“Il governo Meloni si è impantanato? Ho paura di sì, ho molta paura di sì”, commenta Massimo Ghini a DiMartedì. “Quello a cui assistiamo è dare molto lavoro ai nostri comici, quello che dicono Luca e Paolo ormai è un manifesto politico non solo satira. Essendo conosciuto mi fermano, sapendo anche le mie posizioni politiche, e mi fanno delle domande come se io potessi rispondere però capisco che c’è un malessere. Vorrebbero risposte per capire se c’è una prospettiva, oggi credo che questo governo non stia dando nessuna prospettiva”, la bocciatura dell’attore nel talk show condotto da Giovanni Floris.
Ghini, ospite in studio con Pierluigi Bersani, ha ricordato l’importanza della Festa della Liberazione: “Io sono figlio di un partigiano deportato a Mauthausen sento sempre sulla mia pelle l’importanza del 25 aprile. Avendo una certa eredità, quella di ricordare quello che è stato quel periodo, mio padre aveva solo vent’anni”. L’attore, dopo aver visto due filmati con dichiarazioni discusse di Donald Trump e del presidente del Senato La Russa, ha continuato: “Non mi fa più ridere Trump. Questo atteggiamento che c’è, il non parlare degli argomenti, affrontarli con una certa aggressività: nasce dall’essere fascisti. È questo il punto, non mi nascondo dietro le parole. Io penso che la seconda carica dello Stato debba stare dentro i limiti della Costituzione, non chiedo altro”.
“Per fare politica bisogna studiare, il livello culturale oggi è terribile”, ha concluso Ghini. “Giorgia Meloni è furbescamente intelligente, motivo in più per darsi una mossa. Fa politica da quando ha diciassette anni e la sa fare – aveva dichiarato a Il Foglio lo scorso gennaio – ma non ci dimentichiamo che tutte le volte che la destra ha vinto le elezioni è perché noi ci siamo presentati divisi. È il nostro sport preferito, fin dai tempi della Fgci e di Potere operaio e di Lotta continua. La disunione è la nostra specialità, la nostra malattia endemica. E adesso ci tocca di nuovo sentire, in tv, tra politici che parlano tra loro o con giornalisti che fanno politica pure loro, tutte queste chiacchiere da suocere, queste elucubrazioni sul centro e i centri e le diverse comunità cattoliche nel Pd? Stimo Romano Prodi, lo dico e lo sottolineo, ma ho partecipato alla fondazione del Pd e rivendico l’idea di socialdemocrazia. Se chi proviene da una storia diversa sente il bisogno di dare una mano in modo diverso, benissimo, ma ora la priorità, per non affogare, è occuparsi dei problemi del paese e delle persone”.