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“L’hantavirus non è un altro Covid”: il direttore dell’Oms rassicura gli abitanti di Tenerife con una lettera

Tedros Adhanom Ghebreyesus ha spiegato che i passeggeri della nave Mv Hondius saranno trasferiti nel porto di Granadilla per poi essere rimpatriati nei rispettivi Paesi
“L’hantavirus non è un altro Covid”: il direttore dell’Oms rassicura gli abitanti di Tenerife con una lettera
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“Questo non è un altro Covid 19″. È questo il cuore della lettera scritta su X dal direttore generale dell’Organizzazione mondiale della salute, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ai cittadini di Tenerife per rassicurarli dopo i tre decessi da hantavirus avvenuti a bordo della nave MV Hondius, che attraccherà nel porto industriale di Granadilla, sull’isola delle Canarie, per poi trasferire i passeggeri rimasti a bordo verso l’aeroporto e rimpatriarli nei rispettivi Paesi d’origine.

“Non è abituale che scriva direttamente alla gente di una comunità, ma oggi sento che non solo è appropriato, ma necessario”, ha spiegato il direttore dell’Oms per motivare la decisione di placare gli animi sul terrore di una possibile nuova pandemia: “So che siete preoccupati. So che quando ascoltare la parole ‘focolaio’ o ‘epidemia’ e vedete una nave avvicinarsi alle vostre coste, affiorano ricordi che nessuno di noi è riuscito a superare del tutto – ha scritto Ghebreyesus riferendosi al coronavirus – ma ho bisogno che ascoltiate con chiarezza: questo non è un altro Covid 19″.

Nella lettera il direttore ha spiegato inoltre che i passeggeri della nave saranno trasferiti nel porto industriale di Granadilla “in veicoli sigillati e sorvegliati” e lungo “un corridoio completamente isolato” per poi essere rimpatriati direttamente nei rispettivi Paesi. Ghebreyesus ha poi ringraziato il premier spagnolo Pedro Sánchez per aver accolto questa richiesta, definendo la decisione della Spagna come “un atto di solidarietà e un dovere morale”. Per il numero uno dell’Oms la scelta di Tenerife “non è stata arbitraria” ma è stata effettuata in base a un Regolamento sanitario internazionale che impone di individuare “il porto più vicino con capacità mediche sufficienti”.

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