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Dalle tombe degli etruschi al ponte sospeso nel vuoto: la guida per un weekend in Tuscia tra Tarquinia, Viterbo e Civita di Bagnoregio

Un itinerario in auto di tre giorni per scoprire la Tuscia tra eredità etrusca, borghi di pietra e paesaggi vertiginosi

Testo di Emanuele Corbo
Dalle tombe degli etruschi al ponte sospeso nel vuoto: la guida per un weekend in Tuscia tra Tarquinia, Viterbo e Civita di Bagnoregio

Vallate dove lo sguardo si perde, attraversate da tramonti che sembrano riscrivere il paesaggio. È la magia della Tuscia, area che ingloba l’Alto Lazio e parte di Toscana e Umbria. Prima che arrivi l’estate, questo è il periodo ideale per una gita alla scoperta dell’antica regione storica, cuore della civiltà etrusca. Sebbene ci si trovi a un’ora e mezza di treno da Roma, è preferibile spostarsi in macchina: i mezzi pubblici non sono la soluzione migliore, tra corse poco frequenti e orari che difficilmente vengono incontro alle esigenze del turista. Soprattutto se si vuole fare una fuga dalla città per 72 ore o poco più.

Alla scoperta degli etruschi

Tarquinia può essere una buona idea come prima tappa a cui dedicare almeno un’intera giornata, specialmente se si ha un debole per l’archeologia. Nella parte alta del paese, infatti, è d’obbligo visitare la Necropoli dei Monterozzi, patrimonio UNESCO: le tombe dipinte raccontano il rapporto degli etruschi con l’aldilà tra banchetti, danze e scene di vita quotidiana. Ma la bellezza di questo borgo è in ogni angolo: i vicoli in pietra, le mura medievali lungo le quali passeggiare e le tante chiese che nel centro storico spuntano una dopo l’altra. La più suggestiva è quella di Santa Maria in Castello, che si staglia su uno sperone di roccia. Raggiungendola da via di Porta Castello l’impatto visivo è ancor più notevole. A proposito di viste che riempiono gli occhi, se si parla di belvedere c’è solo l’imbarazzo della scelta tra l’Alberata “Dante Alighieri”, il belvedere di via della Ripa e quello di San Giacomo. Quest’ultimo, in particolare, merita che ci si arrivi dall’omonima via quando il sole inizia a calare. Lo spettacolo che è in grado di offrire passo dopo passo mentre si avanza verso la chiesa, anch’essa intitolata al Santo, vale da solo la visita della città. Al confine tra il centro storico e l’abitato moderno – la cosiddetta “barriera” – si trova il Museo Archeologico Nazionale, ospitato dal 1924 all’interno di Palazzo Vitelleschi. Una tappa necessaria per leggere davvero la città, capire chi erano gli etruschi e “tradurre” il loro mondo.

A Tarquinia la cultura si riflette anche a tavola: l’osteria Eklettica racconta la Tuscia attraverso prodotti locali, mentre la Belle Hélène, premiata con le Tre Torte del Gambero Rosso, propone una pasticceria di ispirazione francese ma con ingredienti e suggestioni che restano legati al territorio.

Basta mezz’ora d’auto per raggiungere Tuscania. La strada è già parte del viaggio: colline, campi aperti, pochissimo traffico. Anche qui non è difficile farsi rapire da panorami che chiedono di essere osservati più che fotografati, come quello che si apre dalla Basilica di San Pietro, tra le espressioni più alte del romanico nell’Italia centrale. Poco oltre, Santa Maria Maggiore, considerata la prima cattedrale di Tuscania con origini che risalgono all’8° secolo. Per rifocillarsi vale la pena mettere le gambe sotto il tavolo di “Convivial”, il ristorante del giovane chef Andrea Astolfi, che in un maestoso palazzo storico porta avanti la propria idea di cucina fatta di territorio, stagionalità rigorosa, tecnica evidente ma mai ostentata e un profondo senso umano del cucinare.

La città dei papi

A conclusione della seconda giornata c’è lei, Viterbo, sintesi perfetta di questo territorio, dove ogni pietra sembra avere qualcosa da raccontare. Il modo più indicato per scoprirla è perdersi nel quartiere di San Pellegrino, uno dei complessi medievali meglio conservati d’Europa, tra profferli, archi sospesi, scalinate esterne e piazzette improvvise. La luce del pomeriggio cambia completamente la percezione degli spazi, rendendo il peperino quasi caldo, vivo. Il Palazzo dei Papi, simbolo di un’epoca in cui la città fu sede pontificia e teatro del primo conclave della storia, è a un tiro di schioppo, così come la Cattedrale di San Lorenzo, che completa il nucleo monumentale del colle del Duomo, cuore politico e religioso della Viterbo medievale.

Sospesi nel vuoto

Il terzo giorno on the road inizia da Vitorchiano, che pare scolpito direttamente nella roccia. Il centro storico è un intreccio di vicoli stretti, archi in pietra e piccole piazze che si aprono su affacci vertiginosi sulla valle. Poco fuori dal borgo c’è spazio anche per una sorpresa inaspettata: il celebre Moai di Vitorchiano, statua monumentale scolpita da maestri provenienti dall’Isola di Pasqua che aggiunge un elemento spiazzante al paesaggio laziale.

Ultima tappa Civita di Bagnoregio, che regala un’esperienza difficile da dimenticare. Si lascia l’auto e si attraversa a piedi il lungo ponte sospeso per entrare in quella che viene definita “la città che muore”. La verità è che Civita resiste, ostinata, su uno sperone di tufo che sembra sgretolarsi lentamente. In questo caso si può tranquillamente fare a meno di una lista di cose da vedere: nella frazione che conta solo una decina di abitanti, si viene per capire cosa significhi davvero isolamento. E forse è il modo migliore per concludere il viaggio in Tuscia, con una delle immagini più potenti che questo territorio offre di sé, insieme poetica e fragile.

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