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L’estate arriva troppo presto, ma il corpo non è pronto: cosa succede con il caldo improvviso e i sintomi da non sottovalutare

Ne abbiamo parlato con il professor Francesco Franceschi, Direttore della Medicina d'Urgenza e Pronto Soccorso della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS di Roma
L’estate arriva troppo presto, ma il corpo non è pronto: cosa succede con il caldo improvviso e i sintomi da non sottovalutare
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Siamo ancora a maggio, ma in molte città italiane il termometro ha già raggiunto valori tipici del pieno dell’estate. Secondo i climatologi del Cnr, nei prossimi giorni le temperature potrebbero avvicinarsi o addirittura superare i record storici del periodo, con punte fino a 35-36 gradi nella Pianura Padana e oltre 33 gradi in diverse regioni del Centro-Sud. Ma un caldo così intenso e improvviso non rappresenta soltanto un disagio: mette sotto pressione un organismo che non ha ancora avuto il tempo di adattarsi alle condizioni estive. A risentirne possono essere soprattutto anziani, persone con patologie croniche, bambini e lavoratori esposti all’aperto, ma anche soggetti in buona salute o chi svolge attività sportiva. “Il passaggio repentino da temperature ancora quasi invernali a quelle estive mette inevitabilmente sotto stress il nostro organismo – spiega il professor Francesco Franceschi, Direttore della Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS di Roma -. Non siamo preparati né dal punto di vista fisiologico né da quello comportamentale. Continuiamo a vestirci in modo pesante, a seguire abitudini alimentari tipiche dei mesi freddi e spesso anche a bere meno acqua rispetto a quanto sarebbe necessario”.

Il corpo impreparato all’estate

Secondo l’esperto, il problema non è soltanto il valore assoluto delle temperature, ma la rapidità con cui aumentano. In poche settimane si passa da giornate fresche a condizioni che richiedono un completo cambio di stile di vita. “In inverno tendiamo a consumare pasti più abbondanti e ricchi di grassi, assumiamo meno liquidi e spesso anche più alcolici. Quando il caldo arriva improvvisamente, tutte queste abitudini diventano un fattore di rischio. Bisognerebbe invece alleggerire l’alimentazione, aumentare l’idratazione, modificare l’abbigliamento e persino ripensare gli orari delle attività quotidiane”. Anche l’esposizione al sole richiede maggiore cautela. Se durante i mesi freddi stare all’aperto nelle ore centrali della giornata non crea particolari problemi, con temperature elevate il rischio cambia radicalmente.

Quando il caldo diventa pericoloso

L’effetto più temuto è il colpo di calore, una condizione che può manifestarsi quando l’organismo perde la capacità di regolare efficacemente la propria temperatura. Che cosa succede in questo caso? “Il colpo di calore è sostanzialmente un eccessivo riscaldamento del sistema nervoso centrale dovuto a un’esposizione prolungata al sole – spiega Franceschi -. Quando i meccanismi di termoregolazione non riescono più a funzionare correttamente, il cervello viene esposto a temperature troppo elevate e le normali funzioni neurologiche possono essere compromesse”. I sintomi iniziali spesso però vengono sottovalutati. “I primi segnali sono mal di testa, stanchezza marcata, senso di confusione mentale e abbassamento della pressione arteriosa. Il caldo provoca vasodilatazione e quindi tende naturalmente a far diminuire la pressione. Questi sintomi non vanno ignorati perché possono evolvere in condizioni più serie e aumentare il rischio di cadute e traumi”. Quando compaiono cefalea, debolezza intensa, capogiri o difficoltà di concentrazione, il consiglio è semplice: interrompere immediatamente l’attività che si sta svolgendo, cercare un luogo fresco e ombreggiato, idratarsi e favorire il raffreddamento corporeo.

Pericolo del fai-da-te con i farmaci

Tra le categorie più esposte figurano gli anziani e i pazienti ipertesi. Non è raro che durante le giornate molto calde i valori pressori si abbassino e che qualcuno decida autonomamente di modificare la terapia. “È vero che il caldo abbassa naturalmente la pressione grazie alla vasodilatazione, ma bisogna evitare assolutamente il fai-da-te – continua lo specialista -. La pressione va monitorata con attenzione e qualsiasi modifica della terapia antipertensiva deve essere valutata insieme al medico curante. In alcuni casi può essere opportuno ridurre i dosaggi, ma la decisione deve essere presa dal professionista sulla base delle condizioni cliniche del paziente”. Un comportamento apparentemente prudente, come sospendere da soli un farmaco antipertensivo, può infatti esporre a rischi non meno importanti rispetto all’ipotensione.

Acqua, pasti leggeri e meno alcol

Per affrontare l’ondata di caldo, la prima strategia resta la prevenzione. E passa soprattutto dalla tavola. “In questo periodo è fondamentale aumentare l’introduzione di liquidi perché la sudorazione e l’evaporazione favoriscono la disidratazione. È consigliabile privilegiare piatti freschi, ridurre le calorie in eccesso, limitare i cibi grassi e moderare il consumo di alcolici”. Il motivo è anche fisiologico. “Le calorie corrispondono a produzione di energia e quindi di calore. Più calorie introduciamo – chiarisce Franceschi – maggiore sarà il calore che il nostro organismo dovrà dissipare”.

Come difendersi dal caldo in città

Le aree urbane rappresentano l’ambiente più critico durante le ondate di calore. Asfalto, cemento e palazzi accumulano energia termica durante il giorno e la rilasciano lentamente durante la notte, impedendo un adeguato raffrescamento. “Le città sono particolarmente penalizzate perché edifici e strade si surriscaldano. Per questo è importante evitare di uscire nelle ore più calde della giornata, preferendo il mattino presto o il tardo pomeriggio, dopo le 18”. Anche la gestione degli ambienti domestici può fare la differenza. “Se disponibile, il climatizzatore può essere utilizzato mantenendo una temperatura intorno ai 25 gradi. In alternativa è utile limitare l’ingresso diretto del sole nelle abitazioni durante le ore più calde. Una casa troppo calda – ricorda il medico – aumenta lo stress termico e peggiora la qualità del sonno”. Attenzione anche all’abbigliamento: “Molti anziani continuano a vestirsi troppo pesantemente. È meglio scegliere indumenti leggeri in cotone o, ancora meglio, in lino, preferire colori chiari e utilizzare un cappello quando si resta all’aperto”.

Sport sì, ma non nelle ore centrali

L’attività fisica non va abbandonata, ma adattata alle nuove condizioni climatiche. “Lo sport fa bene, ma non deve diventare estremo e soprattutto non deve essere praticato nelle ore più calde della giornata – sottolinea Franceschi -. L’esposizione al sole associata alla sudorazione intensa può favorire disidratazione e conseguenze anche importanti”. Gli orari migliori? Le prime ore del mattino oppure la fascia serale dopo il tramonto. “È preferibile svolgere – conclude Franceschi – un’attività moderata e proporzionata all’età e alle condizioni fisiche della persona”.

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