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Germania, il cancelliere Merz crolla nei sondaggi: solo il 13% dei tedeschi lo appoggia. Gli analisti: “Una cosa mai vista prima”

Il sondaggio Forsa mostra un cancelliere sempre più in difficoltà, in una Germania che fatica a ripartire. L'analista Matuschek: "Picchi negativi anche in passato ma così rapidi mai". Bordata di fischi per Merz anche al congresso dei sindacati Dgb
Germania, il cancelliere Merz crolla nei sondaggi: solo il 13% dei tedeschi lo appoggia. Gli analisti: “Una cosa mai vista prima”
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Era il 6 maggio quando Friedrich Merz ha festeggiato un anno di governo. Solo sei giorni dopo, un sondaggio Forsa pubblicato da Bild rivela un crollo vertiginoso dei consensi: solo il 13% dei tedeschi lo appoggia. “Ci sono stati picchi negativi anche per i cancellieri precedenti, ma che qualcuno in questa posizione scendesse sotto il 15% non lo avevamo mai visto prima”, ha commentato Peter Matuschek, il capo dell’istituto di rilevamento, tanto stupito da aver consultato gli archivi storici prima di esprimersi. Tra i partiti, l’estrema destra di Afd svetta con il 27%, seguono la ‘sua’ Cdu/Csu (22%) e poi la Spd (12%). La perdita di consensi riguarda direttamente sia i conservatori che i socialdemocratici che “hanno perso un terzo della loro sostanza”, ha commentato l’analista. Entrambi i partiti di governo nelle urne del 2025 erano usciti con i risultati peggiori di sempre, ma ora i numeri vanno anche peggio. Tutti dati che erano già emersi in parte da un sondaggio di Deutschlandtrend secondo cui solo il 15% dei tedeschi si riteneva soddisfatto dell’operato di Merz: questo per Matuschek, “è un nuovo livello mai visto prima”.

La rivelazione di Forsa arriva poco prima del comitato di coalizione previsto per la sera del 12 maggio. Una riunione a cui il cancelliere si presenterà con dei numeri impietosi: l‘87% degli intervistati si è dichiarato insoddisfatto del governo federale. Secondo Matuschek, a incidere maggiormente sul parere degli elettori tedeschi sono state le altisonanti promesse in campagna elettorale mai mantenute, ma anche la mancanza di leadership. Quando si è insediato, un anno fa, Merz aveva promesso un cambio di marcia per la Germania: oggi la crescita resta debole, l’industria non ritrova l’antica competitività e le frizioni politiche interne pesano sia all’estero che in patria. Il punto più debole rimane quello economico: secondo l’Ufficio federale di statistica Destatis il Pil tedesco è cresciuto nel primo trimestre del 2026 dello 0,3%, oltre le aspettative, ma allo stesso tempo ad aprile la disoccupazione ha superato i 3 milioni. Nello stesso mese il ministero dell’Economia ha dimezzato la previsione di crescita per il 2026 dall’1% allo 0,5%, tagliando anche la stima per il 2027 allo 0,9%.

Per il cancelliere, dalla crescita economica passa tutto perché senza quella “non esiste uno stato sociale efficace“. Così, come riporta Bild, ha detto il leader di Cdu al congresso federale della Confederazione dei sindacati tedeschi (Dgb) del 12 maggio. Sapeva che sarebbe stato difficile ma forse non si aspettava 15 minuti di fischi, striscioni e urla da parte della platea. Davanti a 400 delegati ha fatto un appello a considerare il processo di riforma come un’opportunità anziché una minaccia: “Abbiamo trascurato la modernizzazione del nostro Paese – ha detto – La Germania deve darsi una mossa”. Moltissimi fischi però sono arrivati quando il cancelliere ha descritto le misure di risparmio per l’assicurazione sanitaria pubblica e la riforma delle pensioni in arrivo in estate: “Non è dovuto ad alcuna malizia da parte mia o del governo federale – si è giustificato – È una questione demografica e matematica”.

I problemi però non riguardano solo Merz. Secondo il sondaggio Forsa, le difficoltà maggiori arriveranno per l’Spd e i suoi co-leader Lars Klingbeil e Bärbel Bas. Per gli analisti a preoccupare maggiormente sono gli scarsi risultati ottenuti nei Länder perdendo così “terreno anche a livello statale” con “due presidenti che a quanto pare non vanno nemmeno nella stessa direzione”. Un problema che inevitabilmente si riflette anche sul governo perché i socialdemocratici sono indispensabili per la maggioranza al Bundestag di appena 26 voti, ma allo stesso tempo sono il principale freno alle riforme più liberali promesse da Merz. La coalizione di governo tra Cdu/Csu e Spd è molto lontana da quel “cambiamento di rotta” che aveva promesso un anno fa.

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