Il derby Roma-Lazio senza data e orario: dietro l’ennesima figuraccia della Serie A c’è la presunzione del calcio
Prendiamo un torneo di tennis, che è diventato uno dei grandi eventi del Paese. Aggiungiamoci un derby decisivo per la corsa Champions. Mettiamoci pure un pizzico di burocrazia, le prescrizioni del Viminale, i paletti del calendario e delle pay-tv, la politica che straparla. Il risultato di questo bel mix è Roma-Lazio senza una data e nemmeno un orario, l’ennesimo pasticcio del calcio italiano.
La stracittadina della Capitale è diventata un caso nelle ultime ore, vista la concomitanza con la finale degli Internazionali di tennis del Foro Italico, e l’impossibilità di disputare il match in serale per motivi di ordine pubblico. Con l’aggravante che il problema non riguarda solo quella ma altre 3-4 partite, in virtù dell’obbligo di contemporaneità nelle ultime giornate per squadre in corsa per lo stesso obiettivo, cioè il quarto posto (dunque di sicuro anche Juventus-Fiorentina, Genoa-Milan e Como–Parma, a cui si aggiungerà Pisa–Napoli se gli azzurri non vinceranno stasera). La Lega Calcio punta a far disputare le gare domenica alle 12.30, così da avere margine prima della finale del tennis (intorno alle 17). Il Questore di Roma (e in tal senso si è pronunciato anche il ministro Abodi) spinge invece per il posticipo a lunedì pomeriggio. In giornata ci saranno gli ultimi incontri decisivi e verrà presa una decisione.
A prescindere da come finisca, però, la questione è un’altra: possibile che nessuno in Serie A abbia pensato che non fosse un’idea geniale giocare il derby proprio nell’unica settimana in cui il Foro Italico è occupato dagli Internazionali? Che non si potesse evitare di aggiungere decine di migliaia di tifosi di pallone, con tutte le complicazioni che questi portano, alle migliaia del tennis già presenti nell’area? Le date del torneo sono note da più di un anno.
La Lega ha qualche scusante, ma nemmeno troppe. È vero che quando è stato stilato il calendario della Serie A (cioè a giugno 2025), non era ancora arrivato il divieto per le gare a rischio in notturna che ha complicato tutto (però il Viminale lo aveva ampiamente anticipato alla Figc, dopo i fattacci dell’ultimo derby). In un Paese normale, poi, gestire due grandi eventi in contemporanea non sarebbe una tragedia. Però l’Italia un Paese normale non è, e poi, per quanto al Foro Italico siano attrezzati per ogni tipo di situazione, onestamente non si vede la necessità di complicarsi così la vita da soli. Quindi ai millemila vincoli che la Lega impone all’algoritmo che elabora il calendario (vedi gli accorgimenti che sono stati adottati per Inter e Milan durante le Olimpiadi di Milano–Cortina), se ne poteva bene aggiungere uno per evitare il derby di Roma nel corso degli Internazionali.
Forse si è sottovalutato il grado di complicazione che questa contemporaneità avrebbe generato. O magari c’è stato anche un pizzico di involontaria presunzione. Quell’innato senso di superiorità che il pallone proprio non riesce a togliersi di dosso, pensando che tutto gli sia dovuto, che le sue esigenze vengano prima del resto (la Lega in questa stessa settimana ha piazzato pure la finale di Coppa Italia). Quando invece ormai domenica il vero evento nazionale sarà la finale del tennis, specie se Jannik Sinner dovesse rivincere il trofeo di casa dopo 50 anni precisi d’attesa (l’ultima volta, Panatta nel 1976). Mentre il derby sempre più provinciale interessa al massimo a una città (e nemmeno tutta, visto che la metà laziale diserterà per protesta). Il calcio ormai è quasi sgradito al Foro Italico, o certo non è più l’ospite d’onore.
Comunque sia, a rimetterci è proprio il pallone. Siamo entrati nella settimana che decide la stagione e molte squadre ancora non sanno quando scenderanno in campo. Praticamente mezza Serie A si ritroverà a giocare in un orario inviso a tifosi e giocatori, o addirittura di lunedì pomeriggio, danneggiando gli ascolti tv di una giornata potenzialmente da record. Anche da questi piccoli dettagli si capisce la credibilità di un campionato.