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“La perdita di peso è solo la punta dell’iceberg”: via libera in Europa alla semaglutide in compresse, ecco come funziona la nuova pillola Wegovy e quali gli effetti collaterali

Per comprendere le potenzialità e i limiti di questa novità terapeutica abbiamo intervistato l’endocrinologa Anna Maria Colao, già presidente Sie (Società italiana di endocrinologia)
“La perdita di peso è solo la punta dell’iceberg”: via libera in Europa alla semaglutide in compresse, ecco come funziona la nuova pillola Wegovy e quali gli effetti collaterali
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L’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha dato parere positivo alla prima formulazione orale di semaglutide indicata specificamente per il trattamento dell’obesità. Se il via libera sarà confermato dalla Commissione europea, la compressa di Wegovy diventerà la prima terapia orale della classe dei GLP-1 approvata in Europa per la gestione cronica del peso corporeo. La semaglutide è già nota per l’impiego nelle formulazioni iniettabili utilizzate contro obesità e diabete di tipo 2. La nuova versione in compresse è destinata agli adulti con obesità (indice di massa corporea superiore a 30) oppure in sovrappeso (BMI superiore a 27) associato ad almeno una patologia correlata al peso, come diabete, ipertensione, dislipidemia, apnea ostruttiva del sonno o malattie cardiovascolari, sempre in associazione a dieta equilibrata e attività fisica.

Come si assumerà la compressa

La terapia prevede l’assunzione quotidiana di una compressa, con una progressiva titolazione del dosaggio fino alla dose di mantenimento di 25 mg al giorno. Come già avviene per altre formulazioni orali di semaglutide, il farmaco deve essere assunto a digiuno per garantirne il corretto assorbimento. I risultati clinici che hanno sostenuto la richiesta di autorizzazione mostrano una perdita media di peso del 16,6% dopo 64 settimane di trattamento, un dato nettamente superiore rispetto al placebo. Oltre alla riduzione ponderale, gli studi suggeriscono benefici metabolici e cardiovascolari già osservati con la semaglutide iniettabile. Per comprendere le potenzialità e i limiti di questa novità terapeutica abbiamo intervistato l’endocrinologa Anna Maria Colao, già presidente Sie (Società italiana di endocrinologia), professore ordinario di Endocrinologia e malattie del metabolismo, cattedra Unesco di Educazione alla salute e allo sviluppo sostenibile, università Federico II di Napli, tra le maggiori esperte italiane di obesità.

“La compressa può ampliare l’accesso alle cure”

“La semaglutide è utilizzata per il trattamento dell’obesità da circa cinque anni in Italia e da quasi dieci negli Stati Uniti” – spiega Colao. Si tratta di un agonista del recettore del GLP-1, un ormone prodotto dall’intestino che agisce sia rallentando lo svuotamento gastrico sia aumentando il senso di sazietà. Per questo sappiamo già che è un farmaco molto efficace”. La nuova formulazione orale è indicata negli adulti, mentre la versione sottocutanea può essere utilizzata anche negli adolescenti sopra i 12 anni. “È prescrivibile nei soggetti con obesità, ma anche nelle persone in sovrappeso che presentano altre condizioni cliniche associate, come precedenti eventi cardiovascolari, apnea del sonno o altre complicanze metaboliche e respiratorie”. Secondo l’endocrinologa, la disponibilità di una compressa potrebbe favorire l’adesione alle cure in tutti quei pazienti che vivono con difficoltà la somministrazione per via iniettiva, ampliando di fatto l’accesso a un trattamento ormai consolidato.

“La perdita di peso è solo la punta dell’iceberg”

Ridurre l’obesità significa molto più che diminuire il numero riportato dalla bilancia. “L’obesità non è semplicemente un accumulo di grasso – prosegue l’esperta -. Il tessuto adiposo, soprattutto quello viscerale che si deposita intorno a fegato, reni, intestino e cuore, si comporta come un vero organo endocrino e infiammatorio. È responsabile di quella che definiamo metainfiammazione cronica, una condizione che danneggia progressivamente diversi organi”. Quando il grasso viscerale si riduce, spiega Colao, migliorano numerosi parametri clinici: dalla funzionalità epatica a quella renale, fino alla salute cardiovascolare. “Il calo ponderale rappresenta la parte visibile del fenomeno. Quello che non vediamo è il miglioramento degli organi interni e la riduzione dei processi infiammatori che alimentano molte malattie croniche”.

“Non cambia il farmaco, cambia l’indicazione”

La semaglutide orale non è una novità assoluta. Una formulazione in compresse è infatti già disponibile da alcuni anni per il trattamento del diabete di tipo 2. “Dal punto di vista della molecola non cambia nulla”, chiarisce Colao. “La differenza è che la formulazione orale era autorizzata per il diabete, mentre oggi ottiene una specifica indicazione anche per l’obesità. In passato veniva talvolta utilizzata off-label nei soggetti con obesità senza diabete; adesso la situazione viene formalizzata e i medici possono prescriverla all’interno di un’indicazione riconosciuta”.

Effetti collaterali: “Generalmente lievi e gestibili”

Tra le possibili criticità vi sono gli effetti gastrointestinali, già noti per questa classe di farmaci. “Nausea, senso di pienezza, crampi addominali e occasionalmente vomito sono conseguenze del meccanismo d’azione del farmaco – osserva Colao -. Tuttavia, quando il trattamento viene iniziato correttamente, con dosaggi molto bassi e incrementi graduali, questi effetti indesiderati sono generalmente rari e di lieve entità e nella maggior parte dei casi non impediscono la prosecuzione della terapia”.

“La pillola da sola non basta: l’obesità va curata, non aggirata”

La questione più delicata riguarda però il rischio che l’arrivo di farmaci sempre più efficaci alimenti l’idea di una scorciatoia farmacologica capace di sostituire i cambiamenti dello stile di vita. “È un rischio reale – avverte Colao -. Questi farmaci rappresentano una svolta straordinaria e quelli che arriveranno nei prossimi anni saranno probabilmente ancora più potenti grazie all’azione combinata su diversi ormoni intestinali. Ma devono essere sempre associati a una corretta alimentazione e all’attività fisica. Sempre”. La ragione è biologica prima ancora che educativa. “La semaglutide aumenta il senso di sazietà e riduce quello che chiamiamo food noise, il rumore di fondo che porta continuamente a pensare al cibo e a desiderare alimenti che non dovremmo consumare. Questo offre al paziente un’opportunità preziosa: liberarsi temporaneamente dalla pressione costante della fame e imparare nuove abitudini”.

Se però questa finestra terapeutica non viene utilizzata per modificare il comportamento alimentare, il beneficio rischia di essere parziale. “I recettori su cui agiscono questi farmaci possono andare incontro a una sorta di assuefazione fisiologica. Se il paziente non viene educato a gestire diversamente l’alimentazione e il proprio rapporto con il cibo, nel tempo potrebbe tornare a mangiare in modo scorretto anche continuando la terapia”. Per questo Colao insiste sulla necessità di potenziare la rete degli specialisti dedicati alla cura dell’obesità. “Avremo a disposizione strumenti terapeutici sempre più efficaci, ma serviranno medici preparati a utilizzarli correttamente. Perdere peso non è una pratica improvvisata: richiede competenze specifiche esattamente come il trattamento di qualsiasi altra malattia. L’obesità è una patologia seria, complessa e profondamente individuale. Non esistono soluzioni valide per tutti. I nuovi farmaci – conclude Colao – possono cambiare la storia naturale della malattia, ma soltanto se vengono inseriti all’interno di un autentico percorso di cura”.

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