A settembre il matrimonio, poi gli applausi al Teatro Brancaccio di Roma lo scorso 9 maggio con lo spettacolo “Non ci pensare”, come rimedio per combattere l’ansia (“prima della pandemia ero preso proprio male”) e poi i 40 anni appena compiuti, sempre il 9 maggio. Andrea Dianetti di strada ne ha fatta dalla quinta edizione del talent “Amici di Maria De Filippi”. Il talent show in qualche modo era entrato molto prima nella sua vita.
“Frequentavo un corso di recitazione e di danza: mi chiamavano ‘Kledi’ per prendermi in giro. – ha confessato a Vanity Fair – Anni dopo, quando ad Amici ho conosciuto davvero Kledi, gliel’ho detto e abbiamo esorcizzato la cosa. Ricordo che a quel tempo facevo karate per provare a difendermi anche se, quando sei uno contro quindici, puoi fare ben poco. Dopo Amici ho preso parte a tantissimi progetti e ho lavorato, ma notavo che pian piano le cose rallentavano. Un po’ ci ho sofferto, ma dopo mi sono reinventato ed è andata alla grande”.
L’adolescenza non è stata facile: “Sono passato da essere amato e popolare alle medie a essere preso a zainate in faccia al liceo: è stato drammatico perché è come se fossi passato dalle stelle alle stalle tutt’un tratto senza rendermene conto. Spesso scappavo: andare a scuola era un’agonia. Però mi sono legato a un ragazzo un po’ più grande di me che mi ha fatto scoprire tantissimi musical e che è ancora oggi responsabile di buona parte della mia cultura cinematografica”.
Il padre è venuto a mancare prestissimo: “L’ho perso quando avevo 9 anni: guardavo gli altri che potevano contare su una figura che io non avevo più. Mia madre è stata bravissima sia con me che con mia sorella che, all’epoca, aveva 3 anni, ma ci sono dei limiti umani che non puoi superare. Crescendo mi sono reso conto che i genitori sono molto più umani di quanto li vediamo: hanno le loro debolezze e le loro mancanze. Non sono imbattibili. L’arte mi ha aiutato a staccare e a rifugiarmi da un’altra parte”.