono qui grazie al buddismo”, ma nella sua autobiografia accusa Ulivieri e Lippi di invidia

Bolgia al Salone del Libro per Roberto Baggio: parla di buddismo, del rigore di Pasadena e accusa Lippi e Ulivieri

di Davide Turrini
Bolgia e cori da stadio per Roberto Baggio al Salone del Libro di Torino: “Sono qui grazie al buddismo”, ma nella sua autobiografia accusa Ulivieri e Lippi di invidia

“Quando vado a letto e non prendo subito sonno mi metto a pensare a quel giorno e dico chissà se fosse andata diversamente”. Per Roberto Baggio il pallone è un’ossessione. E quel rigore sbagliato a Pasadena forse lo è ancora di più. Lo racconta con una naturalezza quasi sfacciata al Salone del Libro di Torino dove è venuto a presentare Luce nell’oscurità (Rizzoli), una biografia spirituale intrisa di buddismo e colorata da un prezioso album fotografico sparso. La sala Oro è un’autentica bolgia di tifo, affetto e cori da stadio. Ci saranno più di 400 persone, Molte indossano magliette azzurre del Baggio nazionale. Un ragazzo è venuto fin dalla Calabria per sfiorare un ginocchio con cicatrice del suo mito. Un bambinetto seduto per terra ha i ricciolini e perfino il codino come l’ex numero 10 di Juventus e Fiorentina. “L’ho conosciuto un’ora fa e ci andrei al bar, ha un’umiltà sotterranea continua”, si esalta lo scrittore Marco Missiroli sulle cui spalle pesa il compito di dirigere un traffico a senso unico.

“L’umiltà porta a credere in te stesso – spiega Baggio – la vita mi ha insegnato che se non fossi stato umile non avrei fatto ciò che ho fatto. L’umiltà è un dono incredibile. Intanto non hai paura di imparare,anzi hai sempre il desiderio di capire e di “rubare” l’esperienza degli altri che ti potrà tornare utile un giorno”. È dal primo gennaio 1988 che Baggio è diventato buddista e da quel giorno, ogni giorno, pratica un’ora di meditazione: “Se sono qui è grazie a cosa mi ha insegnato il buddismo”, continua a ripetere con insistenza il campione vicentino. Mentre è del 16 maggio di 22 anni fa il suo ritiro ufficiale dal calcio. “C’è stato un periodo della mia vita che quando non provavo dolore (Baggio si sfiora il ginocchio sinistro ndr) mi preoccupavo (risate in sala ndr). Non è vittimismo. È stata la mia realtà, però l’ho affrontata bene e ho avuto l’energia per andare oltre”.

Più che un ex calciatore il “divin codino” sembra un piccolo guru, tutto verde, dalla camicia al completo, che scuote la testa ad ogni complimento. “C’era un tabaccaio a Coldogno quando ero bambino che teneva dei palloni in vetrina. Ci passavo davanti sempre. I palloni li guardavo e riguardavo (si commuove ndr). Quando è arrivato il pallone con tutte le bandierine delle nazioni non ho più resistito. Entrai e dissi che il papà lo autorizzava a darmi il pallone”. A parte le sgridate paterne, Baggio e il pallone diventano una cosa sola: lui se lo porta a tavola, a letto, nel corridoio, non riesce a stare fermo e a farne a meno, “era una malattia”. E a scuola come andava? “Altra domanda?”, fa l’ex regista bresciano. Sul palco della sala Oro ritornano le immagini di Roberto bambino con gli otto tra fratelli e sorelle a pranzo coi genitori, il padre taciturno sempre chino sul lavoro e non proprio incline ai complimenti: “L’ho criticato ma poi con l’età ho cambiato giudizio (si commuove ndr)”.

Per Baggio arriva infine anche il momento rabbia: “Come tutte le cose dipende da come la usiamo: è positiva se va verso la luce, il valore, verso il ricreare qualcosa che ha senso, si usa la rabbia perché non si riesce a raggiungere obiettivo, ad esempio; se invece la uso per violenza o fare male non ha più senso”. Il Baggio pubblico sembra un santo laico, pieno di premure e ripensamenti riparatori, di timidezza e pudore. Anche se a dire il vero sfogliando il volume che lo vede a mani giunte in copertina in un capitolo che abbiamo sbirciato lancia tuoni e fulmini contro Ulivieri e Lippi, entrambi rei di “invidiarlo” e di avergli fatto sgarri, mobbing, e ogni tipo di ripicca perché lui era amato dai tifosi e loro, tesi tutta da verificare e discutere, molto meno. Il tabù dell’incontro ascetico torinese lo buca un signore dalla platea: “Roberto portaci ai Mondiali!”. Baggio sorride. Non raccoglie. Il buddista l’ha svirgulà. Amen.

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