Il mondo FQ

Crisi del settore elettrodomestici, il tavolo fantasma di Urso: istituito a inizio 2024 e mai convocato

Doveva "definire le politiche industriali strategiche" per il rilancio e "interventi normativi" specifici. In due anni, zero riunioni. Ora dà la colpa della fuga di Electrolux al Green Deal
Crisi del settore elettrodomestici, il tavolo fantasma di Urso: istituito a inizio 2024 e mai convocato
Icona dei commenti Commenti

Lo definì “necessario” per “conoscere le esigenze della filiera”, descritta come un “settore portante dell’eccellenza del Made in Italy”. La finalità era quella di “definire le politiche industriali strategiche per il rilancio”, così da “rendere competitivo il settore” nonché “sostenere l’occupazione”. Puntava, insomma, a “interventi normativi” specifici e a “politiche e linee di azione dedicate”.

Il tavolo fantasma

Era il 22 febbraio 2024 quando il ministro delle Imprese Adolfo Urso pronunciava queste parole nel giorno dell’insediamento del tavolo permanente sul settore dell’elettrodomestico. Accanto a lui il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, e la sottosegretario Fausta Bergamotto. Toni trionfalistici, obiettivi roboanti. In due anni e tre mesi, dopo quella prima convocazione, le riunioni sono state zero. Le aziende della filiera e sindacati non hanno mai più ricevuto alcuna convocazione. Più che un tavolo strategico, un tavolo fantasma. Nato, tra l’altro, già zoppo. Al primo incontro non c’erano rappresentanti di WhirlpoolElectrolux. Cioè le aziende principali in termini di volumi e di occupazione nel settore del bianco nel nostro Paese e le stesse che, in questi due anni, hanno deciso di indebolire la loro presenza. Quel giorno al Mimit, ricorda una fonte sindacale a Ilfattoquotidiano.it, “c’erano solo piccole imprese della componentistica”. Il ministro comunque non ha mai nemmeno provato ad andare avanti nel tracciare una politica industriale per il comparto, lasciando che il fragoroso annuncio diventasse lettera morta.

La crisi del settore era annunciata

Nonostante, a prendere per buone le sue motivazioni, il Green Deal che ha subito messo sul banco degli imputati per i 1.700 licenziamenti annunciati da Electrolux esistesse già all’epoca e non sia cambiato di una virgola nel frattempo. Eppure Urso ammetteva che la filiera è strategica per l’Italia. Stando ai numeri di Confartigianato riferiti al 2024, conta 319 imprese per un totale di 24mila addetti e genera un fatturato di 9 miliardi di euro. E la situazione, già due anni fa, era in peggioramento: negli stessi giorni in cui il tavolo al Mimit veniva ufficialmente partorito, Il Fatto pubblicava un articolo in cui si parlava di “crisi annunciata”, citava esplicitamente Whirlpool a Electrolux, e si faceva riferimento a un settore “preda di multinazionali”.

Beko nel guado dopo 950 esuberi

La storia ha preso esattamente quella strada. Whirlpool è stata definitivamente venduta ai turchi di Beko, che solo dopo una lunga trattativa hanno ridotto i tagli fermandosi a 950 esuberi e la dismissione della fabbrica di Siena con i suoi 299 operai, promettendo al contempo 300 milioni di investimenti. L’accordo del 14 aprile 2025 è però ancora in alto mare: quindici giorni fa, i sindacati hanno denunciato il “pesante utilizzo” della cassa integrazione negli stabilimenti nonostante le quasi mille uscite volontarie incentivate siano ormai completate, inoltre il sito toscano aspetta ancora la reindustrializzazione. Si sa solo che esistono nove interessamenti: in vantaggio ci sarebbe una vendita spezzatino con tre soggetti in fabbrica che riassorbirebbero 153 lavoratori, quando l’accordo quadro ne prevedeva 229. Risultato: oltre mille posti di lavoro persi, uno stabilimento ancora in bilico e al momento un terzo degli investimenti previsti.

L’addio di Candy e la macelleria di Electrolux

A giugno 2025, l’ex Candy – dal 2018 nelle mani della cinese Haierha chiuso i battenti delle linee produttive a Brugherio, che è ora un polo logistico europeo per pezzi di ricambio, e ridotto il personale di 100 unità. E ora tocca a Electrolux, che a gennaio 2024 aveva già dichiarato una prima tranche di esuberi con 373 operai e impiegati allontanati attraverso uscite incentivate. Nonostante fondi pubblici e finanziamenti europei per supportare attività di ricerca&sviluppo in Italia, il colosso svedese ha annunciato il taglio di 1.700 posti e la chiusura del sito marchigiano di Cerreto d’Esi. La decisione è figlia di una politica globale di ridimensionamento. Colpa delle politiche ambientali di Bruxelles, sostiene il ministro, facendo finta di non vedere che su 4mila licenziamenti in tutto il mondo, oltre il 40% si concentri in Italia. A rischio ci sono i lavoratori di tutti i siti da Porcia a Susegana passando per Solaro e Forlì. Urso ha convocato azienda e sindacati il 25 maggio al ministero. Il tavolo permanente doveva servire a “sostenere l’occupazione”, invece eccone un altro per discutere una crisi e tentare di ridurre il perimetro dei licenziamenti.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione